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L'ingresso della caserma dei carabinieri dove Bramante morì dopo la coltellata

L'ingresso della caserma dei carabinieri dove Bramante morì dopo la coltellata

«Non volevo ucciderlo ma solo spaventarlo con il coltello. Sono dispiaciuto»

Parla Pierluigi Baletta accusato di aver ucciso Rocco Bramante con una coltellata in via Roma a Caorso il 13 gennaio 2020. Sarà processato con rito abbreviato. La coltellata dopo una lite per vecchi rancori. Il boss dei sinti morì pochi istanti dopo sui gradini della caserma dei carabinieri dove aveva cercato invano rifugio

«Non volevo ucciderlo. Avevo paura e volevo che se ne andasse, non pensavo che finisse così». A dirlo Pierluigi Baletta accusato di omicidio volontario nei confronti di Rocco Bramante, il boss dei sinti di Caorso. L'omicidio avvenne davanti al Bar Filly in via Roma a Caorso il 13 gennaio 2020. Baletta ha parlato davanti al gup Fiammetta Modica assistito dagli avvocati Alida Liardo e Paolo Lentini i quali avevano chiesto e ottenuto il rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena). Con loro anche il legale Camillo Bongiorni che rappresenta la compagna della vittima, Giordana Lucchesi che si è costituita parte civile. Anche la madre e tre sorelle si erano costituite parte civile con l'avvocato Licia Sardo. Titolare delle indagini il sostituto procuratore Antonio Colonna. 

Baletta, che ora è ai domiciliari, ha raccontato di aver incontrato Bramante quella sera nei pressi del bar, lui l'avrebbe salutato mentre l'imputato gli avrebbe detto: «Non parlarmi più, per colpa tua non riesco più a lavorare (operavano nel settore del ferro e del recupero del materiale ndr), poi Bramante mi ha colpito con un pugno». Baletta si era spaventato ed era entrato nel bar dove ha preso un coltello. E' uscito e: «L'ho brandito per fargli paura, per mandarlo via, non volevo accoltellarlo ma solo pungerlo. Non volevo uccidere, non pensavo finisse così, sono dispiaciuto». Le stesse parole le aveva già dette in carcere nell'interrogatorio di garanzia pochi giorni dopo l'arresto: la sua intenzione non era quella di uccidere. Bramante stava salendo a bordo dell'auto dove si trovava anche la compagna, e nel tentativo estremo di salvarsi si diresse alla caserma dei carabinieri dove però morì in un lago di sangue proprio sui gradini dove fu soccorso in pochi minuti dal 118. 

omicidio bramante-4La procura aveva da subito escluso moventi razziali e aveva puntato i riflettori sull’attività di Bramante, che si dedicava alla raccolta del ferro. Fra i due potrebbero esserci stati dissapori di natura economica, aggravati anche da vecchi rancori. Baletta,  secondo la ricostruzione dei carabinieri, lo avrebbe colpito alla coscia sinistra (un fendente ferì anche il polso) con un coltello da cucina, tagliando l’arteria femorale. Dopo aver colpito il rivale che si trovava seduto in auto al posto di guida, aveva riconsegnato l’arma alla barista cinese a cui lo aveva preso. La donna, poi, lo aveva lavato e gettato nella spazzatura, dove era stato recuperato dai militari. La morte dell'uomo aveva provocato la forte reazione dei sinti, che chiedevano subito la condanna all’ergastolo per Baletta. La compagna aveva descritto il marito come una brava persona, per nulla violenta e benvoluto da tutta la comunità sinti, di cui era diventato il capo pur non essendo di origine nomade. Rocco Bramante, pregiudicato 52enne del campo nomadi di Caorso era ritenuto dai carabinieri il capo della gang di ladri d'abitazione sgominata nella maxi operazione Tower.

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