Minori albanesi non accompagnati, truffa ai danni dello Stato per un 15enne

Chiuse le indagini della procura dei minori di Bologna. Il caso del ragazzo denunciato dalla polizia riapre il delicato tema della accoglienza di tantissimi minorenni provenienti dall’Albania e diretti nella nostra città

Torna sotto la luce la vicenda che ha visto protagonisti i tanti minori non accompagnati arrivati nel nostro comune e di cui l’amministrazione si è dovuta fare carico.

La procura dei minori di Bologna ha chiuso le indagini nei confronti di un minore, un albanese di 15 anni, giunto a Piacenza. Il ragazzo è stato poi denunciato dalla polizia per truffa ai danni dello Stato. Secondo gli investigatori, il ragazzo non avrebbe avuto particolari “problemi” anche perché era ben vestito e curato e aveva con sé una discreta quantità di denaro. Il giovane, assistito dall’avvocato Maria Tangari, del Foro di Parma, è stato sentito dai magistrati della giustizia minorile. Ora si deve fissare l’udienza preliminare.

A sollevare il caso era stato, nell’autunno del 2016, l’assessore al Welfare Stefano Cugini, il quale aveva dubbi su quei tanti arrivi di ragazzi minorenni, tutte provenienti dalle stesse zone dell’Albania - in particolare da una città - e che finivano sotto il Gotico.

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Cugini si era battuto contro due istituzioni. Si era scontrato con il prefetto - che dovendo rispondere in modo rigido al ministero dell’Interno e al Governo piazza profughi ovunque, scatenando così le proteste di cittadini e amministratori. Ma l’assessore aveva contattato anche il consolato albanese di Milano e la sua presa di posizione era finita in televisione, alle "Iene". Un gesto che non era piaciuto al consolato di Tirana, il quale aveva diffidato il Comune piacentino. I costi per il Comune non erano più sopportabili, decine i giovani albanesi ospitati, e le ipotesi erano quelle di una organizzazione che - forse per un ritorno economico - faceva arrivare i ragazzi in città, sapendo poi che questi sarebbero stati assistiti. Dai servizi sociali, i giovani sono stati smistati in alcune famiglie. Ma la questura volle vederci chiaro e avviò una serie di indagini. Nei giorni scorsi la svolta.

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