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Nessun furto del cane, assolta la vicina accusata dalla proprietaria

Bullo, un Jack Russell, sparì nel 2015 ma ricomparve subito dopo. La difesa: testimone inattendibile e poi la donna aveva consegnato le chiavi alla mia assistita per portarlo a fare le passeggiate

Quel cane non è stato rubato dalla vicina di casa. Lo ha deciso il giudice Sonia Caravelli che, il 21 luglio, ha assolto dall’accusa di furto in abitazione una piacentina 40enne. A “sparire” (in realtà è ricomparso quasi subito) nel lontano dicembre del 2015 era stato un piccolo terrier, un Jack Russell, chiamato Bullo. Una vicenda che ha occupato un lungo tempo e che è arrivata al traguardo dopo 5 anni. Il pubblico ministero Antonio Rubino aveva chiesto la condanna a un anno e 350 euro di multa. A lui si era associato l’avvocato Emanuele Solari, con cui la proprietaria del cane si è costituita parte civile. A chiedere l’assoluzione (oppure il non luogo a procedere), invece, sono stati i difensori, gi avvocati Vittorio Antonini e Mauro Pontini, il quale ha sottolineato come il testimone che aveva preso in carico il cane non era attendibile. In una udienza, aveva detto che Bullo gli era stato portato al ricovero per i cani dall’imputata, in un’altra aveva sostenuto che era stata un’altra persona. Inoltre, nessuno ha mai visto l’accusata portare via il cane, se non per le passeggiate che aveva concordato con la proprietaria. Secondo Antonini, non si tratterebbe poi di furto in appartamento, ma caso mai di furto semplice: la Cassazione ha detto che non c’è quel reato se l’imputato aveva le chiavi date dal proprietario, per accudire l’animale quando lei era fuori per lavoro.

L’avvocato di parte civile aveva sostenuto, invece, che la vicina aveva rubato il cane proprio perché aveva le chiavi con cui ha aperto il cancelletto. I carabinieri subito dopo la denuncia della proprietaria avevano trovato sul cellulare dell’imputata il numero di telefono dell’uomo che gestiva il ricovero per cani. I carabinieri andarono al ricovero e l’uomo consegnò subito il cane. Inoltre, secondo Solari era falso che il cane fosse maltrattato, ma il gesto più grave resta l’asportazione del microchip, segno di una volontà di appropriarsi del cane di non restituirlo più.

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