Maltrattamenti all’asilo, altri genitori accusano la maestra

Castelsangiovanni, una mamma: «Mio figlio si svegliò di notte tenendosi la testa con le mani e dicendo "maestra non picchiarmi"». La difesa contesta alcuni testimoni: «Tanti "non ricordo" e dichiarazioni diverse. Non c’è un certificato medico»

Il tribunale di Piacenza

Bambini che non volevano più andare a scuola, schiaffi in testa, sulle mani e sui piedi, uno di loro che si sveglia urlando di notte e, tenendosi le mani sul capo avrebbe detto “no maestra, non picchiarmi sulla testa”. Ma anche i tanti non ricordo e “non so”, nessuna visita medica fatta e pochissimi segni (in aula solo una donna ha detto di averne visto uno) e le indagini dei carabinieri che avevano posto delle telecamere e dei microfoni - naturalmente nascosti - che avrebbero registrato alcuni comportamenti come schiaffi ai bambini, bimbi sollevati dal letto perché piangevano e altro. Le registrazioni sono state acquisite dal giudice, come chiesto dalla difesa. E’, in sintesi, ciò che emerso il 9 novembre all’udienza davanti al giudice Gianandrea Bussi sui presunti maltrattamenti alla scuola materna di Castelsangiovanni e che vede imputata la maestra Angela Bertelli.

Tante le domande del pm Monica Bubba, ma anche tante quelle del difensore della maestra, l’avvocato Luigi Salice, che ha contestato la diversità di dichiarazioni rilasciate, da alcuni genitori, all’epoca ai carabinieri. Una querela, quella presentata da più mamme e papà, decisa dopo una riunione tra genitori avvenuta il 26 marzo 2017. Il giorno dopo, i genitori andarono dai carabinieri e cominciarono a sporgere le querele. Un punto, questo, sottolineato più volte dalla difesa.

In aula, c’erano anche gli avvocati di quattro coppie di genitori che si sono costituite parti civili: Giuseppe Coiro, Sabrina Erba e Wally Salvagnini. La difesa ha chiesto a tutti i testimoni sentiti - cinque genitori e il comandante della stazione di Castelsangiovanni - se non avessero mai fatto eseguire una visita medica o fossero andati al pronto soccorso. “Non avrei voluto provocargli altre sofferenze portandolo da uno psicologo o da un medico” ha risposto una mamma, che era stata anche rappresentante di classe. Sempre questa donna, che ha tre figli, ha detto di aver avuto problemi con l’altro figlio che frequentava la stessa scuola, ma di non aver denunciato perché si era trovata da sola. Il marito di questa donna, le disse di aver visto la maestra trascinare un bambino. In seguito, il figlio di questa coppia aveva cominciato a zoppicare. I genitori chiesero spiegazioni: il bimbo era stato spinto da dietro, ma non aveva visto chi fosse stato.

Tutti i bambini, secondo i genitori, avevano buoni rapporti con i compagni, ma non con le maestre (la posizione di un’altra insegnante che lavorava con Bertelli era stata archiviata), in particolare con quella accusata di maltrattamenti. Un’altra mamma ha affermato che aveva visto il figlio triste dopo qualche mese. Il bimbo non parlava molto e un giorno le disse di “non volere più andare a scuola perché era caduto”. Poi, ha detto la madre che con un filo di voce, il figlio le disse che l’altra insegnante “lo trattava male”, frase riportata nella querela. La madre chiese spiegazioni alle maestre, le quali risposero che ra caduto da solo. Lei, però, notò che le insegnanti si erano guardate imbarazzate e che avevano dato risposte diverse.

Infine, il maresciallo di Castelsangiovanni ha raccontato l’indagine, rispondendo a numerose domande dell’avvocato Salice sulla genesi dell’inchiesta, sul modo in cui è stata condotta. La difesa ha chiesto se erano stati raccolti certificati medici, ma non ce n’erano. Salice ha poi ricordato che il perito aveva espresso dubbi sulle dichiarazioni di alcuni genitori. Il processo, delicato e complesso, proseguirà in dicembre.

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