Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Montella: «Voglio pagare solo per quello che ho fatto. Mai commesso torture né estorsioni»

Processo Levante in abbreviato. Iniziata l’arringa dei legali dell’appuntato Giuseppe Montella, Giuseppe Dametti e Emanuele Solari. Il militare ha anche reso spontanee dichiarazioni al gup Fiammetta Modica. Il processo è alle battute finali

A sinistra il gup Fiammetta Modica all'uscita dall'aula il 14 giugno. Nell'altra immagine gli avvocati Emanuele Solari e Giuseppe Dametti 

Processo Levante in abbreviato. Il 14 giugno ha terminato la propria arringa l’avvocato di Salvatore Cappellano, Paolo Fiori. Successivamente, a Piacenza Expo è toccato ai legali di Giuseppe Montella, Emanuele Solari e Giuseppe Dametti pronunciare la propria arringa che tuttavia non si è conclusa: terminerà il 21 giugno.

«Montella a sorpresa ha chiesto di rendere spontanee dichiarazioni per circa due ore e mezza e ha ripercorso idametti solari avvocati montella processo levante-2 vari capi che gli vengono contestati. Crediamo  - ha spiegato l’avvocato Emanuele Solari - che abbia apportato ulteriori elementi chiarificatori della vicenda. Ha detto quello che abbiamo sempre ribadito dal 22 luglio scorso: ci sono condotte-reato che sono state commesse, ci sono condotte che sono state ammesse forse sono reato e forse no e ci sono condotte che non sono state commesse, come l’estorsione. Si tratta di una condotta insussistente: non ha mai posto in essere né estorsione e neppure la tortura, pertanto questi reati non gli si possono addebitare». «Oggi – ha dichiarato l’altro legale del carabiniere, Giuseppe Dametti – il nostro assistito ha chiarito questi aspetti tra i quali come appunto non esista né sia mai esistita alcuna estorsione al concessionario né tortura, neppure nell’accezione giuridica. Abbiamo trattato solo di questa accusa  e abbiamo chiarito al giudice come e in che termini non poteva essersi verificata. Peraltro, sembra strano ma è il reato tra quelli che gli sono contestati che è sanzionato più gravemente».  Il nostro assistito ha detto più volte: «Pagherò per quello che ho fatto, ma non voglio pagare per quello che non ho commesso». Il filo rosso che unisce tutte le difese è quello che i militari della Levante subivano forti pressioni per compiere sempre più arresti, quella che fu definita "follia dei numeri" e che pertanto le responsabilità vadano assolutamente cercate anche nella scala gerarchica di allora. Così come da più difese è stato sollevato il dubbio sulla credibilità di alcuni pusher e quindi sulla "purezza" delle loro dichiarazioni. 

Sul banco degli imputati del processo che prevede lo sconto di un terzo della pena e che è quasi alle battute finali, ci sono cinque carabinieri della caserma di via Caccialupo arrestati il 22 luglio 2020 nell’ambito della maxi inchiesta coordinata dai pm Matteo Centini, Antonio Colonna e dal procuratore capo Grazia Pradella e condotte dalle Fiamme Gialle e dalla Polizia Locale. L’udienza del 21 giugno chiuderà il ciclo delle arringhe dei difensori. Gli imputati davanti al gup Fiametta Modica sono Giuseppe Montella, Salvatore Cappellano, Giacomo Falanga, Daniele Spagnolo e Marco Orlando. Solo il collega Angelo Esposito ha scelto il rito ordinario che non prevede benefici di sorta. Nell’inchiesta sono finiti anche pusher (alcuni anche parti civili) e “civili” che hanno scelto di patteggiare, per loro la sentenza arriverà a settembre 2021. Per Giuseppe Montella l’accusa ha chiesto una pena di 16 anni, un mese e 10 giorni, più 6mila euro di multa con il riconoscimento delle attenuanti prevalenti perché “ha collaborato e ammesso le proprie responsabilità”. L’appuntato Montella è detenuto nel carcere di Pavia dal giorno dell’arresto. Ha 58 capi di imputazione ed è accusato di estorsione, peculato, lesioni, falso, sequestro di persona, abuso d’ufficio, truffa, spaccio e tortura. In aula come sempre gli avvocati delle svariate parti civili.

polizia penitenziaria piacenza expo processo levante-2L’ESTORSIONE – Circa l’episodio che a Montella è costato l’accusa di estorsione se ne parlò nell'udienza dell'8 febbraio 2021. Secondo l’accusa “con minaccia e violenza” avrebbe costretto due dipendenti di una concessionaria di Castiglione delle Stiviere (con lui c’erano anche Simone Giardino e Ghormy El Mehdi) a concludere la vendita di un’Audi A4 SW a suo favore e alle condizioni imposte del militare, ossia 12mila euro (2mila l’acconto già versato dall’imputato). Una sorta di spedizione punitiva, secondo l’accusa, per verificare se quell’auto fosse stata promessa ad altri allo scopo quindi, da parte dei venditori, di incassare i vari acconti dei rispetti ignari potenziali compratori. La difesa di Montella aveva quindi indicato come teste, all’epoca, il colonnello Stefano Commentucci, comandante provinciale della guardia di finanza di Pordenone che ha spiegato la maxi indagine Car Lifting delle fiamme gialle relativa al commercio online di auto di lusso che nel 2019 aveva portato a cinque provvedimenti di custodia cautelare. Gli autoveicoli commercializzati dagli autosaloni coinvolti  risultavano spesso subire una riduzione del chilometraggio (dal 50% al 70% di quello reale) agendo sul software e sulle centraline elettroniche dei mezzi; le manomissioni avvenivano in due autofficine, a Padova e nella provincia di Treviso, utilizzate all'associazione criminale. Non di rado, incassati gli anticipi e, talvolta, l'intero corrispettivo (anche per 30/40 mila euro) e non veniva consegnata l'auto. Spesso, poi, venivano avviate plurime trattative per la cessione del medesimo autoveicolo a più acquirenti. Sono più di mille le persone truffate in tutta Italia, tra i quali potrebbe esserci stato anche Montella. Pertanto l'appuntato, avendo capito forse di essere stato raggirato dagli uomini del concessionario che sono finiti nell'operazione delle fiamme gialle, si sarebbe fatto giustizia da solo, secondo l'ipotesi difensiva, e che quindi non si potrebbe più parlare di estorsione ma di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

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