Cronaca

Messa del Crisma: il 2 aprile nella cattedrale

Il vescovo monsignor Gianni Ambrosio ha presieduto la messa del Crisma durante la quale sono stati benedetti gli oli sacri. Il rito è stato concelebrato da molti sacerdoti piacentini

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPiacenza

Nella mattinata del 2 aprile, giovedì Santo, il vescovo monsignor Gianni Ambrosio, in cattedrale, ha presieduto la Messa del Crisma durante la quale sono stati benedetti gli Oli sacri. Il rito è stato concelebrato da molti dei sacerdoti piacentini. Ha concelebrato anche il vescovo piacentino monsignor Giorgio Corbellini. 

In apertura del rito il Vescovo ha ricordato i principali anniversari dei sacerdoti piacentini. Al termine ha ricevuto nella sala degli affreschi di Palazzo Vescovile tutti i sacerdoti per lo scambio degli auguri. A tutti ha fatto omaggio di una monografia di San Corrado Confalonieri (autore A. Staglianò, edizioni Santocono), opera di cui il vescovo di Piacenza-Bobbio ha firmato la prefazione.

Di seguito il testo dell’omelia del vescovo monsignor Gianni Ambrosio.

Letture: Is 61,1-3.6.8-9; Sal 88Ap 1,5-8; Lc 4,16-21

Carissimi sacerdoti e diaconi, carissimi fratelli e sorelle

1. Nell’Ufficio delle letture di ieri, la Chiesa ci ha proposto un commento di san Agostino su san Giovanni. Desidero riprendere alcuni passaggi di questa splendida riflessione perché ci introduce nel mistero della “pienezza dell’amore”. Scrive Agostino: “Il Signore, o fratelli carissimi, ha definito la pienezza dell’amore con cui dobbiamo amarci gli uni gli altri con queste parole: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Ne consegue ciò che il medesimo evangelista Giovanni dice nella sua lettera: Cristo «ha dato la sua vita per noi, quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3,16), amandoci davvero gli uni gli altri, come egli ci ha amato, fino a dare la sua vita per noi”.

Poi Agostino, partendo da un versetto dei Proverbi (cfr. Pro 23, 1-2), si chiede cosa vuol dire “assidersi alla mensa in cui si riceve il corpo e il sangue di colui che ha dato la vita per noi?”. Ecco i tre elementi della sua risposta: significa “accostarvisi con umiltà”, “riflettere, come si conviene, su una grazia sì grande” e, infine, “porre mano a far le medesime cose”, e cioè: “come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo essere disposti a dare la nostra vita per i fratelli”. Il vescovo Agostino conclude dicendo: “Così hanno fatto con ardente amore i santi martiri (...), bisogna che anche noi, come loro, siamo pronti a ricambiare il dono ricevuto” (...); manteniamoci sulla loro scia e amiamoci gli uni gli altri, come Cristo ha amato noi, dando se stesso per noi” (Tratt. 84,1-2;CCL 36, 536-538).

2. La riflessione del santo vescovo è rivolta a tutti i credenti in Gesù Cristo, a tutti coloro che fanno parte della sua famiglia e sono membra del suo corpo. Tutto il popolo del Signore è popolo sacerdotale perché tutti abbiamo la vita grazie all’amore di Cristo, tutti viviamo nella comunione con il Signore Gesù. Per la pienezza del suo amore, per ciò che egli ha fatto e continua a fare per noi, siamo rigenerati, trasformati. Quanto più ognuno di noi accoglie Cristo, tanto più vive in sé la pienezza dell’amore: così cresce nei legami che ci uniscono gli uni agli altri, così favorisce la missione della Chiesa. I Santi Oli su cui invochiamo la benedizione dello Spirito Santo sono il segno di questa vita nuova che è vita di amore e di comunione con Dio e con i fratelli. Noi viviamo del suo amore, l’amore di Colui che ha accolto su di sé lo Spirito ed è stato “consacrato con l’unzione” e “mandato a portare ai poveri il lieto annuncio”.   

Ma la riflessione di Agostino raggiunge e interpella in particolare noi, cari confratelli. La pienezza dell’amore si è riversata su di noi, chiamati non solo ad accostarci alla “mensa del corpo e del sangue di colui che ha dato la vita per noi” ma anche ad essere “ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio” (cfr. 1Cor 4,1). Oggi è il giorno natalizio del nostro ministero, il dies natalis del nostro sacerdozio ministeriale.

Insieme a tutti i credenti in Gesù Cristo, siamo chiamati ad accostarci con grande umiltà alla mensa del Signore, ad essere consapevoli del dono così grande e disposti a dare la nostra vita per i fratelli. Per noi in particolare è quanto mai necessario ricordare sempre che siamo servi di Cristo, suoi ministri. La sua obbedienza filiale al Padre e il suo amore appassionato per l’umanità sono i punti di riferimento fondamentali della nostra vita e del nostro ministero.

3. Carissimi confratelli, la visita pastorale che sto facendo è per me un’occasione molto propizia per rendere grazie al Signore per lo spirito di servizio e per la dedizione che segnano il vostro ministero. Ringraziando il Signore per questo stile diaconale del ministero, vi esprimo tutta la mia gratitudine. Insieme, rivolgiamo a Dio la nostra lode e il nostro grazie per i molti frutti dello Spirito che sono presenti nella vita delle nostre comunità, con molte persone che pregano, che soffrono, che vivono la carità e si impegnano per tenere accesa la luce della fede e favorire la sempre fragile comunione con il Signore e tra di noi.

Papa Francesco, con il Giubileo straordinario che ha al suo centro la misericordia di Dio, invita tutti ad accogliere la parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre”. Egli è convinto, e tutti noi condividiamo la sua convinzione, “che tutta la Chiesa (...) ha tanto bisogno di ricevere misericordia, perché siamo peccatori” e abbiamo il desiderio di “riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione ad ogni uomo e ogni donna del nostro tempo”. In particolare Papa Francesco invita noi,  ministri di Cristo, a ricordarci che “ogni ministero pastorale nasce dall’amore” e che solo nell’amore possiamo essere “ambasciatori di Cristo” e “ministri di riconciliazione” (Cattedrale di Manila, 16 gennaio 2015). Cercheremo insieme di accogliere e di vivere questa grazia in modo che “la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia di Dio”. Il Papa – è questa, a mio parere, la sua novità più forte – accoglie fino in fondo, e invita noi tutti a fare altrettanto, questa nostra umanità di oggi che è in cammino ed è bisognosa di quell’amore misericordioso che ci è assicurato dalle braccia aperte del Crocifisso che abbracciano tutti.

Volgiamo il nostro cuore, la nostra vita e il nostro ministero verso “Colui che ci ama e chi la liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre: a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen”. 

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