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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca

Omicidio Pierini, chiesti 10 anni per il nipote

Gino Laurini è accusato di omicidio premeditato, con la madre Maria Grazia Guidoni, per aver ucciso la nonna Giuseppina nel 2012 a Pontenure. Per il giovane, che ha scelto il rito abbreviato, il pm Fontana ha chiesto le attenuanti generiche facendo così scendere la pena

Dieci anni di reclusione. Li ha chiesti il pm Roberto Fontana per Gino Laurini, il 23enne accusato di omicidio premeditato, e occultamento di cadavere, nei confronti della nonna, Giuseppina Pierini, 63 anni, malata di Alzheimer, uccisa a Pontenure il 3 luglio 2012 e poi trasportata a Massa Marittima e gettata tra i rovi di un casale in abbandono, dove anni prima la famiglia aveva abitato. Con lui è accusata anche la madre di Gino, Maria Grazia Guidoni, 46 anni, la quale ha in corso il processo in corte di Assise.

Laurini, assistito dall’avvocato Sandro Nunzi del foto di Grosseto, invece ha scelto il rito abbreviato. Questa mattina, 14 aprile, è cominciata l’udienza. Dopo la requisitoria del pubblico ministero e la richiesta di condanna, il giudice per l’udienza preliminare, Adele Savastano ha rinviato il processo al 18 maggio, quando ci sarà l’arringa della difesa.

Laurini è il teste chiave di questa vicenda. Fu lui, infatti, nel 2015 a rivelare ai carabinieri ciò che sarebbe successo nella casa di Pontenure e a puntare il dito con la madre che avrebbe ucciso la propria mamma.

LE ACCUSE

E l’importanza delle rivelazioni di Gino Laurini, unite allo stato di soggezione psicologica nei confronti della madre, sono due variabili che hanno portato l’accusa a chiedere al gup di concedere le attenuanti generiche. Il reato commesso dal giovane, in concorso con la madre, prevede l’ergastolo. Alla fine, la pena per i due reati sarebbe stata di 15 anni, ma la scelta di Gino di essere processato con il rito abbreviato - e il conseguente sconto di un terzo della pena - ha portato alla richiesta di 10 anni.

Fontana ha prima ricostruito i fatti, partendo dalle dichiarazioni di Gino Laurini e dai riscontri effettuati dai carabinieri di Piacenza e Follonica, poi ha confrontato le dichiarazioni rilasciate da madre e figlio. E qui, il pm ha evidenziato l’incompatibilità fra le due versioni dei fatti. Due versioni che potrebbero tornare a galla in Assise, perché la corte ha accolto la richiesta dei difensori di Guidoni - gli avvocati Gianpaolo Ronsisvalle e Roberta Sofia, di Modena - di mettere confronto madre e figlio in aula.

LA REQUISITORIA

Il pm ha contestato l’alibi di Maria Grazia Guidoni riguardo alla sera che avrebbe trascorso con il compagno del 2015, Andrea Tana. Lei ha detto che aveva passato la notte da lui, ma per il pm non è stato così.

Inoltre, la donna ha sempre detto di aver trascorso la giornata in casa. La sorella di Maria Grazia, però, aveva detto che quel giorno aveva telefonato per far gli auguri alla mamma Giuseppina che compiva gli anni. La sorella non gliel’avrebbe mai passata al telefono.

Inoltre, i segni sulla testa (di Pierini vennero trovate solo le ossa). Guidoni - che ha sempre negato di aver ucciso la madre, ma in seguito aveva ammesso di aver aiutato il figlio a trasportare il cadavere da Pontenure a Massa e di averlo gettato tra i rovi - ha detto di non aver colpito il cadavere. Secondo il figlio, invece, la madre avrebbe colpito con una zappa o una vanga il capo per rendere irriconoscibile il corpo. E avrebbe anche gettato dell’acido sul volto. Gli esami del medico legale avevano evidenziato che sul teschio erano presenti segni che lasciavano ipotizzare colpi vibrati con forza e di taglio, da un oggetto contundente. Infine, per la pubblica accusa, a pesare è stato anche l’atteggiamento violento che avrebbe tenuto Maria Grazia con la madre (l’avrebbe picchiata) al contrario di Gino che, invece, avrebbe in più occasioni accudito l’anziana ammalata.

LA VICENDA

Il corpo di Pierini venne ritrovato la sera del 12 novembre 2015 nel podere di Massa Marittima (Grosseto). Accusati dell’omicidio - avvenuto secondo la procura il 3 luglio 2012 a Pontenure - dell’allora 63enne sono la figlia Maria Grazia Guidoni, e il nipote (figlio di Maria Grazia) Gino Laurini. Le accuse sono di omicidio volontario premeditato, con le aggravanti di averlo commesso su una persona, un familiare, con minorata difesa (un’anziana malata), per motivi futili e abbietti. Entrambi sono anche accusati di distruzione di cadavere. La donna, inoltre, deve anche rispondere di falso, per aver denunciato la scomparsa della madre. Un tentativo di nascondere sì il delitto, secondo la procura, ma anche per cercare di non perdere la pensione dell’anziana.

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