menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
La centrale di Caorso

La centrale di Caorso

Nucleare, il sindaco di Caorso contro Sogin: «Ritardi pesano su tasche dei cittadini»

«Vista la proficua esperienza svolta finora, perché non scegliere di valorizzare ulteriormente questo centro di formazione di altissimo livello, magari investendo in un polo di ricerca, in una "cittadella dell'atomo", per non disperdere le conoscenze acquisite?»

Di seguito l'intervento del sindaco di Caorso, sede dell'ex centrale Arturo, Roberta Battaglia, pronunciato ieri al tavolo per la trasparenza: 

«Ringrazio tutti i presenti e Sogin per la vostra presenza a Caorso oggi. Una presenza che vorremmo fosse più frequente. In questi nove mesi di inizio mandato, infatti, l'occasione si è manifestata una sola volta. Siamo disponibili e desiderosi di collaborare e di essere coinvolti per poter dare il nostro contributo al decommissioning. Il tavolo della trasparenza è uno strumento fondamentale, un luogo di confronto imprescindibile, è l'organismo di raccordo tra gli enti locali e le istituzioni. A tal riguardo ne chiediamo il potenziamento. Personalmente sono disponibile a partecipare a ogni seduta e chiedo di poterlo fare - o personalmente o tramite un mio delegato  - nell'interesse e nel pieno diritto di una comunità che - nel bene e nel male - da 30 anni fa i conti con il nucleare. Caorso ospita la scuola di radioprotezione, che è un vanto per il nostro territorio, un'eccellenza che attrae 'cervelli', risorse umane». 

«La proposta che faccio a Sogin - continua - e a tutte le istituzioni competenti che ho l'occasione di incontrare oggi è la seguente: vista la proficua esperienza svolta finora, perché non scegliere di valorizzare ulteriormente questo centro di formazione di altissimo livello, magari investendo in un polo di ricerca, in una 'cittadella dell'atomo', per non disperdere le conoscenze acquisite e fare di Caorso un polo all'avanguardia a livello nazionale e non solo. Per il nostro territorio si tratterebbe di una leva di sviluppo importantissima. Ritengo inoltre che sia venuto il tempo di mettere finalmente a tema la necessità di coinvolgere maggiormente le aziende del territorio nel decommissioning. Le potenzialità del tessuto produttivo locale non sono state infatti, e non solo a mio avviso, sfruttate a dovere. Lo dico a Sogin: inutile rivolgersi a centinaia di chilometri di distanza o, peggio ancora, all'estero, quando molte cose le possiamo e le sappiamo fare egregiamente qui, a chilometri zero, con risparmi, tutela dei posti di lavoro e valorizzazione delle nostre risorse, anche umane. Da Sogin mi auguro e mi aspetto un diretto punto di raccordo tra domanda e offerta locale di lavoro, beni, servizi. Solo così il decommissioning potrà essere una risorsa». 

«Crediamo - afferma Battaglia - che ci siano progetti che portano attrattività. A quello del polo di ricerca siamo interessati. Contrariamente siamo indisponibili, lo ribadiamo in questa sede, a intavolare alcuna discussione sul deposito nazionale. E' una questione di rispetto della volontà dei territori e di condivisione delle responsabilità a livello nazionale nei confronti di un Comune, quello caorsano, che la sua parte l'ha già fatta. Caorso e la Regione Emilia Romagna si sono già formalmente opposte a un insediamento di questo tipo. Ricordo che l’Assemblea legislativa, con la precedente giunta Errani, ha approvato all’unanimità ben due risoluzioni per dire ‘no’ alla localizzazione in Emilia Romagna. Non si tratta di sindrome ‘Nimby’,  Caorso ha già dato e l’esperimento del nucleare ha portato luci e ombre. Non ci è piaciuta la procedura adottata per scegliere il luogo - ancora indefinito - dove insediare il deposito, procedura che ha lasciato per anni i territori nell'incertezza, costretti a inseguire le indiscrezioni e a giocare a rebus con i criteri individuati. Oggi ci tocca anche assistere alle reclame pubblicitarie. Beh, pensiamo che con quei soldi si sarebbero potuti fare investimenti per i territori, magari proprio per quel centro di ricerca che invochiamo a gran voce. Non è indorando la pillola con spot pubblicitari che Sogin farà digerire ai territori l'imposizione di un deposito nucleare. Ben altri sono i metodi che riterremmo più consoni per condividere un percorso di questo tipo». 

«Pensiamo che gli enti locali - dice il sindaco - meritino più rispetto e maggiore ascolto. Ed è per questo che chiediamo un tavolo della trasparenza allargato alle rappresentanze permanenti dei sindaci interessati o dei rispettivi amministratori. Ma c'è di più. Abbiamo letto, ad agosto, il resoconto per niente rassicurante, della "Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti". Un resoconto che ammette senza mezzi termini che "i principali soggetti tecnici", che oggi si occupano di nucleare "si trovano in situazioni non semplici e delicate". Addirittura vi si legge che "la Sogin si è imbattuta in difficoltà di gestione di alcuni progetti afferenti al decommissioning degli impianti nucleari". Condividiamo quindi l'invito che arriva dalla stessa commissione a “mostrare una maggiore compattezza” e a “migliorare le capacità complessive di gestione dei progetti dei quali è responsabile”. In questi anni la lentezza nel procedere sul percorso di dismissione di Arturo e la dilatazione dei tempi, non sempre inevitabile, hanno fatto lievitare i costi. La politica deve avere ben chiaro il concetto che i ritardi costano caro, e di mezzo ci sono risorse dei cittadini».

«Le notizie, contenute nella stessa relazione parlamentare - conclude Roberta Battaglia - parlano invece di tempi dilatati, di scadenze non rispettate. Preoccupa e lascia sconcertati, ad esempio, il ritardo accumulato dall’Italia sul piano per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, piano previsto dalla direttiva 2011/70/EURATOM. In tema di ritardi, la preoccupazione è oggi più che mai concentrata sui tempi del decommissioning, un percorso tribolato sul quale chiediamo garanzie e un cronoprogramma serio e attendibile. Altrettanta preoccupazione nasce dall’emorragia di tecnici al dipartimento nucleare dell’ Ispra, che ha competenze sulla sicurezza nucleare. Insomma: la politica non può pensare che Sogin sia uno dei tanti enti sui quali mettere le mani, la sfida della politica è invece risolvere i problemi e garantire il coinvolgimento dei territori, sia nella fase di dismissione sia nella fase di rilancio delle aree bonificate. Servono idee, progetti, confronto. Coi silenzi, i percorsi nascosti e le coperture non si va da nessuna parte"».

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

IlPiacenza è in caricamento