Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Morellato era davvero iscritto all'associazione dei carabinieri

Per ora restano in carcere i tre uomini accusati di estorcere denaro presentandosi come carabinieri. Questa mattina, i tre, sono stati interrogati in carcere dal gip Giuseppe Bersani. Morellato era iscritto all'associazione di Rimini

Il tesserino utilizzato da Morellato per spacciarsi come carabiniere

Per ora restano in carcere i tre uomini accusati di estorcere denaro presentandosi come carabinieri. Questa mattina, i tre, sono stati interrogati , in carcere dal gip Giuseppe Bersani. Due di loro hanno risposto alle domande, mentre il terzo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ora, il gip dovrà decidere, sentito il parere del pm, Emilio Pisante che dovrà esprimersi sulla concessione o meno di arresti domiciliari.  E dall’inchiesta emerge che Stefano Morellato, il 38enne ritenuto il capo della gang era realmente iscritto all’Associazione nazionale carabinieri di Rimini, città dove aveva vissuto alcuni anni e dove aveva riportato una condanna a tre anni per rapina. E con il soldi della vendita di una tv rubata in un’abitazione, Morellato aveva comprato le due pistole finte (due Beretta 92 FS, uguali a quelle in dotazione a polizia e carabinieri, solo che erano di plastica) in un negozio di giocattoli e con il resto aveva acquistato i pannolini per le due gemelline.

L’uomo era diventato famoso perché viveva in auto con la moglie e le due figlie.Il Comune si era fatto carico di assistere la donna e le due bimbe, mentre il padre aveva raccontato la loro pietosa storia a Canale 5. E oggi fra Morellato e Roberto Oretti, il 29enne di Fiorenzuola arrestato con Morellato e con Paolo Castellana, 42enne di Fiorenzuola, è scoppiato uno scambio di accuse: ognuno dice che è stato l’altro a coinvolgerlo nella sciagurata idea di presentarsi come carabinieri per raccogliere un po’ di soldi. Morellato, assistito dall’avvocato Lorenza Dordoni, ha risposto alle domande del giudice. Il suo legale si è riservato di chiedere provvedimenti alternativi al carcere, in attesa della decisione del giudice. Secondo la versione di Morellato, l’amicizia fra lui e Oretti sarebbe nata perché Morellato conosceva la compagna del fiorenzuolano, mentre Castellana lo conosceva da tempo. Una sera i tre si ritrovano e Oretti, secondo Morellato, propone di utilizzare il tesserino per mettere a segno qualche colpo. Morellato, tra l’altro, ha anche un’auto, la Fiat Palio. Oretti avrebbe indicato una persona di Rottofreno che sarebbe stato facile derubare. Morellato ha detto di non aver mai visto quell’uomo né di sapere dove fosse casa sua. Il terzetto compie il furto in casa, rubando anche un televisore che verrà poi rivenduto a 50 euro a un marocchino.

In seguito, i tre contattano il derubato e minacciandolo di fargli avere guai con la giustizia lo obbligano a consegnargli 200 euro prelevati da un bancomat. L’uomo, però, riconosce Oretti, ma tace per paura di ritorsioni. Oretti è stato riconosciuto perché la sua compagna era la ex moglie della vittima derubata. Naturalmente, Morellato si è anche giustificato affermando di aver fatto quei colpi perché aveva bisogno di soldi per la famiglia, che viveva in auto. In totale, i tre avrebbero “incassato” 900 euro - compresi i 700 euro estorti a due clienti di prostitute, che hanno pagato senza fiatare - e se li sarebbero divisi. Con i suoi 300, Morellato avrebbe comprato cibo, abiti e pannolini per le gemelline. Diversa, invece, la posizione di Oretti, difesso dall’avvocato Francesco Monica. L’uomo avrebbe detto al gip che il “duro” della gang era Morellato, il quale lo avrebbe costretto, anche attraverso minacce a partecipare alle scorrerie. Oretti ha negato di essere l’ideatore del piano, affermando che era tutto frutto della mente di Morellato. Anche Oretti ha risposto al giudice, raccontando la propria versione dei fatti. Il suo legale ha avanzato la richiesta di libertà oppure l’obbligo di presentazione alla polizia. Infine c’è la posizione di Castellana. L’uomo, assistito dall’avvocato Massimo Saltarelli, si è detto estraneo ai fatti. In particolare, al fiorenzuolano è contestato di aver partecipato alle fasi seguenti in furto di Rottofreno, con le minacce all’uomo derubato e la successiva consegna da parte di quest’ultimo del denaro ai tre per non avere guai. Anche Saltarelli non ha avanzato alcuna richiesta, rimanendo in attesa della decisione del gip.

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