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Morte Puddu, il perito: «Daniela è caduta dalla finestra per sbaglio o per una spinta»

Daniela Puddu sarebbe morta per essere caduta in modo accidentale o perché qualcuno l’ha spinta dalla finestra, dopo che lei vi era salita per un atto dimostrativo. Sono le probabilità date alla causa della morte - non una certezza - dal perito che ha analizzato la caduta mortale del 14 giugno 2014 a Fiorenzuola

Daniela Puddu sarebbe morta per essere caduta in modo accidentale o perché qualcuno l’ha spinta dalla finestra, dopo che lei vi era salita per un atto dimostrativo. Sono le probabilità date alla causa della morte - non una certezza - dal perito che ha analizzato la caduta mortale del 14 giugno 2014 a Fiorenzuola in cui perse la vita la giovane 37enne precipitando per 11 metri, dal suo appartamento di via Illica 1.

Ma il 24 novembre, altre novità sono emerse dal processo nei confronti di Dario Rizzotto, 38 anni, il suo convivente all’epoca della morte, accusato di omicidio.  L’uomo è ora accusato solo di omicidio volontario, perché il pm Roberto Fontana ha chiesto ai giudici di cancellare l’aggravante dei futili motivi. Inoltre, nei prossimi giorni verrà eseguita una nuova ispezione nella casa di Daniela Puddu. Il presidente della Corte di assise, Italo Ghitti (a latere Maurizio Boselli oltre a sei giudici popolari), ha disposto che i carabinieri vadano a cercare uno spruzzino, o un contenitore, che è in bagno e nel quale Daniela avrebbe tenuto le siringhe (la donna era tossicodipendente in cura al Sert, anche se avrebbe continuato ad assumere stupefacenti). A indicare quell’oggetto, mai trovato, è stato più volte Rizzotto. Infine, il giudice Ghitti ha chiesto di acquisire anche la sentenza definitiva del 22 settembre 2014 nei confronti di Rizzotto, per lesioni.

IL CONFRONTO L’udienza si è aperta con il confronto fra Rizzotto e Pasquale Cossu, amico di Daniela e Dario che aveva trascorso con i due la giornata in cui poi Daniela morì. Un confronto teso, gestito con polso da Ghitti.

Cossu ha negato di aver assunto cocaina insieme con Rizzotto, dopo che i tre erano andati a Milano; «Mai preso droga in vita mia» ha detto Cossu replicando a Rizzotto che aveva ricordato come i due avessero sniffato sul portafoglio di Cossu. Inoltre, il sardo amico di Daniela ha affermato di non aver mai visto l’imputato picchiare Daniela, né durante il viaggio né nell’appartamento. Cossu ha poi detto di aver visto Rizzotto (che sostiene di essere entrato una volta sola) andare due volte in bagno e di aver visto il calcio alla porta . Uno dei punti importanti era la presenza di Cossu in casa nei minuti precedenti e seguenti la caduta di Daniela. Nel momento in cui Rizzotto sarebbe andato a controllare se Daniela era in camera da letto (dalla cui finestra è poi precipitata) Cossu ha ricordato di essersene andato. Secondo Rizzotto, invece, l’uomo non si sarebbe più visto dopo. Rizzotto, dopo aver visto Daniela sul marciapiede, si sarebbe precipitato giù dalle scale. Dopo un po’ sarebbe risalito per prendere una maglietta e andare in ospedale dove Daniela era stata portata dal 118. Quando è risalito, Cossu non c’era più.

LA DINAMICA DELLA CADUTA Tempestato di domande dall pm Fontana, dal difensore Andrea Bazzani e dall’avvocato di parte civile è stato Antonio Osculati, medico legale dell’università di Pavia, che ha eseguito un perizia sulla dinamica della caduta. Al termine della lunga deposizione, il medico ha risposto a una domanda di Ghitti sull’ipotesi più probabile. Osculati, considerando tanti fattori - tra cui le ecchimosi, le escoriazioni, la posizione del corpo, le analisi tossicologiche - ha affermato che, con probabilità, si potrebbe trattare di un gesto dimostrativo finito male. Un gesto che potrebbe avere il carattere dell’incidente (Daniela è caduta immondo accidentale dopo essere salita sul davanzale) o dell’omicidio (qualcuno l’ha spinta, anche se uno spintone non lascia tracce). Il medico ha escluso il suicidio, anche se gli è risultato strano che la donna avesse messo davanti a sé le mani per difendersi dall’urto con il marciapiede. Un comportamento che non si trova spesso nei suicidi.

Il fatto che nel corpo di Daniela siano state trovate tracce di alcol, cannabis e cocaina (ma non di eroina, ha ribadito il medico citando i metaboliti rinvenuti nel sangue) rende possibile - sempre in modo probabile - il gesto dimostrativo.

Il processo è ormai vicino alla conclusione. Il 30 novembre - dopo che sarà consegnato il risultato dell’ispezione in casa - il pm terrà la requisitoria e chiederà o meno la pena, poi sarà la volta della parte civile e di uno difensori. Il giorno dopo, ci sarà l’arringa dell’altro difensore. Poi, la parola finale passerà alla giuria.

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