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Cronaca Pontenure

Omicidio Pierini, il nipote condannato a 9 anni: «Non ho ancora perdonato mia madre»

Per il figlio di Maria Grazia Guidoni, accusato con la madre di aver ucciso la nonna nel 2012, il pm aveva chiesto 10 anni

Gino Laurini, figlio di Maria Grazia Guidoni, accusato con la madre di aver ucciso la nonna, Giuseppina Pierini a Pontenure il 3 luglio 2012, è stato condannato nella mattinata dell'8 giugno a 9 anni di reclusione. Il Pm, Roberto Fontana, ne aveva ne aveva chiesti 10, ma il giudice Adele Savastano ha riconosciuto il rapporto di sottomissione che il giovane aveva con la madre. Gli era stato concesso il rito abbreviato. 

Laurini, al termine della lettura della sentenza ha risposto ad alcune domande dei giornalisti: "È stato un lungo travaglio per elaborare quanto successo. Sono pentito di quanto fatto, ma sono convinto di aver fatto la cosa giusta quando sono andato dai carabinieri". E alla domanda se pensa di perdonare la propria madre madre, dopo un lungo silenzio, dice: "non è facile, ci devo pensare". 

Il giovane è accusato di omicidio premeditato e occultamento di cadavere nei confronti della nonna, la 63enne Giuseppina Pierini, malata di Alzheimer, uccisa a Pontenure il 3 luglio 2012 e poi trasportata a Massa Marittima e gettata tra i rovi di un casale in abbandono, dove anni prima la famiglia aveva abitato. La madre, 46enne, ha in corso il Processo in corte di Assise. Laurini, difeso dall'avvocato Sandro Nunzi, è il teste chiave di questa vicenda. Fu lui, infatti, nel 2015 a rivelare ai carabinieri ciò che sarebbe successo nella casa di Pontenure e a puntare il dito contro la madre che avrebbe ucciso la propria mamma. 


Il corpo di Pierini venne ritrovato la sera del 12 novembre 2015 nel podere di Massa Marittima (Grosseto). Accusati dell'omicidio - avvenuto secondo la procura il 3 luglio 2012 a Pontenure - dell'allora 63enne sono la figlia Maria Grazia Guidoni, e il nipote (figlio di Maria Grazia) Gino Laurini. Le accuse sono di omicidio volontario premeditato, con le aggravanti di averlo commesso su una persona, un familiare, con minorata difesa (un'anziana malata), per motivi futili e abbietti. Entrambi sono anche accusati di distruzione di cadavere. La donna, inoltre, deve anche rispondere di falso, per aver denunciato la scomparsa della madre. Un tentativo di nascondere sì il delitto, secondo la procura, ma anche per cercare di non perdere la pensione dell'anziana.

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