Madri di famiglia a Cremona, prostitute a Piacenza: espulsa maman brasiliana

Otto mesi di indagini serrate e complesse condotte dalla sezione di polizia giudiziaria della polizia municipale guidata dall'ispettore Massimo Mingardi, e coordinate dal sostituto procuratore Emilio Pisante, hanno permesso di alzare il velo su un vasto giro di sfruttamento della prostituzione nel Quartiere Roma

Da sinistra: l'ispettore Massimo Mingardi, il comandante Giorgio Benvenuti, l'assessore Luca Zandonella, il commissario Massimiliano Campomagnani e l'assistente scelto Manuela Argentieri

Otto mesi di indagini serrate e complesse condotte dalla sezione di polizia giudiziaria della polizia municipale guidata dall'ispettore Massimo Mingardi, e coordinate dal sostituto procuratore Emilio Pisante, hanno permesso di alzare il velo su un vasto giro di sfruttamento della prostituzione che avveniva nel Quartiere Roma gestito da una brasiliana di 67 anni, già pregiudicata per i medesimi reati e destinataria dal 2015 di un ordine di espulsione mai ottemperato. Denunciata ora per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, dopo il nulla osta immediato della Procura alla nuova espulsione, è stata imbarcata su un volo per il Brasile già nei giorni scorsi. La straniera gestiva tre donne (una serba di 48enne, una ecuadoriana di 69 anni e una albanese 49enne) che ogni giorno da Cremona arrivavano a Piacenza e si prostituivano dalla mattina fino al pomeriggio, mai di sera. Cinquanta euro per loro, 20 alla maman che forniva le stanze di un appartamento a lei intestato in via Mignone. Ogni donna riceveva una media di 7-8 clienti ogni giorno. «Non è stato facile individuare le donne che adescavano i clienti, tutti italiani, molti piacentini, dai 60 ai 70 anni ai Giardini Margherita, davanti alla stazione in piazzale Marconi e nei bar della zona. Si presentavano, si facevano pagare un caffè e poi offrivano la prestazione. Se accettavano, insieme si recavano nell'appartamento». Fanno sapere gli inquirenti. Ore di appostamenti hanno prodotto altrettante ore di filmati e decine di fotografie che hanno dimostrato il loro modus operandi, confermato anche dai tanti clienti ascoltati durante le indagini dagli investigatori. Le donne conducevano a Cremona, dove abitavano, una vita normale. Tutte regolari sul terrritorio avevano un lavoro e una famiglia e figli, ma per arrotondare venivano a Piacenza dove si prostituivano. Sia il comandante Giorgio Benvenuti che l'assessore alla Sicurezza Luca Zandonella hanno ribadito l'importanza del controllo del territorio, della collaborazione dei cittadini e della professionalità e abnegazione degli agenti della sezione di polizia giudiziaria piacentina. 

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