«Non provo rabbia e credo nella giustizia. Io combatto per tornare a camminare»

Il 22 aprile 2016 gli hanno sparato alle spalle davanti al Mercatone Uno di Rottofreno nel corso di una rapina finita male. Un colpo solo nella schiena gli ha cambiato la vita. Giuseppe Vigorito, guardia giurata di Securpol, da allora, è su una sedia a rotelle: «Diamo per scontato troppe cose, io non mi arrenderò mai»

I carabinieri sul luogo della rapina davanti al Mercatone Uno il 22 aprile 2016

Il 22 aprile 2016 gli hanno sparato alle spalle. Un colpo solo nella schiena gli ha cambiato la vita. Giuseppe Vigorito, 45enne originario di Matera e guardia giurata di Securpol quel giorno, come fa da 18 anni a questa parte, stava facendo il suo lavoro, ma nel piazzale davanti al Mercatone Uno di Rottofreno alle 16 tutto è cambiato. Ora, dopo mesi di ospedale, dopo aver subito operazioni, ore e ore di fisioterapia, dolori lancinanti e continui, ad un anno di distanza dalla tragedia ha incontrato in tribunale, sulla sedia a rotelle sulla quale è costretto perché paralizzato da allora, coloro che gli hanno sparato nel tentativo di rubare poche migliaia di euro nel corso di una rapina finita male. Nella mattinata del 13 aprile si è tenuta, infatti, l'udienza preliminare avanti al gup Adele Savastano con il pm Antonio Colonna. 

L'INTERVISTA - «Non provo rabbia né odio, non ho nessun sentimento verso di loro: non lo meritano. Non si impugna una pistola per rubare, si va a lavorare, quel giorno non è che non dovevano sparare, non dovevano proprio esserci lì. Nella vita bisogna essere persone serie. Da quel maledetto giorno è cambiato tutto. Non posso camminare: le mie gambe sono morte, non riesco a tenere una posizione per troppo tempo, non ho sensibilità. Non posso farmi una doccia da solo o vestirmi senza chiedere aiuto. Ho 45 anni, potrei viverne quasi altrettanti, e sarò per sempre su una sedia a rotelle. E per cosa? Per rapinare quattro soldi?». Dichiara Vigorito a IlPiacenza.it.

Non c'è rabbia nella voce squillante di Vigorito, e nemmeno voglia di vendetta, ma desiderio di giustizia: «Ho fiducia nella magistratura. Avranno quello che la legge prevede. Io vorrei solo tornare a camminare. Quando ho sentito il proiettile affondare nella carne ho provato un dolore indescrivibile, mi ricordo di essere caduto a terra e di essermi portato, d'istinto, le mani sul volto, per proteggermi. Poi nient'altro se non un dolore, continuo, costante, lancinante che tuttora mi accompagna, giorno e notte da quasi un anno».

«Mi hanno operato quel 22 aprile a Parma e mi hanno dimesso il 30 dicembre: 8 mesi e mezzo di ospedale. E poi la fisioterapia, quotidiana, una battaglia durissima per ricominciare a vivere, anche se sulla sedia a rotelle: mi hanno detto che forse non camminerò più, io ho deciso che smetterò mai di combattere: io devo tornare in piedi». Diciotto anni da guardia giurata, sempre in giro, dalla mattina alla sera e adesso è inchiodato a una sedia senza avere sensibilità alle gambe, senza capire se è seduto correttamente o se si ferisce senza rendersene conto. E poi ci sono le barriere architettoniche: fino a quando non ci sbatti, letteralmente a volte, la faccia, non si può capire la vita di chi non può camminare. La sanità pubblica una volta dimesso ha provveduto a 30 sedute di fisioterapia, tutto il resto "lo stiamo pagando di tasca nostra. E non è facile". «Convivo con la mia ragazza a Brugherio (Monza Brianza) - racconta - dovevamo sposarci quest'anno ma abbiamo rimandato tutto. Mi assiste ogni giorno, e cerco di essere più collaborativo possibile, ma è dura pesare su qualcuno. Diamo per scontato moltissime cose ogni giorno, una delle quali è camminare. Adesso, se potessi di nuovo stare sulle mie gambe sarei l'uomo più felice del mondo: ce la metterò tutta, io non mi arrendo». 

UDIENZA PRELIMINARE - Nella mattinata del 13 aprile si è tenuta l'udienza preliminare avanti al gup Adele Savastano con il pm Antonio Colonna. In carcere, dai giorni successivi alla rapina, e grazie alle indagini scrupolose condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Piacenza, guidati dal maggiore Massimo Barbaglia, i due esecutori materiali Orazio Musicò (colui che ha sparato) e Luciano Domenico Caminneci, e l'uomo ritenuto il mandante del colpo, Massimiliano Zuncheddu, catturato il 17 ottobre 2016. Non presente in aula il quarto imputato, Gabriele Cosimo Manzo. Gli imputati Musicò e Caminneci hanno chiesto ed ottenuto il rito abbreviato. La difesa di quest'ultimo intende evidenziare maggiori responsabilità in capo al Musicò, colui che materialmente ha sparato. Gli altri due imputati non hanno fatto istanze di rito alternativo. Il gup ha fissato l'udienza il 23 maggio 2017. La guardia giurata, Giuseppe Vigorito, difeso dall'avvocato Alessandro Bacchetta, e la Securpol si sono costituiti parte civile. 

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