«Non ho occultato capitali nei paradisi fiscali»

Nell’elenco pubblicato dal settimanale L’espresso c’è anche il nome dell’avvocato Domenico Capra. L’avvocato Elisa Cappellini si difende: «L’accostamento de L’espresso è del tutto ingiustificato»

Nella lista dei “paradise papers” pubblicata dal settimanale L’espresso, oltre al nome dell’avvocato piacentino Elisa Cappellini, c’è anche quello del collega Domenico Capra. I due piacentini, secondo il settimanale diretto da Marco Damilano, sarebbero tra gli italiani con conti offshore nei paradisi fiscali. Nel loro caso, entrambi all’isola di Man.

L’avvocato Cappellini si dichiara però totalmente estranea alla vicenda e spiega le sue ragioni. «Sono rimasta profondamente scossa dall’accostamento – informa in una nota - operato da una testata di rilievo nazionale quale L’Espresso, del mio nome alla cosiddetta “inchiesta” Paradise Papers, in particolare poiché affiancato al nome della società Halfords Media. Ho assistito la suddetta società in quattro cause civili avanti il Tribunale di Milano – due delle quali ancora pendenti e due già definite - aventi ad oggetto questioni contrattuali correlate alla compravendita di spazi pubblicitari su emittenti televisive e testate giornalistiche. L’affermazione che sono titolare di cariche sociali o rivesto la qualità di socio di detta società è  completamente falsa. L’unica attività da me prestata a favore di Halfords Media Ltd. è quella sopra menzionata, pienamente lecita, legittima e inclusa in un ordinario incarico professionale, interamente documentabile attraverso gli atti processuali. Ne deriva che l’inserimento del mio nome in un elenco di soggetti ai quali sono direttamente rivolte gravi ed infamanti accuse di occultamento di capitali in paradisi fiscali è totalmente arbitraria, nonché gravemente lesiva della mia reputazione personale e professionale, faticosamente costruita in molti anni di dedizione all’attività professionale, a tutela della quale mi sto apprestando ad agire immediatamente nei confronti dei responsabili. In altre parole l’inserimento del mio nome in quella lista in quel contesto non ha la benché minima giustificazione. Fra l’altro anche l’avvertimento con il quale L’Espresso tenta di dare credibilità alla lista (dichiarando di aver «pubblicato soltanto nomi di persone identificate con certezza») aggrava ancor di più la posizione della testata e dei responsabili della notizia perché rende l’infamia, per chi legge, verosimile e  definitiva. Questo non è giornalismo ma un vero atto delinquenziale del quale i responsabili risponderanno».

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