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La protesta davanti a un magazzino

La protesta davanti a un magazzino

«Da Si Cobas metodi arbitrari, abusivi e prevaricatori. Contro licenziamento si agisca solo in sedi legittime»

Nippon Express Italia interviene sui picchetti a Piacenza e Cortemaggiore del Si Cobas che ritiene illegittimo un licenziamento: «Nessuna manifestazione pacifica, comportamenti illegittimi. Calpestati i diritti dei tanti che non hanno aderito»

In merito alla recente protesta che alcuni lavoratori aderenti al sindacato autonomo Si Cobas hanno organizzato nelle sedi di Nippon Express a Piacenza e a Cortemaggiore (lamentando un licenziamento a loro dire «illegittimo»), l'azienda di logistica interviene tramite una nota ufficiale a firma del presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante pro tempore Arnaldo Vivoli, sottolineando fino da subito che le dichiarazioni di alcuni manifestanti, riportate in questo articolo, risultino «profondamente lesive dell’immagine e reputazione della Società e, in particolare, dei lavoratori che non hanno aderito al presidio, invero la stragrande maggioranza, per circa 200 unità tra dipendenti Nippon Express e SPLog, come potranno confermare le altre sigle sindacali presenti in azienda Cgil, Cisl e Uil, prospettando una ricostruzione dei fatti inesatta e parziale, elaborata giustificando i comportamenti illegittimi posti in essere dal sindacato e dai manifestanti coinvolti, ai danni dell’azienda e degli altri lavoratori».

«Occorre premettere, per meglio inquadrare la vicenda in oggetto, come il sindacato SICobas abbia già avanzato le proprie istanze all’indirizzo di Nippon Express Italiacon metodiche arbitrarie, oltre che profondamente irrispettose della società, dei lavoratori e delle altre organizzazioni sindacali, giungendo in passato ad interrompere le assemblee sindacali delle altre sigle ed impedendone la prosecuzione ovvero, come è accaduto in questi giorni, organizzando picchetti culminati nel blocco degli accessi dei siti della nostra società, impedendo l’ingresso e l’uscita degli automezzi e minacciando il personale in forza presso l’impianto».

«In particolare, il presidio organizzato dai SICobas dal 19 febbraio non può in alcun modo ritenersi una “manifestazione pacifica”, come pretestuosamente affermato dal sindacato, atteso come i manifestanti abbiano impedito con mezzi arbitrari e violenti l’accesso da parte degli automezzi e degli altri lavoratori all’impianto, frapponendosi fisicamente al loro passaggio e giungendo ad insultare e minacciare il personale che non aveva aderito alla manifestazione, così da rendere necessario intervento presso le pubbliche autorità – Prefettura e Questura di Piacenza – competenti».

«Sono stati proprio i comportamenti dei manifestanti ad essere “intimidatori”, e non certo quelli della autorità di pubblica sicurezza, intervenuta legittimamente a tutela della incolumità e dei diritti di tutti i duecento lavoratori coinvolti e dell’azienda, nei confronti del personale in forza, aggredito verbalmente per il solo motivo di non voler aderire al presidio organizzato e voler proseguire nelle proprie attività lavorative, con grave pregiudizio per il loro diritto al lavoro costituzionalmente garantito».

«Occorre rappresentare inoltre come il licenziamento del lavoratore, a dire del sindacato ragione scatenante il presidio, in modo inevitabilmente strumentale e pretestuoso, è in realtà intervenuto da parte di SPLog, e non già della scrivente società, alla quale non potranno certo essere addebitate scelte o determinazioni relative alla gestione del personale prese dall’appaltatrice, del tutto autonoma e indipendente rispetto a Nippon Express Italia. Peraltro, ove si ritenga un provvedimento datoriale illegittimo, lo si impugna nelle competenti sedi giudiziarie, nei modi e nelle forme previste per legge, e non già con iniziative prevaricatrici come quelle a cui abbiamo dovuto assistere in questi giorni».

«Inoltre, anche ove le rivendicazioni sin qui soltanto genericamente proposte fossero legittime, non potrebbero certo essere portate avanti con metodiche arbitrarie ed abusive come quelle sin qui perpetrate in danno della scrivente e degli altri lavoratori e sigle sindacali, profondamente lesi nei propri diritti dalle modalità della manifestazione tutt’altro che “pacifica” organizzata dai SICobas».

«Merita precisare, ad ulteriore conferma di quanto dedotto e della pretestuosità ed infondatezza delle pretese avanzate dal SICobas, che le “condizioni corrette rispetto al contratto di riferimento” rivendicate dal sindacato, in realtà, sono avanzate soltanto dalla stessa e non dagli altri sindacati presenti (CIGL-CISL-UIL), alle quali è iscritta la stragrande maggioranza dei lavoratori in forza presso la nostra società e che sono gli unici firmatari del contratto nazionale di lavoro applicato in azienda».

«Rappresento, ancora, in relazione a quanto affermato in modo sommario ed evidentemente strumentale, che l’azienda non rifiuta unilateralmente il riconoscimento della rappresentatività sindacale della sigla in questione, rilevando semplicemente che, non avendo SICobas aderito al contratto nazionale applicato, conformemente alle disposizioni vigenti ed allo stesso Statuto dei lavoratori, è stata proprio l'organizzazione sindacale ad escludersi dalla trattativa con la propria scelta – insindacabile – al contrario di quanto fatto dalle altre organizzazioni confederate, firmatarie del contratto collettivo».

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