Omicidio Pierini, la procura chiude la indagini: madre e figlio accusati di omicidio premeditato

L'anziana malata di Alzheimer massacrata, a Pontenure, dalla figlia per entrare in possesso dei soldi della pensione. Le sue ossa vennero trovate tre anni dopo a Massa Marittima, tra i rovi. A far scoprire il figlio che non sopportava più quel terribile segreto

Nel riquadro, la vittima Giuseppina Pierini

E’ stata chiusa l’inchiesta su uno dei delitti più efferati mai avvenuti nella nostra provincia. La procura ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini a Maria Grazia Guidoni, 46 anni, e al figlio Gino Laurini, 23, accusati di aver ucciso la 63enne Giuseppina Pierini, rispettivamente madre e nonna dei due indagati. Pesantissime le accuse nei loro confronti; madre e figlio devono rispondere di omicidio volontario premeditato, con le aggravanti di averlo commesso su una persona, un familiare, con minorata difesa (Pierini era malata di Alzheimer), per motivi futili e abbietti. Entrambi sono anche accusati di distruzione di cadavere. La donna, inoltre, deve anche rispondere di falso, per aver denunciato la scomparsa della madre. A scatenare la furia bestiale, secondo le accuse, uno dei moventi più vecchi del mondo: il denaro. Ora, i difensori - tutti del Foro di Grosseto - hanno venti giorni di tempo per chiedere alla procura di interrogare i due indagati, di presentare memorie o richieste di nuove indagini. La donna, che si trova in carcere, è assistita dall’avvocato  Cecilia Corsini, mentre il giovane, che è libero, è difeso dagli avvocati Sandro e Sergio Lunzi. Al termine dei venti giorni, la procura chiederà il rinvio a giudizio.

IL RIMORSO DEL FIGLIO I resti del corpo dell’anziana donna - il Dna estratto dalle ossa ha confermato l’identità di Giuseppina Pierini - erano stati trovati il 12 novembre 2015 in un bosco a Massa Marittima. A farli scoprire era stato il figlio che, schiacciato dal peso di ciò che aveva fatto, aveva raccontato ai carabinieri di Massa che cosa sarebbe avvenuto nell’abitazione di Pontenure il 4 luglio 2012.

Le indagini dei carabinieri, coordinate dal sostituto procuratore Roberto Fontana (all’inizio aveva collaborato anche il pm Michela Versini, poi trasferita) avevano portato alla luce una uccisione feroce, voluta con forza, e messa in atto con determinazione.

Per tre anni nessuno aveva più saputo nulla. Poi, il fardello che il ragazzo si portava sulle spalle era diventato insostenibile e quelle tragiche scene dell’uccisione erano riaffiorate alla mente fino a rendere impossibile che la sua memoria le sopportasse.

LA SCOPERTA DELLE OSSA Tutto parte da una pensione di 2100 euro che l’anziana malata percepiva. Il denaro veniva girato su un conto intestato solo alla figlia. All’epoca, Guidoni doveva occuparsi anche della bisnonna che, dalle indagini è emerso venisse maltratta anche lei. La figlia, stanca delle cure che doveva prestare alle due anziane, avrebbe pianificato l'omicidio per continuare a intascare la pensione. I servizi sociali, venuti a conoscenza dei maltrattamenti, erano intervenuti e il Tribunale aveva nominato un amministratore, tagliando così fuori la Guidoni dalla gestione del denaro. Da qui, si ipotizza, possa essere nata l’idea di sopprimere la madre. Con lei, viveva anche il figlio 18enne, descritto come un giovane soggiogato dalla madre. Una catena psicologica che il ragazzo ha trovato la forza di spezzare prima allontanandosi dalla madre nel settembre 2015 trasferendosi a Grosseto per lavorare insieme al patrigno, e poi trovando il coraggio per autodenunciarsi e raccontare tutto.  

IL RACCONTO AGGHIACCIANTE Agghiacciante il racconto del matricidio emerso dalle dichiarazioni del ragazzo. Durante il pranzo, davanti al figlio, la Guidoni avrebbe fatto ingerire a forza alla madre un cocktail di farmaci - risultato dalle analisi “non mortale» - mentre continuava a ripetere ossessivamente, racconta il giovane, le frasi: “Questa è la festa del condannato” oppure “Ecco l'addio alla pensione”. Poi le avrebbe fatto bere dell'alcol e l'anziana, stordita, era caduta a terra. Mamma e figlio l’avrebbero quindi portata sul letto, ma la nonna ancora non moriva. Guidoni avrebbe allora messo un sacchetto di plastica in testa alla madre restando meravigliata che l’anziana fosse ancora viva: «Non è come nei film, questa non muore» avrebbe detto al figlio, il quale avrebbe suggerito di chiudere il sacchetto con del nastro adesivo. Intorno a mezzanotte, la povera Pierini era morta soffocata. E’ stata spogliata, avvolta in una coperta e gettata nel bagagliaio. Poi il viaggio in auto fino a Massa Marittima, con due zappe comprate poco tempo prima. Arrivati al casolare di famiglia, abbandonato da anni, hanno iniziato scavare una fossa, non riuscendoci per il terreno troppo compatto.

ACIDO SUL CADAVERE A quel punto con una zappa avrebbero colpito più volte il corpo della donna per farlo a pezzi e infine avrebbero versato dell'acido e del cemento sul viso per cercare si sfigurarla. Sembrava il canovaccio di un racconto horror di Edgar Allan Poe, ma, purtroppo, era la realtà. Il figlio quindi ha raccontato di aver detto alla madre di portare il cadavere al primo piano dell'edificio, ormai avvolto da un fitta vegetazione, e poi di lanciarlo nei rovi da un terrazzo. E così hanno fatto. I carabinieri di Follonica, guidati da Laurino, hanno effettivamente trovato le ossa della donna nel punto esatto indicato. Una ricostruzione che aveva lasciato increduli gli stessi carabinieri di Follonica che avevano raccolto il racconto del giovane.

I SOLDI, IL MOVENTE Il maledetto denaro è stato il detonatore di questo massacro. Il 5 luglio 2012 la figlia avrebbe dovuto incontrare l'amministratore di sostegno per consegnargli la documentazione bancaria della madre, ma questo l'avrebbe fatta scoprire: aveva sempre raccontato di una pensione di poche centinaia di euro, quando invece la donna percepiva 2100 euro ed era titolare di alcuni immobili nel Bolognese. Guidoni sarebbe stata scoperta e avrebbe quindi deciso di giocare d'anticipo, liberandosi della madre. Diversi gli elementi che hanno portato ad aggravare la posizione della 45enne, oltre quanto raccontato da Laurino: quando i carabinieri le hanno chiesto alcuni indumenti usati della 63enne per farli annusare ai cani, avrebbe detto di aver lavato tutto. Inoltre, ha taciuto che la madre era originaria di Grosseto e che proprio a Massa Marittima aveva dei famigliari dai quali poteva essere andata senza dirlo. Un piano criminale studiato e pianificato nel tempo, secondo la procura, quello di Maria Grazia Guidoni che però non aveva fatto i conti con la coscienza del figlio, che si era risvegliata con prepotenza tre anni dopo aver partecipato all'omicidio della nonna malata.

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