Maltrattamenti all'asilo, indagini chiuse per quattro maestre. Famiglie pronte a costituirsi parte civile

Le indagate avranno venti giorni di tempo per chiedere di farsi interrogare, presentare una memoria o svolgere altri atti difensivi. Al termine il sostituto procuratore Antonio Colonna chiederà al giudice per le indagini preliminari il rinvio a giudizio o l’archiviazione

(Repertorio)

Sono quattro le maestre dell’asilo nido Farnesiana per le quali la procura ha chiuso le indagini. Per tre di loro, il reato ipotizzato è maltrattamenti, mentre per un’altra è abuso di mezzi di correzione. Ora, le indagate avranno venti giorni di tempo per chiedere di farsi interrogare, presentare una memoria o svolgere altri atti difensivi. Al termine il sostituto procuratore Antonio Colonna chiederà al giudice per le indagini preliminari il rinvio a giudizio o l’archiviazione. Accusato di maltrattamenti sono le insegnanti Paola Vezzulli, Giulia Rossi e Paola Cherubino. Di abuso di mezzi di correzione dovrà rispondere Claudia Contini. Finora sono 24 le famiglie che si sono rivolte agli avvocati con l’intenzione di costituirsi parte civile. Tanti gli avvocati schierati dai famigliari che potrebbero costituirsi parte civile o all’udienza preliminare oppure alla prima udienza del processo: tra questi, Giulio Canobbio (del Foro di Genova), Claudio Borgoni, Giulio Garuti (Modena), Mara Tutone, Sara Soresi, Enrico Chiodi, Emiliano Lommi, Massimo Brigati.

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Vezzulli è difesa dagli avvocati Luigi Alibrandi e Vittorio Antonini; Monica Magnelli difende Giulia Rossi; Paola Cherubino è assistita dall’avvocato Paolo Fiori, mentre Contini da Sergio Castagnetti. Vezzulli e Rossi vennero arrestate dai carabinieri il 25 maggio del 2017 e finirono in carcere. Il giudice dispose il giorno dopo l’obbligo di firma e, un mese dopo, la remissione in libertà. Secondo le accuse, le maestre - riprese dalle telecamere installate di nascosto dai carabinieri - avrebbero ripreso alcuni presunti episodi di maltrattamenti sui piccoli: schiaffi, modi rudi, insulti, strattoni. A far scattare le indagini, fu la denuncia di una collega delle due maestre arrestate. I genitori dei bimbi coinvolti vennero convocati dai carabinieri che mostrarono loro i video. La vicenda ebbe anche ripercussioni politiche e l’allora Giunta Dosi venne raggiunta dagli strali delle opposizioni. Scatenò molti commenti sui social, Facebook in particolare, che portò una delle maestre a querelare numerose persone per ingiurie (gran parte delle quale condannate a risarcire il danno) tanto da raggiungere quota 130. E, in un caso, una persona è stata querelata due volte.

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