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Giovedì, 19 Maggio 2022
Indagini in corso / Lugagnano Val D'Arda

Due gambizzazioni sospette prima dell'omicidio di Lugagnano

Nel Pavese e a Milano due marocchini gambizzati in due giorni: potrebbero essere collegati al fatto di Tabiano. La vittima, che è un pusher, infatti potrebbe aver “pestato i piedi” a qualche collega più importante anche con qualche rapina creando più di un malumore. Le indagini dei carabinieri proseguono senza sosta

Si è svolta nella giornata del 2 maggio l’autopsia sul corpo del marocchino 30enne ucciso con un colpo di pistola all’addome il 28 aprile a Tabiano di Lugagnano, in una boscaglia conosciuta da tutti come fiorente piazza di spaccio a cielo aperto di cocaina ed eroina. A compierla, all’istituto di Medicina Legale di Pavia, il medico legale Marco Ballardini. L’esame chiarirà, tra le altre cose, anche l’arco temporale in cui è avvenuto l’omicidio, dettaglio importante che andrà ad incrociarsi con tutti gli altri dati ed elementi raccolti dai carabinieri che stanno indagando senza sosta da quel giorno coordinati dal sostituto procuratore Matteo Centini. Né il proiettile né il bossolo sono stati trovati, ma molto importante è stato il ritrovamento, addosso al morto, di quattro cellulari. Da quei dispositivi e da ciò che contengono potrebbe arrivare il movente.

L’assassinio è maturato nell’ambiente dello spaccio e la vittima faceva parte dell’ingranaggio: era un pusher. Potrebbe aver "pestato i piedi" a qualche "collega" più importante per forse espandere l’attività - peraltro molto redditizia - anche con qualche rapina e aver creato quindi più di un fastidio terminato con un sanguinoso regolamento di conti. Ricordiamo che la vittima sembra aver avuto una residenza pressoché fittizia a Vigevano perché in verità era solito pendolare tra il Milanese e il Piacentino e alle spalle aveva qualche precedente per droga. Legati al mondo degli stupefacenti sarebbero anche i due marocchini gambizzati (con svariati colpi d’arma da fuoco) martedì 26 e mercoledì 27 aprile nel Pavese e a Milano, giovedì 28 aprile poi l’omicidio nel Piacentino.

I tre gravissimi fatti di sangue potrebbero essere collegati ma il riserbo sulle indagini è - giustamente - massimo, e si inserirebbero in un’escalation di tensioni tra bande di spacciatori (tutti connazionali) culminata con la morte di Tabiano. Nel Pavese, si diceva, il 26 aprile si è verificato un inseguimento tra due auto, poi lo schianto di una delle due contro un palo sull’ex Statale Bronese a Campospinoso. Testimoni hanno visto caricare sulla seconda vettura il conducente della vettura schiantata. Dopo alcune ore un giovane, ferito con colpi di pistola alle gambe è stato trovato riverso in un lago di sangue a Barbianello. Questo – marocchino – sarebbe la stessa persona coinvolta nell’incidente del giorno prima. Il 27 aprile invece un altro marocchino è stato ricoverato all'ospedale di Garbagnate Milanese. Lì è stato scaricato da un’auto, anche lui era stato raggiunto da ben quattro colpi di pistola alle gambe. Da quanto ricostruito sarebbe stato ferito all'interno del Parco delle Groane, tra Cesate e Solaro e poi portato lì dove è stato soccorso.

Contestualmente si stanno anche visionando tutti i video delle telecamere presenti nella zona di Lugagnano ma non solo e sia quelle private sia quelle di lettura targhe che potrebbero forse aver catturato il passaggio dell’auto degli assassini ma anche della vittima se mai fosse arrivata sul luogo dell’omicidio autonomamente. Nei pressi del tornante i militari hanno anche fermato alcuni assuntori che sono risultati estranei ai fatti ma che potrebbero forse fornire qualche dettaglio utile, senza volere potrebbero aver visto o sentito qualcosa. 

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