Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca Vicolo Degani

Omicidio di via Degani: l'assassino incastrato dal Dna scappa in Tunisia

Il presunto assassino di Giorgio Gambarelli, trovato sgozzato nella sua abitazione in via Degani il 27 luglio scorso, è stato incastrato da una traccia di sangue. Si tratta di un 26enne tunisino pregiudicato, nullafacente e senza fissa dimora che ora risulta irreperribile sul territorio italiano

Da sin: il luogotenente Pietro Santini del Nucleo investigativo, il capitano Massimo Barbaglia, il pm Ornella Chicca, il colonnello Paolo Rota Gelpi e i carabinieri del Ris

Il presunto assassino di Giorgio Gambarelli, il fisioterapista di 57 anni trovato sgozzato nella sua abitazione in via Degani il 27 luglio scorso, è stato incastrato da una traccia di sangue che i carabinieri del Ris di Parma hanno trovato nella casa della vittima. Si tratta di un 26enne tunisino clandestino, pregiudicato, nullafacente e senza fissa dimora che ora risulta irreperribile sul territorio italiano. Il gip di Piacenza ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario nei confronti dello straniero.

A fare il punto sulle indagini in procura il pm Ornella Chicca, il colonnello dei carabinieri Paolo Rota Gelpi e il capitano del nucleo investigativo di Piacenza Massimo Barbaglia e il luogotenente Pietro Santini. Dicono: «Una settimana dopo il delitto avevamo chiuso il cerchio ma abbiamo tenuto il massimo riserbo nella speranza che il tunisino tornasse in Italia». Infatti il giovane pare che sia scappato da Piacenza  subito dopo il delitto e che sia tornato in Tunisia passando per la frontiera di Ventimiglia.

L'uomo è stato incastrato da una traccia ematica trovata su un cassettone nella camera da letto di Gambarelli che probabilmente prima di essere sgozzato ha cercato di difendersi. I carabinieri, avendo già dei sospetti su questo ragazzo poichè il suo cellulare, dai tabulati, ha agganciato la cella di via Degani nel lasso temporale in cui è avvenuto il delitto, hanno sottoposto ad un tampone salivare un parente del sospettato per verificare se ci fossero delle compatibilità tra i due Dna, e così è stato. Ora non resta che aspettare la dichiarazione di latitanza e quindi il mandato di cattura europeo.

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