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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
In tribunale

"Nazifascista" non è diffamazione: assolti in tre. Zandonella e Soresi: «Pericoloso precedente»

Assolti tre appartenenti a Controtendenza che il 25 aprile 2018 in piazza Cavalli reggevano cartelli contro la giunta Barbieri e l'allora assessore Zandonella che si era poi costituito parte civile. Il collettivo: Un «Bel mattone a difesa della libera critica politica»

Il pm Monica Bubba aveva chiesto la condanna a mille euro di multa, il giudice Stefano Rago li ha assolti. E’ finito così il processo in primo grado che vedeva imputati tre appartenenti al collettivo antifascista piacentino Controtendenza accusati di diffamazione aggravata nei confronti di Luca Zandonella, all’epoca dei fatti – 2018 – assessore alla Sicurezza e Politiche giovanili della Giunta Barbieri, costituito parte civile con l’avvocato Sara Soresi. I tre imputati erano invece rappresentati da Eugenio Losco, sostituito oggi da Mauro Straini.

I tre, il 25 aprile 2018, avevano partecipato al corteo di contestazione alla giunta Barbieri organizzato dal Collettivo e altre realtà, durante le celebrazioni ufficiali del giorno della Liberazione. Avevano retto cartelli che recitavano: La giunta Barbieri chiude spazi sociali e li assegna ai nazifascisti e l’assessore Zandonella organizza raduni nazifascisti. L’allora assessore aveva presentato denuncia querela per diffamazione e la vicenda finì poi in tribunale a seguito delle indagini della Digos. La prima frase si riferiva al cambio appalto sui locali di Spazio 4 in via Manzoni che divenne centro di aggregazione polivalente. La seconda invece riguardava un incontro avvenuto nel 2017 con gli organizzatori della missione Defend Europe (LEGGI QUI). Il giudice ha assolto due imputati perché il fatto non costituisce reato, per il terzo invece ha deciso per il doversi procedere per assenza di querela della parte offesa, ossia la giunta Barbieri.

I COMMENTI - «Aspettando di commentare in modo definitivo una volta che arriveranno le motivazioni, dico – ha spiegato Zandonella - che questa sentenza può diventare un pericoloso precedente: se rileggo il cartello esposto, io mi sento ancora oggi pesantemente diffamato. Come è possibile che sia concesso di accusare di aver messo in atto azioni nazifasciste senza doverne risponderne? Io non mi sento per nulla nazifascista». Gli fa eco il suo avvocato Soresi: «Mi riservo di leggere le motivazioni della sentenza. Certo ritengo si tratti di un pericoloso precedente, in quanto i soliti noti potrebbero sentirsi legittimati, in questo modo, a perpetrare offese gratuite nei confronti degli avversari politici avvalendosi dello “scudo” della critica politica, come tra l’altro già sta avvenendo in queste poche ore appena successive alla lettura del dispositivo». 

Nel pomeriggio sulla pagina Facebook di Controtendenza è comparso il commento di cui riportiamo uno stralcio:  «Un bel mattone dunque a difesa della libera critica politica. Rimane agli atti lo scandalo di una sinistra piacentina che ai tempi (come poi in futuro fece con la decisiva vicenda degli arresti dei S.I.Cobas) non espresse una parola di solidarietà ai denunciati, contribuendo ad isolare gli antifascisti e legittimando questo metodo di “intimidazione giudiziaria” tipico della destra radicale piacentina ed italiana». E ancora: « Poco importa: la Piacenza popolare ricorda tutto, responsabilità dei fascisti e dei finti sinistri, che rispolverano il tema dell’antifascismo solo sotto elezioni ma sono pronti ogni giorno a calpestarlo con l’azione amministrativa o con il maltrattamento degli operai nelle loro cooperative. Intanto, godiamoci questa vittoria di civiltà!».

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