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Moglie maltrattata accusa il marito anche di averla violentata

Tribunale, il racconto di una donna tunisina. Dall’uomo insulti e botte e la procura fece scattare il codice rosso

L’avrebbe maltrattata e costretta a subire rapporti sessuali che lei ha descritto così nella querela: “mi faceva male, senza farmi male. Ero maltrattata nel cuore”. E’ cominciato, il 27 ottobre, il processo nei confronti di un tunisino accusato di maltrattamenti e violenza sessuale verso la moglie. I due, che sono separati, sono entrambi 40enne e hanno dei figli. In aula ha deposto la donna, presunta vittima di maltrattamenti, assistita dall’avvocato Sabrina Romanini. L’uomo è difeso dall’avvocato Roberto Ferroni, mentre il collegio dei giudici è stato presieduto da Gianandrea Bussi, a latere Laura Pietrasanta e Ivan Borasi. La pubblica accusa è rappresentata dal pm Daniela Di Girolamo.

Le cose fra i due non sarebbero andate bene e il marito decide di lasciare la casa nell’agosto del 2019, perché la moglie non voleva più avere rapporti sessuali con lui. Una convivenza fatta di dissapori, ma anche insulti e, secondo la donna botte, durata almeno tre anni. La donna decide di querelarlo nel dicembre dello stesso anno. Una denuncia presentata senza interprete, ha precisato la difesa, ma fatta con il traduttore di Google. L’uomo, durante la convivenza l’avrebbe picchiata e colpita al volto con un pugno. Poi, quando i due si sono lasciati, lui avrebbe cercato di contattarla e la procura aveva fatto scattare il codice rosso, emettendo un divieto di avvicinamento alla donna - che viveva dalla sorella - misura poi revocata, facendo tornare libertà in libertà.

Durante la loro convivenza, la donna si sarebbe recata per tre volte al pronto soccorso, ma almeno una volta si sarebbe fatta visitare perché incinta. Una volta aveva ricevuto un pugno, fra maggio e giugno, e insulti perché lei non voleva più avere una relazione con il marito. La difesa ha incalzato la donna chiedendo se lei avesse mai pensato di separarsi dal marito, vista la difficile convivenza, ma lei ha risposto di no perché non voleva che i figli vivessero l’esperienza di una separazione. La donna aveva vissuto nel passato sulla propria pelle la separazione dei propri genitori.

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