«Decreto Coronavirus? Negozi tutti aperti o tutti chiusi, no alle differenze nel commercio»

Una negoziante di un Centro commerciale costretta a chiudere mentre chi è in una Galleria può lavorare. «Come recupero i mancati incassi di 5 fine settimana?»

Noemi Bongiorni

Forse bisognerà interpellare un linguista o la celebre Accademia della Crusca per comprendere la differenza che c’è tra una Galleria commerciale e un Centro commerciale. In quanto a burocrazia e bizantinismi ci facciamo riconoscere in tutto il mondo. E così, grazie al Decreto del Governo sul Coronavirus - che non lo spiega - ad esempio i negozi del Galassia e del Gotico resteranno chiusi, mentre BorgoFaxhall aperto. L’accentramento delle decisioni ricade come un macigno sui cittadini e sui territori che non possono più decidere.
Un arzigogolo che non va giù a Noemi Bongiorni, titolare di un negozio di abbigliamento al Centro commerciale Gotico. «Le ordinanze paralizzano i piccoli negozi - afferma - nei grandi centri, mentre quelli che appartengono alle catene riescono a organizzarsi. Che differenza c’è tra Centro e Galleria commerciale? O tutti aperti o nessuno. A luglio, la mia attività compirà un anno. Spero di festeggiare il compleanno». Per lei, ma anche per altri nelle sue condizioni, tenere chiuso cinque fine settimana, fino al 3 aprile, è una mazzata: «Io come recupero gli incassi di cinque week end?» 
Dopo aver aperto con difficoltà il negozio (decine di documenti, autorizzazioni, certificazioni, insomma il meglio di una burocrazia di uno Stato che soffoca i cittadini e le imprese) ed essere andata fuori città per ottenere un mutuo, Bongiorni si ritrova adesso in un mezzo al guado: «Vorrà dire che chiudo e vado a lavorare anch’io nell’e-commerce» ironizza.
E poi, zona rossa e gialla sono altri ostacoli. Lo scorso week end molti piacentini sono andati nel Parmense, perché lì i centri commerciali erano aperti.
Bongiorni si chiede come mai le regole fatte valere per la ristorazione e i bar non valgano nel commercio: «Potremmo far rispettare anche noi le distanze o regolare gli accessi. La scorsa settimana ho dovuto chiudere per lo “sbaracco”, mentre invece in centro i negozi erano aperti. Qual è la differenza tra noi e chi ha un’attività in centro?». Forse qualche scienziato ha accertato che il Coronavirus preferisce le periferie... Secondo l’imprenditrice, «le organizzazioni di categoria dovrebbero farsi sentire. Ora dovrei investire per cambiare la collezione primavera-estate. Ma come pago?». Senza contare che ci sono anche le scadenze, fiscali soprattutto. «E pensare - conclude Bongiorni - che avevo esposto un cartello per la ricerca di una persona. Ho dovuto toglierlo». Lo Stato ha preso due piccioni con un fava: affossa un’impresa e rende impossibile l’occupazione.

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