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Crudo di Parma

Crudo di Parma

"Maiale maltrattato in un allevamento lager", il consorzio del Crudo di Parma: «Diffamati»

Campagna dell’Arca di Noè che accostava i maltrattamenti ad alcuni maiali, ripresi in un allevamento, al celebre crudo simbolo del Made in Italy agroalimentare. In Tribunale sentiti i testimoni del Consorzio

Il Consorzio del prosciutto di Parma quando ha visto quelle immagini choc sui cartelloni pubblicitari ha deciso presentare una querela. Sui cartelloni compariva l’immagine, toccante, di un maiale maltrattato in un allevamento definito lager. La carne di quei maiali, secondo l’organizzazione animalista - “Essere animali” - che aveva girato le immagini, sarebbero serviti per produrre il celebre prosciutto di Parma, una delle eccellenze del food italiano nel mondo. La campagna fece la sua comparsa a Piacenza e l’associazione Arca di Noè la riprese facendo affiggere alcuni manifesti, nel febbraio del 2017, con una delle foto dei maiali sofferenti. Il claim era aveva legato le parole crudo e crudele: “Non è crudo è crudele”. In aula, è proseguito, il 6 febbraio, il processo che vede la presidente dell’Arca di Noè, Silvia Felice, accusata di diffamazione. Davanti al giudice Gianandrea Bussi, hanno deposto due testimoni. Il Consorzio, che si è ritenuto danneggiato da quei manifesti, si è costituito parte civile con l’avvocato Diego Arneodo (Foro di Parma), mentre Felice è difesa dall’avvocato Franco Livera.

In quel periodo era stata diffusa in vari siti in internet la notizia, e un video, che in un grande allevamento della Romagna, che sarebbe stato fornitore del Prosciutto di Parma, i suini venivano tenuti in condizioni pessime e maltrattati. L’indagine sulle condizioni dei maiali era stata condotta da Essere Animali. Diego Leporati, responsabile marketing del Consorzio, aveva visto cinque manifesti che ritraevano un maiale agonizzante. Leporati ha spiegato di essersi informato su quei manifesti e aveva contattato il Comune, il quale lo aveva rimandato all’Ica ed era emerso che a commissionare quella pubblicità era stata l’Arca di Noè. I manifesti erano sei, secondo Domenico D’Aniello, ispettore di vigilanza del Consorzio a cui fanno riferimento 3.900 allevamenti, il quale li aveva visti a Piacenza. La difesa ha chiesto di ascoltare un altro teste dell’Arca di Noè, ma la parte civile si è opposta. La presenza del nuovo testimone la deciderà nella prossima udienza.

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