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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

«Voleva sempre avere il controllo su di me. Il suo era un amore malato»

La vittima è un donna piacentina e imputato è il marito e padre dei suoi due figli per maltrattamenti e violenza sessuale. In aula parlano anche tre testimoni

«Voleva sempre avere il controllo su di me, negarsi significava innescare reazioni violente. Il suo era un amore malato». E' dura raccontare quanto ha subìto per una donna piacentina che nella mattinata del 18 gennaio ha testimoniato in aula davanti al collegio presieduto da Stefano Brusati (a latere Camilla Milani e Aldo Tiberti) nel processo che vede imputato il marito e padre dei suoi due figli per maltrattamenti e violenza sessuale. L'uomo è difeso dall'avvocato Emilio Dadomo. Incalzata dalle domande anche del pm Ornella Chicca ha ripercorso il suo matrimonio «di fatto le violenze si sono verificate sin dall'inizio della nostra unione. Beveva e diventava violento», ha detto tra le lacrime. Insulti, pugni, schiaffi anche davanti ai figli: «Era un'ossessione. Sì, mi costringeva ad avere rapporti e cedevo per paura. La morte di mia mamma mi ha reso più forte e ho denunciato, prima non lo avevo fatto. La situazione era insostenibile e ho detto basta». Una sera uscita dal lavoro la donna aveva trovato i freni dell'auto manomessi e aveva sporto denuncia ai carabinieri. In aula hanno sfilato una collega di lavoro che ha spiegato come l'amica le raccontasse cosa le succedeva, che il marito beveva e delle violenze che pativa. Poi hanno parlato due amici conosciuti in palestra: entrambi hanno ricordato di una serata in pizzeria che la vittima aveva passato al telefono piangendo per poi scappare senza nemmeno cenare. La coppia ha due figli con i quali, la donna ha raccontato, l'uomo è presente e un padre esemplare.

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