Cronaca

Nomine dei giudici, inchiesta anche nelle Marche

Alcuni professionisti, coinvolti nell’indagine sulle assegnazioni dei fallimenti, avrebbero avuto interessi anche nel territorio marchigiano

Gli inquirenti. Nell'altra immagine Il procuratore capo di Ancona Monica Garulli 

L’indagine sulla presunta corruzione di due giudici si estende anche alle Marche. Il procuratore capo di Ancona, Monica Garulli, vuole vederci chiaro perché il giro legato alle assegnazioni dei fallimenti che avrebbe legato alcuni professionisti privilegiati ai due magistrati - su cui sta indagando la procura di Venezia - è arrivato fino alle Marche. La procura di Ancona, competente per eventuali reati commessi da magistrati piacentini, il 6 settembre ha inviato due sostituti procuratori che, con i colleghi veneziani, hanno perquisito le abitazioni dei giudici Giuseppe Bersani (e il suo ufficio al Tribunale di Cremona) e Tito Preioni, oltre agli studi di alcuni avvocati. Secondo la procura, dunque, ci sono professionisti che hanno molti interessi nelle Marche e ad Ancona.

Monica Garulli-2 La vicenda, in cui la procura di Piacenza ha avuto un ruolo di primo piano nell’indagine sulle assegnazioni dei fallimenti, è partita come ha rivelato in giugno il Corriere della sera dalle dichiarazioni del ministro della Giustizia che informava dell’inchiesta: Alfonso Bonafede non aveva dato il “concerto” a una toga proposta dalla commissione al plenum del Consiglio superiore della magistratura per la presidenza del Tribunale di Cremona. Protagonisti, secondo le accuse, sarebbero stati i giudici Bersani e Preioni (indagati entrambi per corruzione in atti giudiziari) che, a Roma, avrebbero tentato di condizionare la procedure di nomina dei capi degli uffici giudiziari di Cremona in favore dell’elezione di Preioni. Movimenti che sarebbero stati effettuati fuori dalle procedure ufficiali. I due avrebbero dovuto incontrare un membro laico del Csm, per avere un appoggio in fase di votazione. A mettere in contatto i giudici con il consigliere sarebbe stato un avvocato romano, grazie all’intervento di Virgilio Sallorenzo, l’avvocato piacentino che avrebbe pagato il soggiorno romano dei due magistrati. Lo stesso Sallorenzo è indagato, in un’altra indagine sui fallimenti partita da Piacenza - ma non legata a quella di Venezia sui fatti di Roma - con le ipotesi di reato di bancarotta, falso e abuso di ufficio.

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