Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

«Grave e ingiustificato giudizio morale sulla città che non rientra nei doveri di chi deve esprimersi sui fatti»

Sentenza Levante. Il sindaco Patrizia Barbieri: «Respingo un'accusa gravissima che la nostra città non merita. Non ho ancora letto la sentenza e mi riservo quindi di verificare il passaggio circa "il perbenismo" e la "vischiosità"»

«Nel ringraziare l'autorità giudiziaria per il prezioso e importante lavoro svolto, non posso però non esprimere l'amarezza ed il dispiacere per un'affermazione grave, e a mio avviso immotivata, che colpisce la comunità piacentina. Mi auguro che il magistrato Fiammetta Modica non abbia voluto dire quello che può apparire al lettore perché, in assenza di elementi, ritengo ingiustificato e fuori luogo definire Piacenza quale "città dalle tante facce spesso vischiosa nei rapporti di potere etc..."». A scriverlo sul proprio profilo Facebook il sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri all'indomani della pubblicazione delle motivazioni della sentenza del processo che vedeva imputati cinque carabinieri della stazione di Piacenza Levante per i quali la condanna in primo grado è stata letta il 1 luglio 2021 a nemmeno un anno (22 luglio 2020) dall’esecuzione dell’ordinanza di misura cautelare del gip Luca Milani e che ha portato Piacenza, ancora una volta, alla ribalta delle cronache nazionali e non solo, nell’ambito della maxi indagine delle Fiamme Gialle e della Polizia Locale, Odyssèus coordinate dal procuratore Grazia Pradella e dai sostituti procuratori Matteo Centini e Antonio Colonna, di cui si è già trattato ampiamente.  Sono quasi cinquecento le pagine che motivano la sentenza e ripercorrono capillarmente la vicenda che ha visto Giuseppe Montella, Giacomo Falanga, Salvatore Cappellano, Daniele Spagnolo e Marco Orlando condannati a vario titolo per diversi e gravi reati con pene che vanno dai 3 ai 12 anni. Per Angelo Esposito, unico militare a non aver scelto il rito abbreviato, il processo è ancora in corso. Altre figure hanno scelto diversi e differenti percorsi.

Il giudice Modica nelle prime pagine, prima di entrare nel dettaglio delle singole posizioni e dei fatti, scrive: «Coloro che leggeranno gli atti di questo processo si porranno subito l’interrogativo di come sia stato possibile tutto questo. Come gli imputati, nascosti dietro la loro divisa, possano aver imperversato impunemente nella città di Piacenza per così lungo tempo e come si sia rotto questo muro di silenzio per il coraggio di un ragazzo disadattato come Lyamani Hamza che trovava la forza, o forse, la disperazione per parlare».  E ancora, indicativo e di spessore, questo pensiero: «Per la verità, i fatti accertati in questa sede non restano un fatto isolato nella storia della città di Piacenza, nel recente passato altri episodi inquietanti sono stati portati all’attenzione dell’autorità giudiziaria, facendo emergere un preoccupante sistema di illegalità connaturato con il potere, basti pensare all’indagine che coinvolse nel corso del 2013 la sezione narcotici della Squadra Mobile della polizia di Stato per condotte per certi versi simili, e da ultimo al processo a carico dell’ex presidente del consiglio comunale Giuseppe Caruso celebratosi nel 2021, imputato per diversi reati associativi di stampo mafioso, condannato in primo grado, nell’ambito del processo Grimilde a vent’anni di reclusione. Una città dalle tante facce, spesso vischiosa nei rapporti di potere, con una ricchezza diffusa, un’austera alacrità e un perbenismo imperante talvolta con radicate connessioni con il contesto criminale sommerso legato al mercato degli stupefacenti, della prostituzione e, ma non in ultimo, alla corruzione. In questo “mondo di mezzo” si trovava la Caserma Levante, apparente presidio di legalità ma prossima al sottobosco degli informatori e degli spacciatori di stupefacenti in una contiguità, degenerata in osmosi».

E proprio su questo passaggio dove Modica descrive Piacenza che il sindaco interviene: «Che cosa significa questa frase? Delle due l'una: o ci sono fatti ed elementi concreti per giustificare simile concetto, e allora il giudice dovrà esercitare immediatamente l'azione penale nei confronti di eventuali responsabili (e gliene saremmo sempre grati e riconoscenti), oppure è un'opinione personale che a questo punto costituisce un ingiustificato ed immeritato pensiero nei confronti di tutte quelle persone perbene che con fatica e coraggio hanno affrontato momenti difficilissimi tenendo la schiena dritta e lavorando nell'interesse della comunità. Proprio per questo plaudo ad una Procura e ad una Magistratura che hanno affrontato questo processo in maniera esemplare e in un contesto difficilissimo. Ma ciò non mi esime dal manifestare il mio pensiero in ordine ad un'accusa gravissima che la nostra città non merita. Preciso comunque che non ho ancora letto la sentenza e mi riservo quindi di verificare il passaggio circa "il perbenismo" e la "vischiosità", che mi paiono solo un grave ed ingiustificato giudizio morale sulla città che non mi sembra rientri nei doveri di chi dovrebbe esprimersi solo sui fatti».

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