Cronaca

'ndrangheta, il super boss Nicolino Grande Aracri si è pentito

E' stato condannato a più ergastoli per diversi omicidi e per associazione mafiosa. La sua cosca, come ampiamente risaputo, si è ramificata in tutto il Nord e ha colonizzato in particolare l'Emilia-Romagna e Reggio Emilia

Nicolino Grande Aracri si è pentito. La notizia che da circa un mese il super boss della 'ndrangheta ha avviato un percorso di collaborazione con la Procura antimafia di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, è stata rivelata nella mattina del 16 aprile dal Quotidiano del Sud, trovando poi riscontri. Lo riporta l'Agenzia Dire. Originario del paesino di Cutro in provincia di Crotone Grande Aracri, 62 anni, detto "mano di gomma", è stato condannato a più ergastoli per diversi omicidi e per associazione mafiosa. Fino al momento in cui ha deciso di aiutare la giustizia era detenuto nel carcere milanese di Opera. Negli ultimi tre decenni, secondo le sentenze emesse nei suoi confronti, ha guidato anche dal carcere la sua cosca, che si è progressivamente ramificata in tutto il Nord colonizzando in particolare l'Emilia-Romagna e Reggio Emilia (che con Cutro è gemellata). E' proprio in terra reggiana, infatti, che si consumano alcuni dei fatti di sangue inseriti nella guerra scoppiata negli anni '80, quando Grande Aracri tenta di spodestare (poi riuscendoci) la famiglia egemone dei Dragone, il cui capo cosca Antonio Dragone era stato trasferito al confino nella citta' del Tricolore nel 1982. Dopo aver ottenuto il predominio nei territori calabrese ed emiliano-romagnolo ed aver scalato la gerarchia criminale il boss si vantava di aver "ammazzato tutti".

Ma come la sentenza del processo Aemilia ha dimostrato, Grande Aracri era anche un uomo della 'ndrangheta "evoluta", pienamente inserita nel tessuto politico-economico dei territori colonizzati col metodo mafioso e dedita a inabissare i suoi affari illeciti nell'economia legale. Dalle carte giudiziarie emerge infatti con prepotenza anche la capacità della cosca di arruolare tra le sua fila "colletti bianchi", professionisti e imprenditori: quelli che Grande Aracri definiva "i cristiani buoni", se la sua collaborazione risulterà attendibile è tutto da verificare. 

PIACENZA: GIUSEPPE E ALBINO CARUSO - Giuseppe Caruso, ex funzionario dell'Agenzia delle Dogane ed ex presidente del Consiglio comunale di Piacenza fu arrestato (e condannato in rito abbreviato) con il fratello Albino nell'ambito dell'inchiesta Grimilde. Giuseppe Caruso fu ritenuto assieme a Salvatore Grande Aracri, nipote del boss Nicolino, uno dei pilastri dell'associazione mafiosa portata alla luce dall'inchiesta, il gup ha stabilito una pena di 20 anni per vari reati, tra cui l'associazione mafiosa, mentre suo fratello Albino, descritto come "ufficiale di collegamento" tra lui e la cosca, è stato condannato a 12 anni e 10 mesi. Pur «essendo chiaramente - come il fratello Albino - uomo di relazioni e non da azione violenta, ha una posizione che, anche solo per il suo ruolo pubblico doppio come funzionario delle Dogane e come esponente politico, non è quella di ultimo sgarrista della cosca, ma una posizione più rilevante». Lo scrive, nelle motivazioni della sentenza della tranche del processo di 'ndrangheta Grimilde svoltasi con rito abbreviato nell'aula bunker del carcere bolognese della Dozza, il gup di Bologna, Sandro Pecorella. L'abbreviato si è concluso lo scorso ottobre con 42 condanne su 48 imputati, per un totale di 217 anni di carcere. I due, si legge nelle motivazioni riportate dall’agenzia “Dire”, sono stati «il gancio che ha portato il faro degli investigatori sui Grande Aracri di Brescello», dimostrandosi, «nonostante le mille accortezze con le quali Giuseppe Caruso (ex esponente di Fd'I, espulso dal partito) si interfacciava con Salvatore Grande Aracri... completamente a disposizione» della cosca. L'indagine si era soffermata, in particolare, sui rapporti tra alcune imprese del Nord e la 'ndrangheta, a cui le aziende si rivolgevano per uscire da situazioni difficili.

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