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«Non era un’arma, ma un gioco erotico»

Condannato a tre mesi di reclusione un detenuto bosniaco per porto di oggetti atti a offendere: aveva trasformato in carcere delle posate in un'arma

«Non era un’arma, quella che mi ero creato con le posate, ma un gioco erotico». Si è difeso così un detenuto bosniaco condannato questa mattina a tre mesi di reclusione dal giudice Maurizio Boselli, su richiesta del pm Sara Macchetta. L’uomo era stato denunciato nel maggio del 2013 dalla polizia penitenziaria per furto e porto di oggetti atti a offendere. Per il primo reato è stato assolto, mentre per il secondo condannato. Il bosniaco, difeso dall’avvocato Carlo Orsi del foro di Torino, aveva modificato le posate che gli erano state date in carcere. Ne aveva ricavato due tre ganci e due punteruoli che gli sarebbero serviti per utilizzare delle palline vicino ai genitali e ricavare, così, più piacere. Una pratica utilizzata nell’Est Europa, secondo il detenuto. I poliziotti della penitenziaria, però, non gli avevano creduto e lo avevano denunciato.

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