«No alla prescrizione e alla riforma del processo penale»

Gli avvocati piacentini si astengono dalle udienze per 4 giorni. Per le toghe si tratta di “sciagurate iniziative” di un “Governo populista” che allungheranno i processi e daranno meno garanzie ai cittadini

Gli avvocati piacentini dicono no alla prescrizione e alla riforma del processo penale. E la loro contrarietà si è realizzata in un’astensione di quattro giorni (dal 20 al 23 novembre) dalle udienze penali. Le toghe esprimono «un forte dissenso dell’Avvocatura penale nei confronti di una politica che sta attuando sciagurate iniziative destinate a incidere sui meccanismi della giustizia penale». L’Unione delle Camere penali italiane, in una nota, ha sostenuto che le “sciagurate iniziative” sono dovute dalla «connotazione populista dell’attuale maggioranza di governo». Gli avvocati punto il dito contro «l’emendamento governativo per l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado». Per le toghe si tratta di un istituto di garanzia che svolge «la funzione di presidio del principio costituzionale della ragionevole durata del processo». Venendo meno la prescrizione, il processo diventa infinito. La prescrizione, continuano gli avvocati, è già stata allungata nella scorsa legislatura e «ha già determinato l’inaccettabile procrastinarsi del processo penale».

Ma a non piacere è l’intera riforma del processo penale «le cui premesse sloganistiche sono già sufficienti a dare il senso di una dissennata deriva giustizialista e populista. E ciò senza alcun confronto con la comunità dei giuristi che nel suo insieme ha espresso la contrarietà a tale modo di operare». Gli avvocati chiudono all’agente infiltrato per scoprire reati nella Pubblica amministrazione («inaccettabile in uno Stato democratico»). Sarà poi più difficile accedere alla misure alternative al carcere. Critico è anche il punto della riforma dove si prevede che non si applichi più il rito abbreviato per i reati punti con l’ergastolo e il giudizio davanti a una Corte di assise. Le toghe intervengono anche sul Decreto sicurezza, quando abolisce la protezione umanitaria e regola i pochi casi in cui è possibile per un immigrato avere il permesso di soggiorno: una scelta destinata «ad alimentare il fenomeno della clandestinità». Infine, gli avvocati concludono paventando la limitazione di pezzi di libertà per i cittadini «e prefigurano la autoritaria involuzione delle leggi penali».

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