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Nel giorno del 21 marzo abbattuta targa alla Besurica. Sopralluogo di Prefetto e forze dell'ordine per dire che «lo Stato c'è»

Nel giardino della Besurica dedicato al 21 marzo, abbattuta la targa in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Liotti (Libera): «Strana coincidenza, siamo indignati. Tanti messaggi di solidarietà»

Nella giornata del 21 marzo, in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, è stata abbattuta la targa nei giardini della Besurica a Piacenza che ricorda proprio la ricorrenza e le vittime innocenti della criminalità organizzata. «E’ la terza volta che succede – spiega Antonella Liotti, referente dell’associazione Libera Piacenza. Era già stata divelta nel 2018 e nel 2019 nei mesi estivi, questa volta proprio nella giornata che ogni anno viene celebrata da Libera su tutto il territorio nazionale. Liotti non appena ha saputo quanto accaduto, avvertita da alcuni residenti, ha sporto denuncia ai carabinieri di Piacenza. «E’ una coincidenza molto strana», dice Liotti indignata. «Abbiamo ricevuto messaggi di solidarietà dagli altri comitati di Libera della regione e non solo, anche di tanti cittadini. Il prefetto Daniela Lupo, il colonnello dei carabinieri Paolo Abrate hanno fatto un sopralluogo per dire che “lo Stato c’è” e che verrà chiarito al più presto quanto successo». Sul posto anche gli agenti della Digos per le indagini.

«Le tante, troppe vittime innocenti delle mafie – commenta dopo l’episodio la prefettura di Piacenza - devono essere commemorate continuando a lavorare, ogni giorno, ognuno nel proprio settore ed ambito di vita, per prevenire ogni possibile tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata, anche nel tessuto economico e sociale forte e sano di questo territorio. "Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore". Queste parole sono state pronunciate da un giovane coraggioso, messo a tacere dalla mafia a Partinico il 9 maggio 1978: Peppino Impastato. La lotta alle mafie e all’indifferenza deve essere un imperativo di tutta la comunità, che deve continuare a partecipare da protagonista alla vita del Paese, anche denunciando eventuali pressioni o tentativi di infiltrazione, senza alcun timore di essere lasciata sola dalle Istituzioni. Lo Stato c’è ed è fortemente concentrato nel contrasto alle mafie e alle illegalità, anche in questo territorio, con tutte le sue articolazioni».

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