Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

«Spesso dietro ai reati fallimentari sempre più frequenti c’è la criminalità organizzata»

Il luogotenente carica speciale Biagio Marra è andato in pensione dopo una lunga esperienza da responsabile dell’attività operativa per le indagini legate a fallimenti e concordati in procura

Biagio Marra

La divisa con le Fiamme Gialle sul bavero della giacca l’ha indossata poco negli ultimi 30 anni, perché il suo lavoro l’ha svolto in borghese all’interno della procura. Un lavoro delicato, spesso complesso, che richiede estrema precisione in un settore come quello dei reati finanziari, dove i fallimenti delle aziende sono all’ordine del giorno.

La squadra di polizia giudiziaria della procura ha da pochi giorni un nuovo responsabile per questo settore, perché il luogotenente carica speciale Biagio Marra è andato in pensione. E con lui ha lasciato il posto anche l’ispettore superiore della polizia di Stato, Loretta Mirabile, anch’ella in pensione.

Marra è diventato piacentino dal 1991 - è sposato e ha una figlia - quando da Ravenna venne destinato a Piacenza. Quattro anni prima aveva frequentato la scuola sottufficiali della Finanza a Ostia. Un po’ di attività come finanziere, poi l’incarico in procura dove è arrivato a ricoprire il ruolo di responsabile dell’attività operativa per le indagini legate a fallimenti e concordati. Spesso le sue grandi passioni (la montagna, è anche istruttore di sci) le ha messe da parte per seguire le inchieste che si susseguivano.

«Quando arrivai - ricorda - i fallimenti erano pochi, erano eventi rari. Chi arrivava al fallimento era perché era stato sfortunato e prima di chiudere i battenti aveva fatto di tutto per salvare la propria azienda. Alcuni arrivavano vendere i gioielli di famiglia». Negli anni, però, l’aria è cambiata e i fallimenti, spesso, erano “premeditati”. Marra racconta: «In genere, si nomina una “testa di legno” per far sparire il denaro o altri beni. Chi è chiamato a metterci la faccia non è in grado di amministrare un’azienda e lo fa per un compenso basso. Negli ultimi anni si è diffusa l’abitudine di iscrivere uno straniero, che poi è difficile da trovare. Ci sono gli imprenditori scorretti che utilizzavano le competenze di specialisti del settore sperando di sfuggire alla legge. La nostra sfida era quella di scoprire gli amministratori di fatto e non di inchiodare la testa di legno o il legale rappresentante». Una piaga che ha provocato anche danni al tessuto economico e sociale.

Quando il Tribunale decreta il fallimento, gli atti vanno in procura e da qui parte l’indagine. Marra ha visto fallimenti di diversa consistenza: «Si va quelli di pochi milioni delle vecchie lire a quelli di qualche milione di euro. Il più grande che ho affrontato? Il crack di una delle più grandi concessionaria di autotrasporto in Italia tra i casi più gravi e complessi e con un passivo molto  grande». Un’area criminale quella finanziaria in forte esansione che ha fatto scattare «l’attenzione del legislatore verso il concordato e il fallimento perché i reati fallimentari stanno prendendo piede. E spesso dietro c’è la criminalità organizzata. Comunque, ritengo che la droga resti al primo posto come business criminale». Fra tante carte e bilanci, Marra ricorda con simpatia quando i primi tempi in procura si presentavano persone che volevano denunciare piccoli reati o situazioni strane: «Una volta venne da me una donna anziana. Voleva denunciare la vicina di casa perché parlava male di lei. E l’anziana se ne era accorta perché l’ascoltava attraverso un tubo in cucina».

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