Maila Conti: «Mi sono difesa da quell’uomo che amavo»

La donna parla a margine del processo per stalking nei confronti della vedova del suo compagno. Intanto, la difesa ritiene che per l’omicidio di Ravenna si possa considerare il reato come preterintenzionale e non volontario

Maila Conti (foto di repertorio)

«Avete raccontato storie non vere su di me. Sono io quella che ha subito violenze». All’uscita dal Tribunale, Maila Conti parla con i giornalisti dopo che un paio di settimane fa è uscita dal carcere dove era detenuta perché accusata di aver ucciso il proprio compagno, Leonardo Politi, il 16 agosto 2019 al Lido di Adriano (Ravenna) dove la coppia gestiva una piadineria. L’8 giugno si è tenuta una nuova udienza del processo nel quale deve rispondere di stalking e violenza privata nei confronti della vedova e delle due figlie di Leonardo Politi e di resistenza verso i carabinieri. «Ho fatto di tutto per salvarlo - continua Conti - ma la sua famiglia non ha mai accettato la nostra relazione». Poi ricorda quei tragici momenti al Lido di Adriano dove lei avrebbe cercato di difendersi dall’aggressione di Leonardo Politi: «Mi stava ammazzando… ora sto male, perché lo amavo. Una settimana prima aveva cercato di strangolarmi. Quella notte aveva bevuto, mi ha malmenata, avevo un occhio nero, lividi sul corpo e le labbra erano gonfie». Maila Conti ricorda di aver trascorso in carcere 10 mesi, lontano dalle sue amate figlie «Lo so che tutto è contro di me - afferma - ma oggi vengo processata perché mi accusano … ma lo hanno fatto solo per non farmi vedere le mie tre figlie».

In aula, si è tenuta un’altra udienza del processo presieduto da Gianandrea Bussi, pm Monica Bubba. Conti è difesa dall’avvocato Wally Salvagnini e da Carlo Benini (Foro di Ravenna). La  vedova di Politi, invece, si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Salice. I fatti riguardano presunte aggressioni di Conti alla vedova e anche alle figlie, che sarebbero sfociate in una lite nel ristorante dove la moglie di Politi lavorava come cameriera. Una situazione di tensione in cui vennero coinvolti anche i carabinieri, che poi denunciarono la Conti. La donna, nella scorsa udienza, aveva negato di aver perseguitato la vedova, né di averla mi aggredita.

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In aula ha fatto diverse domande la parte civile con l’avvocato Romina Cattivelli (in sostituzione di Salice). Inoltre, sono stati ascoltati molti testi della difesa tra cui due delle figlie. I testi avrebbero confermato quanto Conti aveva detto nell’udienza precedente: nessuno stalking, né aggressioni. E’ stata sentita anche la figlia di Politi che ha confermato lo stalking, fatto di numerose telefonate a lei e alla madre e anche aggressioni verbali e fisiche (solo verso al figlia). Intanto, dopo i risultati dell’autopsia sul corpo di Politi, la difesa di Conti sta lavorando una possibile riqualificazione del reato che andrebbe considerato come omicidio preterintenzionale piuttosto che volontario.

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