Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca Borgonovo Val Tidone

«Damia si occupava di tutto ma pensava al futuro e lui l'ha ammazzata. Chieda perdono ai figli»

Omicidio Damia El Essali a Borgonovo nel 2019. Udienza di otto ore il 31 maggio. Imputato il marito per omicidio volontario. In aula hanno parlato undici testi che hanno ripercorso tutte le fasi dell'omicidio, le indagini e la storia della famiglia

L'aula il 31 maggio. Nella altre immagini: la vittima Damia El Essali, la casa dove fu uccisa, l'avvocato dell'imputato Andrea Perini, il pm Emilio Pisante e il maresciallo maggiore Cosimo Scialpi sul luogo dell'omicidio, l'imputato Abdelkrim Foukahi, e gli avvocati delle parti civili Wally Salvagnini e Mara Tutone

E’ durata quasi otto ore l’udienza del processo che vede sul banco degli imputati Abdelkrim Foukahi accusato di omicidio volontario aggravato per aver sgozzato la moglie Damia El Essali e trovata cadavere l’8 maggio 2019 nella nella loro abitazione a Borgonovo e poi di essere scappato in auto con i due figli piccoli (ora hanno 7 e 5 anni e vivono con una delle sorelle della vittima). Fu bloccato in un’area di servizio lungo l'A4 vicino a Treviso dopo ore di incessanti ricerche da parte di carabinieri e polizia stradale. Probabilmente Damia fu assassinata tra il 6 e il 7 maggio: l’8 non si è recata al lavoro alla vetreria di Borgonovo, di lì partirono tutti gli accertamenti che portarono alla tragica scoperta. Nella prossima udienza si parlerà di un video importante e che contiene alcune dichiarazioni della figlia piccola ascoltata in audizione protetta nei mesi scorsi.  L’uomo è detenuto alle Novate dal giorno dell’arresto. L’udienza si svolge in Corte d’Assise presieduta dal giudice Gianandrea Bussi (a latere Sonia Caravelli) e giudici popolari. In aula, oltre ovviamente al pm Emilio Pisante, titolare dal caso, l’imputato con il suo difensore Andrea Perini e gli avvocati delle parti civili Wally Salvagnini (che rappresenta i famigliari) e Mara Tutone per il centro antiviolenza "La città delle donne Telefono rosa Piacenza". Nella giornata del 31 maggio hanno parlato undici testi, alcuni dell’accusa, altri delle parti civili.

L’AUTOPSIA - La vita di Damia finì a 45 anni nella cucina del suo appartamento in un lago di sangue. Era madre di tredamia omicidio 2021-2 figli, due piccoli (all’epoca dei fatti di 5 e 3 anni) e di una giovane donna avuta da una precedente unione e che studiava in Marocco. In Italia dal 2002 aveva sempre lavorato. Due colleghe della vetreria dove la donna lavorava da anni come una delle sorelle e un cognato, testi nell’udienza, l’hanno descritta come una gran lavoratrice, una persona corretta, sincera ed onesta. «Una volta – ha detto una – l’ho incrociata in corridoio. L’ho salutata e lei ha pianto. Era triste ma mi liquidò dicendo che si trattava di problemi personali, effettivamente era molto riservata, ma io vidi che era molto triste».  E’ toccato a Marco Ballardini, medico legale dell’Istituto di Medicina Legale di Pavia, raccontare dell’autopsia eseguita sul corpo della vittima il 10 maggio: «I colpi inferti alla donna sono 7 (8 se si conta una piccola lesione puntiforme compatibile con la punta del coltello da cucina usato dall’assassino). Si concentrano tutti nella parte del collo ma solo uno è risultato essere quello mortale, ossia quello che l’ha trapassata recidendo la carotide e provocando la morte in pochi minuti per asfissia ed emorragia. L’arma fu infatti peraltro ritrovata dai carabinieri ancora conficcata nella carne». «Per compiere una tale azione c’è voluta un’energia notevole – ha spiegato il medico -. Sul corpo di Damia sono state riscontrate anche altre piccole lesioni ricevute quando era ancora in vita, così come le coltellate. Le ecchimosi sulle braccia potrebbero far pensare al tentativo estremo della donna di scappare dall’uomo, potrebbe essere caduta e poi rialzata per poi soccombere definitivamente. Infine alcune lesioni al volto potrebbero dimostrare come ci possa essere stata una compressione delle vie respiratorie o con una mano o con telo per impedire che potesse urlare. Credo sia stata colta di sorpresa: non si aspettava di morire, ma ha tentato di salvarsi».

L’ASSASSINIO - «Quella mattina ricevetti dal comandante della stazione carabinieri di Borgonovo, il marescialloomicidio damia 2021 processo-2 maggiore Cosimo Scialpi una chiamata: “è stata uccisa una donna. Noi siamo qui”». A dirlo il tenente Camillo Calì all’epoca dei fatti alla guida del Nucleo Investigativo dell’Arma. Nei pressi della casa in via Pianello si erano già radunati parenti e amici: il fratello e una sorella non sentivano né vedevano Damia dalla sera prima, aveva visualizzato un messaggio ma non aveva risposto e soprattutto non si era presentata al lavoro, appurarono i militari di Borgonovo in pochi minuti. Non era da lei, qualcosa non tornava. La porta era chiusa, non rispondeva nessuno,  i carabinieri chiamarono i vigili del fuoco che per entrare spaccarono i vetri di una finestra, il maresciallo documentò l’entrata con un video. In cucina trovarono Damia ormai cadavere da parecchie ore. Nessuna traccia né dei figli né del marito. Immediatamente i militari si precipitarono all’asilo dove venne comunicato loro che la figlia era stata prelevata dal papà alle 12.45 del 6 maggio. Nell’abitazione, passata al setaccio dalla scientifica non vi era traccia del cellulare della donna.

LE RICERCHE DEL FUGGITIVO - «A quel punto pensammo – ha proseguito Calì – che l’uomo era in fuga con l’auto eandrea perini avvocato 2021-2 con i due figli piccoli, forse voleva portarli in Marocco, ma come? Attivammo le polizie di frontiera e quelle portuali ma anche le tratte autostradali fornendo targa e modello della vettura che aveva in uso. Come da prassi furono messi sotto intercettazione varie utenze, compresa quella della vittima (il cellulare fu poi trovato a bordo dell’auto al momento della cattura insieme a circa 9mila euro che la donna stava risparmiando per prendere un appartamento in Marocco vicino al mare). «Da quanto ricostruito  in seguito – ha spiegato il graduato - Abdelkrim Foukahi il 6 maggio ha imboccato l’autostrada A21 a Castelsangiovanni verso Genova, ha sconfinato in Francia dove si è fermato una notte a Cannes, la mattina seguente ha acceso il cellulare della moglie per pochi minuti, è tornato in Italia e si è messo in viaggio verso Milano dove ha passato la seconda notte, probabilmente in auto come la prima. L’auto poi è stata agganciata a Lonato nel Bresciano, poco dopo a Vicenza direzione Venezia e infine bloccata in un’area di servizio lungo l’A4 a Treviso». «I bambini – ha detto Calì - stavano bene anche se piangevano perché vedevano il padre agitato: lui sapeva che gli sarebbero stati tolti. Si è sempre preso cura di loro: gli scontrini in vari autogrill e punti ristoro dimostrano come li abbia sempre sfamati e accuditi. Ritrovare i piccoli, prima che potesse accadere loro qualcosa, era il nostro pensiero fisso da quando capimmo che li avevi presi lui». In aula ha riferito anche il carabiniere in forza alla stazione carabinieri di San Nicolò, Serafino Vito: «La sera del 27 marzo 2019 fummo inviati dalla centrale a casa di Damia per una lite famigliare. Al nostro arrivo la donna si preoccupò di dirci che era tutto risolto e che avevano litigato perché il marito erroneamente pensava che Damia lo potesse lasciare in quanto aveva perso il lavoro. La donna invece – disse – non se ne sarebbe andata perché l’uomo badava ai figli quando lei lavorava, quindi era sicuramente una presenza utile».

PENSAVA SEMPRE AL FUTURO  – Prima di sposare Abdelkrim Foukahi, Damia era stata la moglie di un altro uomo.pisante scialpi 2021 omicidio damia-2 Dalla loro unione era nata una ragazza, all’epoca ventenne che studiava in Marocco. In Italia Damia aveva avuto anche un’altra relazione che però sfociò in nulla, infine conobbe Foukahi. Su come si sono incontrati le versioni discordano: forse si sono conosciuti in Marocco o forse semplicemente dopo una relazione a distanza e dopo essersi sposati per delega (come prassi in Marocco ed emerso in maniera chiara in udienza), lui ottenuti così i documenti grazie al matrimonio venne in Italia nel 2013. Qualcuno ha detto anche che forse non si erano mai nemmeno visti prima di persona. Si stabilirono a Borgonovo perché Damia era un’operaia della vetreria, mentre a Castelsangiovanni abitavano le sorelle e due fratelli. A tratteggiare la vita della coppia e ricostruire le dinamiche di una famiglia molto ampia e legata è invece toccato alle sorelle Souad, Nehza, al marito di quest’ultima (i due hanno adottato i piccoli orfani di madre), a due fratelli e a una cugina che abita a Milano ma che passò qualche tempo a Castelsangiovanni in seguito all’omicidio per aiutare la famiglia.

Donna uccisa a Borgonovo ©Gis/ilPiacenzaI RISPARMI PER UNA CASETTA AL MARE - «Damia era felice, generosa, pensava sempre al futuro, era solare e sorridente. Spesso - racconta la sorella Souad - si confidava con me anche perché lavoravamo assieme. Del marito non ha mai parlato male ma credo si vergognasse perché non lavorava ma lo giustificava dicendo che prima o poi, quando avrebbe imparato un po’ l’italiano avrebbe trovato un’occupazione e nel frattempo badava ai figli piccoli». «Foukahi – ha detto – non era espansivo, quando le nostre famiglie si trovavano se ne stava in disparte. Stava solo ma si prendeva cura dei figli, a loro voleva bene». E sulla piccola casa vicino al mare in Marocco: «Mia sorella stava risparmiando per comprare un appartamento nel suo Paese, aveva già versato una caparra e mi ha detto che aveva circa 7-8mila euro in contanti per poter pagare un’altra rata. Pagava tutto, si occupava di ogni incombenza e sentiva questo peso gigantesco. Avrebbe voluto uscire, fare qualcosa di bello, essere più spensierata ma erano sempre troppe le cose da pagare e a cui pensare. Credo che suo marito non volesse che la casa in Marocco fosse intestata solo a lei. Due settimane prima di morire andò via prima dal lavoro: pianse e mi disse che tutto il mondo le era caduto addosso».

I FRATELLI E LE SORELLE - «In quella famiglia c’erano problemi come ci sono ovunque. Ho avuto spesso la sensazione che però il marito volesse isolarla e che non gradisse che i parenti andassero a trovarli o partecipare alle riunioni o feste di famiglia. Spesso mi ha trattato male senza motivo – ha detto uno dei due fratelli -, non volevo creare problemi a mia sorella e allora me ne andavo. Non credo che suo marito avesse molta voglia di lavorare e quando gli capitava un’occasione si faceva licenziare, una volta insultò un capo. Tuttavia curava i bambini e li accudiva ma li vedevo poco». L’avvocato dell’imputato ha spesso incalzato il teste chiedendogli come mai sapesse tutto pur vedendoli di fatto pochissimo e ha mostrato anche agli altri testi della parte civile alcune fotografie dove sono ritratti tutti assieme a dimostrazione invece di comsalvagnini tutone avvocati 2021-2e il suo assistito non vietasse nulla alla moglie. «Mi ha chiamato tre giorni prima di essere uccisa, voleva che passassi da lei perché aveva cucinato dei dolci e voleva regalarmeli. Passai a casa loro, lui mi salutò con la mano e ho percepito qualcosa di strano: col senno di poi penso che Damia volesse dirmi qualcosa perché voleva che rimanessi ma capii di non essere ben accetto e me ne andai. Il giorno dopo l’ho chiamata ma non ha mai più risposto. Foukahi  mi aveva confidato che accudire due bambini piccoli quasi tutto il giorno è un vero e proprio lavoro, me lo confidò durante i tre giorni in cui abbiamo lavorato assieme», ha detto un altro fratello, anzi, fratellastro della vittima.

I FIGLI DI DAMIA SONO AL SICURO E FELICI - Nehza che con il marito ha adottato i bambini di Damia ha raccontato come poco dopo l’omicidio stessero male: «Il maschio non dormiva e la femmina, già più grande, non accettava la morte della madre: l’ha cercata per molto tempo. Non si fidava di nessuno e spesso era aggressiva. Piano piano, anche grazie ad un supporto psicologico costante abbiamo creato un rapporto. Ha cominciato a fidarsi di me, dormivano insieme – ha raccontato Nehza -, poi abbiamo creato una stanza per lei, con i suoi abiti, i suoi giocattoli e anche con i miei figli ha cominciato a comunicare e ha ricominciato a vivere. All’inizio le dicevamo che la mamma era d’accordo che stesse con noi, che le voleva bene e anche noi ne volevamo a lei». Nehza ha dichiarato di non aver avuto più rapporti con Damia dal 2015 e di non averli praticamente più visti da quando la bambina aveva compiuto un anno. «Quando Damia mi disse che voleva sposarsi con Abdelkrim io le dissi che non era giusto, come poteva sposare un uomo che non aveva mai visto? Eppure Damia è sempre stata libera di scegliere e così ha fatto i documenti per la delega per il matrimonio, trovato una casa e ha fatto arrivare Foukahi in Italia. Quell'uomo non si presentò nemmeno alla festa in suo onore qui a Castelsangiovanni». Nell’udienza preliminare – ha ricordato Perini – l’imputato chiese scusa a Nehza e le diede un bacio, la donna non ricordava il gesto di scuse ma disse: «Non a me devi chiedere perdono, ma ai tuoi figli che cresceranno e chiederanno dov’è la loro mamma».

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