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(Foto Gis)

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«Magistratura e sinistra insieme contro Berlusconi? No, siamo indipendenti dalla politica»

Festival del diritto, vivace scambio tra il ministro della Giustizia Orlando, il vice presidente del Csm Sabella, la giornalista Stasi e l'ex senatore Massimo Brutti. Il guardasigilli: ribadisco il mio no al populismo penale

Un girone a quattro. Tutti contro tutti, anche se dal maxi duello sono emersi spunti interessanti e un quadro della Giustizia nel nostro Paese. L’arena è stato il salone di Palazzo Gotico, dove il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha partecipato con il vicepresidente del Csm, Rodolfo Maria Sabella, Massimo Brutti ex senatore Ds e docente di Diritto Romano e Donatella Stasi, giornalista del Sole24Ore per cui segue la cronaca e la politica giudiziaria.

«Quando anni fa il centrosinistra appoggiava la magistratura, lo faceva per far cadere Berlusconi o per risolvere i problemi della Giustizia»? Oggi, ha detto, la magistratura è accerchiata e gode sempre meno del sostegno dell’opinione pubblica. «E’ una discussione lunare - ha replicato piccato il ministro - la magistratura è indipendente dalla politica».

MANCA UN PROGETTO E’ stata questa la domanda che ha innescato un vivace dibattito, spesso aspro, che ha coinvolto i quattro relatori che si sono scambiati stoccate reciproche. Stasi, naturalmente, non si è fermata qui e ha ricordato al governo di non avere un progetto sulla Giustizia penale, ma di fare molti annunci alla vigilia di una riforma del processo penale che sta provocando furiose critiche, anche dall’interno della magistratura. E ancora: «Ministro, come si concilia con il fare riforme coerenti il fatto che lei abbia detto di “avere visioni del mondo molto diverse da quelle di Alfano?”». Con il centrodestra ci sono state sempre molte divisioni, ha incalzato Stasi: l’efficacia delle indagini, quella del processo, della pena. E ora il falso in bilancio sta creando problemi. Infine, il decreto sulle intercettazioni, ha sottolineato la giornalista, riprende in pieno il testo del 2010 presentato da Forza Italia, così come la prescrizione. Insomma, a sinistra si dovrebbe provare un po’ di imbarazzo.

Manco per nulla, secondo Orlando. Il guardasigilli ha subito fissato i paletti affermando che «il governo naviga a vista. E’ nato per fare le riforme e affrontare la crisi economica. Si è poi deciso di affrontare i temi della Giustizia spacchettandoli». Orlando, in apertura, aveva detto che parlando di futuro si sarebbe dovuto riflettere su una giurisdizione sovranazionale per affrontare i grandi problemi.

NO AL POPULISMO PENALE «In Italia c’è un giustizialismo e un populismo che chiedono aumenti di pena e carcere. Si chiede sempre più un capro espiatorio. Noi siamo intervenuti, sulla droga, con la tenuità del fatto e la messa alla prova. Prima di noi un quarto dei detenuti era in attesa di giudizio. Oggi siamo scesi al 19%. E poi c’è l’estinzione del reato a fronte di una condotta riparatoria».

Chiedere più pene, secondo il ministro, è controproducente: «L’Italia spende tre miliardi per il penale, primi in Europa, eppure abbiamo il più alto tasso di recidiva. Ribadisco il mio no al populismo penale».

Insomma, il carcere non è la risposta giusta. «Va cambiato il senso comune - ha affermato Orlando - la giustizia è anche al di fuori del carcere. Purtroppo, le campagne di paura vanno a incidere sul parlamento perché è più facile ottenere consenso se chiedono pene più dure». Nessuno, però, in sala ha ricordato la certezza della pena, cioè la garanzia che chi sbaglia deve pagare.

Infine il decreto sulle intercettazioni, ha detto il guardasigilli, «non è stato fatto per colpire la stampa né per agevolare i politici. Rubare una intercettazione non è compatibile con la tutela della riservatezza».

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