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«Mio figlio ridotto sul lastrico da un truffatore che si è finto un agente segreto»

Un 40enne a processo accusato di truffa, circonvenzione di incapace, sostituzione di persona e falso in scrittura privata. Nella mattina del 6 aprile la deposizione in aula della mamma della vittima. Tutta la vicenda

Quando la mamma della vittima ha ricordato come il figlio sia stato ridotto sul lastrico da un truffatore, che era stato il suo amico d’infanzia, non ha retto e si è messa a piangere. Una deposizione toccante quella di una donna di 67 anni che, la mattina del 6 aprile, ha deposto davanti al giudice Gianandrea Bussi, nell’udienza che vede imputato Cristian Ventimiglia, 40 anni, piacentino accusato di truffa, circonvenzione di incapace, sostituzione di persona e falso in scrittura privata.

Alle domande del pm Monica Bubba hanno risposto in tanti, dai carabinieri, ai vicini di casa, ai dirigenti delle banche dove Ventimiglia aveva aperto conti correnti utilizzando una carta di identità fattasi dare dalla vittima e a cui aveva cambiato la fotografia. Il 40enne, residente in Valtidone, si è costituito parte civile ed è assistito dall’avvocato Fabrizio Poggi Longostrevi, del Foro di Parma. A parlare oggi, però, è stato anche lo psichiatra Gianfranco Lombardi a cui era stata affidata una perizia sul 40enne rimasto vittima del presunto truffatore, difeso in aula dall’avvocato Marco Cavallari. Secondo il medico, il 40enne, che era in cura dal 2004 avrebbe una forma di ritardo mentale e sarebbe affetto da paranoia che gli ha fatto nascere il timore di essere perseguitato. Quest’ultima è aumentata dopo essere stata raggirato.

Un carabiniere che ha svolto le indagini ha ripercorso la storia della vicenda iniziata nel luglio del 2013 - poi ricordata ampiamente dalla mamma della vittima - ricordando che Ventimiglia aveva anche ricevuto un avviso orale della questura. La carta di identità della vittima, poi, era stata taroccata applicando un’altra foto, senza i timbri del Comune né i punzoni di metallo. L’accusato, secondo il racconto di padre e figlio che avevano testimoniato, si è presentato da lui come un vecchio amico e si era presentato dopo anni, qualificandosi come poliziotto che lavorava in procura e alla madre anche come agente dei servizi segreti. Secondo la vittima, l’uomo lo avrebbe truffato per oltre 35mila euro e si sarebbe fatto intestare una Mercedes senza vedere un euro, del valore di 7.500 euro, con la promessa di vendergliela. Inoltre, il presunto truffatore avrebbe anche acceso prestiti con diverse finanziarie per circa 30mila euro, facendoli confluire sui conti correnti aperti con la finta carta di identità. Ventimiglia, secondo quanto emerso in aula, si sarebbe fatto dare il documento dicendo di poter aiutare il 40enne. Quest’ultimo, infatti, avrebbe dovuto restituire a un compratore i soldi versati, circa 100.000 euro, per la vendita di una casa. Ventimiglia avrebbe detto di poter risolvere tutto.

La madre della vittima ha detto che il vecchio amico di scuola - «e quello che mi fa male è che veniva sempre a mangiare da noi e i ragazzi erano amici» ha sottolineato fra le lacrime - «gli ha portato via tutto. Ha detto che avrebbe voluto darmi 20mila euro per la mia gentilezza, facendosi consegnare anche i miei documenti, ma poi mi disse che non si poteva fare». La donna ha anche riportato che il vecchio amico si qualificò come poliziotto - «raccontò anche di essere dei servizi segreti» - e le fece vedere un documento intestato della procura. Come poliziotto avrebbe potuto risolvere la vicenda della restituzione dei soldi per la casa». I bancari hanno affermato di aver aperto i conti correnti perché, pur non essendosi resi conto della carta di identità manomessa, avevano svolto dei controlli e il documento non risultava smarrito ed era regolare. Inoltre, poco dopo sui conti erano cominciati ad arrivare i soldi delle finanziarie a cui aveva chiesto un prestito e lo stipendio. Anche la busta paga, infatti, era stata girata sui nuovi conti grazie ai documenti che il truffatore si era fatto dare dal vecchio amico. Conti che, in poco tempo, erano poi stati ripuliti. I bancari hanno detto di non aver mai visto la vittima, presente in aula, ma hanno riconosciuto dalle foto segnaletiche l’uomo che aveva aperto i conti: cioè l’imputato. Il 40enne raggirato aveva scoperto il colpo ai suoi danni un paio di mesi dopo. In banca aveva scoperto che il conto era vuoto e che i suoi stipendi erano stati accrediti in un altro istituto, a sua insaputa.

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