Maxi truffa alle assicurazioni, altre ventotto condanne

Secondo le indagini dei carabinieri di Rivergaro, coordinate dal pm Pisante, alcune dei condannati si prestavano a recitare la parte delle vittime in finti incidenti stradali. L’obiettivo, da parte dei mandanti, era quello di ottenere i risarcimenti dalle assicurazioni

Uno dei finti incidenti

Altre 28 condanne - e un’assoluzione - sono piovute dal Tribunale sui responsabili della maxi truffa alle assicurazioni. Nell’ultima udienza, il giudice Luca Milani, ha accolto la richiesta di pena del pm Emilio Pisante. Per una persona è intervenuta la prescrizione, mentre per un’altra c’è stata l’assoluzione. Le pene per gli altri, invece, sono state comprese tra 8 mesi e 1 anno e 4 mesi (molti i condannati a un anno e due mesi).

Come parti civili si sono costituite 5 assicurazioni. Gli imputati, tutti piacentini tranne tre immigrati, erano accusati di truffa per frodare le assicurazioni e falso (per aver tratto in ingannano i medici del pronto soccorso e gli agenti della Polizia municipale). Secondo le indagini dei carabinieri di Rivergaro, coordinate dal pm Pisante, alcune dei condannati si prestavano a recitare la parte delle vittime in finti incidenti stradali. L’obiettivo, da parte dei mandanti, era quello di ottenere i risarcimenti dalle assicurazioni. Il 16 dicembre 2015, i primi 97 imputati avevano patteggiato pene comprese fra i due e i tre anni di reclusione. Alla fine di marzo 2016, quattro delle presunte menti dell'organizzazione sono state condannate a pene pesanti: per tre di loro 12 anni e per l'ultimo 5. Per le sette assicurazioni raggirate venne stabilito un risarcimento di un milione di euro.

Gli attori delle sceneggiate (guidate da alcuni professionisti tra cui un avvocato, poi deceduto, e due medici) percepivano un compenso fra i 500 e i mille euro. A scoperchiare il pentolone truffaldino, erano stati nel 2014 i carabinieri di Rivergaro che per caso si erano imbattuti in una strana conversazione telefonica mentre indagavano su alcuni spacciatori. Un modo per arrotondare, per molti degli “attori”, che usavano i soldi per pagare bollette, fare la spesa, acquistare elettrodomestici o pagare il mutuo. Ha patteggiato nove mesi di reclusione per resistenza, l’albanese arrestato il 17 novembre dalla polizia e accusato di resistenza per essersi scagliato contro i poliziotti che lo avevano fermato tra via Nasalli Rocca e via Raineri.

Il giovane, con un complice che poi si dileguò, avrebbe tentato un colpo in un appartamento. I due erano stati visti da due passanti mentre si calavano dal balcone del terzo piano di un condominio. La polizia lo aveva arrestato. Dopo il processo per direttissima, al 20enne di origine albanese e residente a Podenzano, erano stati concessi gli arresti domiciliari. Ma lui a casa non ci è mai arrivato. E così era scattata una nuova denuncia per evasione, reato di cui dovrà rispondere quando verrà rintracciato. La sentenza per il reato di resistenza è stata emessa dal giudice Luca Milani, dopo l’accordo sul patteggiamento tra il pm Monica Bubba e l’avvocato difensore Vittorio Antonini.

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