«Non si usi la procedura per negare un diritto»

Corte costituzionale, ricorso contro la legge del 2019 che nega il rito abbreviato ai reati che prevedono l’ergastolo (il caso è quello del marocchino che sgozzò la moglie a Borgonovo). L’avvocato Perini: «Si possono inasprire le pene, ma non si possono togliere diritti ai cittadini»

Damia El Assali e Abdelkrim Foukah

«La Corte ha seguito con attenzione gli interventi degli avvocati e il relatore ha preso appunti. Ora non resta che attendere la decisione». E’ soddisfatto l’avvocato Andrea Perini che, il 18 novembre, ha parlato alla Corte costituzionale su un caso che lo vede protagonista: il ricorso per l’illegittimità della legge del 12 aprile 2019 che nega il rito abbreviato ai reati punibili con l’ergastolo. E all’udienza, autorizzata dalla Consulta, ha partecipato anche Camilla, la moglie dell’avvocato Massimo Burgazzi che, con Perini, aveva sollevato il caso poi sottoposto alla Corte costituzionale. I due legali difendono Abdelkrim Foukahi, 42 anni, accusato di aver sgozzato la moglie, Damia El Assali, l’8 maggio 2019 a Borgonovo.

In aula, nel palazzo romano in piazza del Quirinale, hanno parlato anche altri due avvocati per altrettanti casi di omicidio avvenuti a La Spezia e Napoli. Il relatore che ha illustrato i tre casi è stato Francesco Viganò, ordinario di Diritto penale alla università Bocconi. Dopo la discussione, la palla è passata ai sedici giudici che dovranno decidere sui ricorsi, con il presidente della Consulta, Mario Morelli. Perini e Burgazzi avevano da subito pensato all’incostituzionalità della legge e il loro progetto era riuscito ad arrivare davanti al giudice per le indagini preliminari, Luca Milani, che aveva accolto il ricorso dei difensori, rinviando gli atti alla Corte costituzionale. Purtroppo, Burgazzi non ha avuto la soddisfazione di aver visto la fase finale di questa battaglia giuridica, perché il Covid se lo è portato via lo scorso marzo.

Perini, che aveva già inviato una dettagliata memoria alla Corte, ha incentrato il proprio intervento - gli avvocati hanno pochi minuti per presentare il ricorso -  sul cambiamento del rito abbreviato, prima e dopo la riforma del 1999, con la legge 479, cosiddetta legge Carotti. La scelta dell’imputato non è sindacabile neanche da parte dell’organo giudicante. Prima di quell’anno, infatti, era impossibile richiedere un abbreviato per un reato punibile con l’ergastolo. Dopo il ’99, invece, è tornata questa possibilità. La legge del 2019, infine, aveva riportato l’orologio a prima del ’99. Secondo Perini «occorre recuperare il senso della legge in vigore fino al ’99. Ritengo che l’illegittimità stia nel fatto che la legge del 2019 sia stata concepita per rispondere a una parte dell’elettorato, il quale non accetta che nei casi di omicidio possano esserci diminuzioni della pena, e per assicurare che la pena sia sempre quella massima. Il legislatore può inasprire le pene, ma non si può, attraverso la procedura, privare il cittadini di alcuni diritti, tra cui quello di avere un processo più breve. Inoltre, in certi casi, è possibile anche oggi che venga comminato l’ergastolo anche se si sceglie il rito abbreviato». Secondo Perini e Burgazzi, avevano scritto nella memoria per il ricorso di incostituzionalità, negare il rito alternativo per quel delitto significa violare il principio della presunzione di innocenza e tre articoli della Costituzione: il 3 (uguaglianza davanti alla legge), il 27 (disparità di trattamento) e il 111 (giusto processo). Gli altri due legali, invece, hanno illustrato temi diversi. Uno ha trattato la ragionevole durata del processo, che in questo caso è abbreviata, e si è chiesto se abbia senso convocare una Corte di assise quando ci sono già tutte le prove. Il secondo avvocato si è soffermato su un’altra questione. Si tratta dell’omicidio di una moglie. L’omicidio è stato commesso pochi giorni prima dell’entrata in vigore della legge, ma lei è morta dopo il varo della legge. Il legale ha chiesto, in questo caso, quale sia la legge da applicare.

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