Omicidio Bramante, la procura ha chiuso le indagini

Per la morte del capo dei sinti, Bramante, ucciso da una coltellata si trova in carcere un caorsano di 63 anni accusato di omicidio volontario

I rilievi dei carabinieri davanti alla caserma di Caorso dove è morto Bramante

Si sono chiuse le indagini sull’omicidio di Caorso, dove il 13 gennaio, Rocco Bramante, capo dei nomadi sinti, morì dissanguato dopo essere stato raggiunto a una gamba da una coltellata. L’uomo accusato di omicidio volontario aggravato, Pierluigi Baletta, 63 anni, di Caorso, ha ora venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogato o proporre ulteriori indagini difensive. Il sostituto procuratore Antonio Colonna ha concluso le indagini, dopo un approfondimento della consulenza tecnica chiesta dalla procura insieme con l’autopsia. Anche gli avvocati Paolo Lenti e Alida Liardo - difensori di Baletta, che si trova tuttora in carcere - avevano presentato una perizia tecnica.

Rocco Bramante-2Al termine dei venti giorni, la procura chiederà il rinvio a giudizio al giudice per le indagini preliminari. Bramante venne ucciso davanti agli occhi della moglie, al termine di una lite scoppiata tra lui e Baletta. Quest’ultimo, secondo la ricostruzione dei carabinieri, lo avrebbe colpito alla coscia sinistra (un fendente ferì anche il polso) con un coltello da cucina, tagliando l’arteria femorale. Baletta, dopo aver colpito il rivale che si trovava seduto in auto al posto di guida, aveva riconsegnato l’arma alla barista cinese a cui lo aveva preso. La donna, poi, lo aveva lavato e gettato nella spazzatura, dove era stato recuperato dai carabinieri. Bramante, in compagnia della moglie, era fuggito dirigendosi verso la caserma dei carabinieri. La ferità, però, era gravissima e in poco tempo l’uomo era deceduto. La procura aveva da subito escluso moventi razziali e aveva puntato i riflettori sull’attività di Bramante, che si dedicava alla raccolta del ferro. Fra i due potrebbero esserci stati dissapori di natura economica, aggravati anche da vecchi rancori. Baletta, che dal carcere si era detto dispiaciuto, aveva sostenuto di non aver voluto uccidere.

La morte di Bramante aveva provocato la reazione dei sinti, che chiedevano subito la condanna all’ergastolo per Baletta. La moglie di Bramante aveva descritto il marito come una brava persona, per nulla violenta e benvoluto da tutta la comunità sinti, di cui era diventato il capo pur non essendo di origine nomade. I familiari sono assistiti dall’avvocato Camillo Bongiorni e dalla collega di Milano Licia Carla Sardo e sarebbero intenzionati a costituirsi parti civili al processo. Bramante aveva diversi precedenti penali ed era stato rinviato a giudizio nell'ambito della maxi operazione Tower nel marzo 2019: l’inchiesta riguardava il campo nomadi e aveva portato all'emissione di quasi 40 custodie cautelari nei confronti di altrettanti sinti, con le accuse di furto e ricettazione.

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