Ciclismo: muore il piacentino Attilio Pavesi, oro olimpico nel 1932

Attilio Pavesi, primo oro olimpico italiano del ciclismo su strada, è spirato all'età di 101 anni a Buenos Aires. Il Velodromo di Fiorenzuola d'Arda questa sera e domani sera dalle ore 21 rimarrà aperto agli sportivi per salutarlo nella sala dei suoi ricordi

Attilio Pavesi e Claudio Santi

Claudio Santi (Sei Giorni delle Rose a Fiorenzuola) annuncia, anche su Facebook, la morte dell'amico Attilio Pavesi: "Carissimi amici, la straordinaria vita del mio amico Attilio Pavesi, oro olimpico nel 1932 a los Angeles (primo oro olimpico Italiano del ciclismo su strada) è terminata dopo oltre 100 anni fra le braccia della figlia Patricia nella provincia di Buenos Aires. Il suo oro olimpico, brilla nel Velodromo Attilio Pavesi di Fiorenzuola d'Arda (Piacenza), che questa sera e domani sera dalle ore 21 rimarrà aperto agli sportivi per salutarlo nella sala dei suoi ricordi. Mi rimarranno per sempre il suo sorriso, i suoi racconti, le canzoni e le lacrime di gioia alla festa del suo secolo di vita dove gli ho consegnato la medaglia del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ciao Attilio, addio, ti vorrò sempre bene e come mi dicevi tu: Dio ti benedica".

ATTILIO PAVESI - Attilio Pavesi è un ex ciclista su strada e pistard italiano naturalizzato argentino. Fu campione olimpico nel 1932 nella prova a cronometro e in quella a squadre. Attilio Pavesi si mise in luce già tra i cadetti, con diverse vittorie che gli valsero l'ingaggio nella Cesare Battisti di Milano, principale società dilettantistica di quel periodo. Dopo le vittorie di Coppa Caldirola, Gran Premio Aquilano e Coppa Bendoni, la carriera fu temporaneamente interrotta dal servizio di leva. Ritornò in attività con il trasferimento al Centro militare di educazione fisica della Farnesina. Nel 1932 partecipò alla gara preolimpica di San Vito al Tagliamento che terminò al quinto posto e fu convocato per i Giochi della X Olimpiade a Los Angeles. Arrivò negli Stati Uniti con il ruolo di riserva ma, visti i buoni allenamenti e la scarsa forma del titolare Zaramella, fu promosso tra i titolari per la prova su strada a cronometro individuale su 100 chilometri che riuscì ad aggiudicarsi terminando in 2.28'05", alla media oraria di 40,514. Successivamente vinse anche l'oro nella classifica a squadre con Giuseppe Olmo e Guglielmo Segato. Da professionista non ottenne risultati importanti, al di fuori di una vittoria di tappa al Giro di Toscana. Quando scoppiò la Seconda guerra mondiale si trovava in Argentina, dove aveva partecipato alla Sei giorni di Buenos Aires. Così, mancando navi passeggeri per tornare in Italia, decise di stabilirsi nella città di Sáenz Peña, dove aprì un negozio di biciclette e divenne organizzatore di corse ciclistiche.  A 93 anni, nel 2003, è tornato a Caorso, il suo paese natale, poi è rientrato in Argentina.

IL CORDOGLIO DEL SINDACO REGGI - Il sindaco Roberto Reggi è stato tra i primi ad esprimere il proprio cordoglio per la scomparsa di Attilio Pavesi, icona del ciclismo di tutti i tempi. «Se ne va un grande campione che ha rappresentato l’Italia in anni lontani, quando il ciclismo era anche orgoglio di un Paese che viveva tra difficoltà e stenti. Questo sportivo, con le sue gesta e le sue straordinarie imprese, ha saputo accendere speranze e sogni. Non ha mai dimenticato le sue origini e quando ho avuto modo di incontrarlo, anche in anni recenti, ha espresso tutto il proprio orgoglio di piacentino. Se ne va non solo un grande campione, espressione di un ciclismo pionieristico e leggendario, ma anche un grande piacentino e un atleta vero».

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IL CORDOGLIO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA - Il presidente della Provincia Massimo Trespidi anche a nome della Giunta e di tutta la Comunità piacentina ha inviato un telegramma di cordoglio esprimendo ai familiari del grande campione la partecipazione al lutto per la scomparsa di Attilio Pavesi, un uomo che ha sempre tenuto nel cuore la sua terra d'origine e del quale questa terra serberà il ricordo. “Un uomo – ricorda Massimo Trespidi - appassionato di sfide; il suo spirito di avventura e la sua storia hanno fatto sognare intere generazioni. Il territorio piacentino si fregia di aver dato i natali a una figura di così alto spessore sportivo, storico e umano”

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