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In tribunale

«Mio fratello aveva paura. Mi ha detto: se parlo, mi uccidono»

Prosegue il processo per tentato omicidio che vede imputato Lyamani Hamza (Bouchaib Youssef ha scelto il rito abbreviato). In aula sfilano altri sei testi dell'accusa. La sorella della vittima: «Quando sono arrivata all’ospedale l’ho riconosciuto dai piedi, non dal viso che era completamente sfigurato»

«Prima ha detto di essere stato investito e poi picchiato ma di non averlo dichiarato perché aveva paura di essere ucciso da loro». Lo ha raccontato in tribunale la sorella del marocchino che nell’agosto 2021 era stato trovato esanime sul ciglio della strada a Sariano di Gropparello. Per tentato omicidio sono imputati due connazionali, uno ha scelto il rito abbreviato, l’altro invece il rito ordinario. Ed è proprio durante l’ultima udienza di quest’ultimo che la sorella ha spiegato quanto la vittima gli avrebbe raccontato dal letto di ospedale.

Sul banco degli imputati c’è Lyamani Hamza (difeso dagli avvocati Andrea Bazzani e Arianna Maggi), il giovane nordafricano che con le sue rivelazioni diede l'abbrivio alla maxi indagine di finanza e polizia locale che portò al Caso Levante e all'arresto di carabinieri e pusher il 22 luglio 2020. L’altro imputato, Bouchaib Youssef, invece ha scelto il rito abbreviato (sconto di un terzo della pena) e per lui – difeso dagli avvocati Alida Liardo e Paolo Lentini – il processo è fissato a febbraio. La vittima è parte civile con l’avvocato Monica Malchiodi.

I due imputati sono accusati di aver attirato in una trappola il loro connazionale e, sotto l'effetto di psicofarmaci e alcol, di averlo pestato a sangue in un appartamento per poi abbandonarlo in strada poco lontano convinti che fosse morto. Lì una volta soccorso dal 118, si precipitarono i carabinieri che iniziarono ad indagare, seguendo anche le tante tracce di sangue. Secondo l’accusa Lyamani era ospitato a Sariano dall'altro imputato (che era ai domiciliari) e quel giorno incontrarono la vittima a Piacenza e tutti e tre poi presero un bus per arrivare nell’appartamento.

Nella mattinata del 24 novembre davanti al collegio giudicante presieduto da Stefano Brusati (a latere Camilla Milani e Alessandro Rago) hanno sfilato altri sei testi del pm Matteo Centini che ha coordinato le indagini dei carabinieri di Fiorenzuola, altri furono ascoltati nelle scorse udienze. Due ivoriani residenti nella palazzina del pestaggio hanno raccontato di aver sentito rumori forti verso le 23 e che questi durarono per un’ora. Uno ha spiegato: «Dopo avermi visto parlare con carabinieri all’alba mi è stato chiesto cosa avessi raccontato e mi hanno invitato ad andare in quella casa, ma io ho rifiutato». «Ho visto i tre sull’autobus dove ero seduta anche io, erano ubriachi e uno con una stampella. Dapprima mi hanno chiesto come si faceva a scendere a Sariano, poi quando erano arrivati a destinazione uno mi ha rivolto apprezzamenti pesanti e sputato su un braccio. L’autista mi ha poi soccorso e aiutato a disinfettarmi. Ero molto spaventata», ha raccontato un’altra testimone.

«Quando sono arrivata all’ospedale l’ho riconosciuto dai piedi, non dal viso che era completamente sfigurato», ha spiegato la sorella della vittima al collegio, incalzata dal pubblico ministero. «Mi ha raccontato che lo avevano invitato in quella casa una volta ma aveva declinato, alla seconda occasione invece aveva accettato – spiega la donna -. Non voleva dire di essere stato picchiato: se parlo mi uccidono, mi ha confessato. Mi ha confidato di aver bevuto con i due, di essere stato obbligato a prendere alcuni farmaci e poi di essere stato brutalmente picchiato da entrambi». E ancora: «Durante il pestaggio perdeva conoscenza e rinveniva e li sentiva parlare, infine gli hanno dato un colpo nel petto, buttato giù dalle scale e abbandonato sul ciglio della strada (lì dove è stato soccorso all'alba). Mio fratello ha detto di aver sentito dire lascialo, tanto è già morto».

Circa il possibile movente ha spiegato: «Mio fratello e  Bouchaib Youssef sono stati detenuti nello stesso periodo per cause differenti, e si erano conosciuti. Secondo  Bouchaib, lui aveva avuto una relazione con la sua ex ragazza». Poi è stata la volta di un’educatrice che ha conosciuto Hamza nel 2014 («negli anni è capitato che mi chiamasse perché si trovava in brutte situazioni») e una sua ex ragazza («sapevo che faceva uso di sostanze stupefacenti, ad agosto 2021 aveva una stampella perché mi aveva detto di essere stato picchiato»).

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