Omicidio Pierini, Maria Grazia Guidoni condannata all’ergastolo

Il pm chiede il massimo della pena. La Corte di Assise dispone anche l’isolamento diurno per tre mesi. La donna scoppia in lacrime. La difesa: «E’ stata sposata la tesi dell’accusa. Ricorreremo in appello, Guidoni non ha ucciso la mamma e non ha mentito»

Maria Grazia Guidoni dopo la lettura della sentenza (foto Gisimage)

Ergastolo, cioè “fine pena mai”. La corte di Assise, accogliendo le richieste della pubblica accusa, ha condannato al massimo della pena Maria Grazia Guidoni, 46 anni, stabilendo per le anche l’isolamento diurno per un periodo di tre mesi e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, esclusione dalla successione dei beni della mamma. Dopo la lettura della sentenza da parte del presidente Italo Ghitti - a latere il giudice Luca Milani oltre ai componenti della giuria popolare - Guidoni non è riuscita a trattenere le lacrime. La donna accompagnata dagli agenti della polizia penitenziaria, prima di rientrare nel carcere di Modena dove è detenuta, si è dovuta fermare nel cortile del tribunale per riprendersi dall’emozione della sentenza. I difensori della donna hanno, invece, preannunciato il ricorso in appello: «La Corte ha sposato la tesi accusatoria. La nostra tesi rimane quella esposta in aula e per la quale abbiamo ritenuto di chiedere l’assoluzione».

L’ACCUSA - Il pm Roberto Fontana aveva chiesto l’ergastolo per Maria Grazia Guidoni, la donna accusata di aver ucciso la madre, Giuseppina Pierini, a Pontenure, e poi di averne denunciato lo scomparsa. L'omicidio, però, venne alla luce grazie alla confessione del figlio Gino Laurini, 23 anni, nel novembre del 2015. Secondo Fontana si è trattato di «una vicenda estremamente drammatica» che ha portato alla tragedia «di madre e figlio che si accusano di omicidio». Una drammaticità che ha avvolto il contesto e la storia personale delle persone coinvolte, a partire da Guidoni. La donna ha avuto un’infanzia tormentata, lei stessa ha parlato di abusi da parte di parenti, due matrimoni falliti e quattro figli. La madre era vissuta come un peso. Il movente non era solo la pensione, seppur necessaria per tirare avanti (ma l’amministratore di sostegno avrebbe tolto alla donna la possibilità di agire sul conto). La malattia di Giuseppina Pierini (Alzheimer) poi ha aggravato il quadro. Nonostante questo, ha affermato il pm, la donna ha continuato a dire bugie. Arrivando, nel confronto in aula con il figlio, a dire che non aveva mai portato i figli al mare nel giugno 2012, come invece in precedenza aveva sempre sostenuto. Il pm ha ricordato altre versioni modificate. Il 2 luglio era andata in Toscana per un sopralluogo e non per “scaricare la tensione”. Aveva detto che la sera del 2 luglio era stata con il proprio compagno a Pontenure. E così pure per gli attrezzi comprati all’OBI (la pala, il cemento, l’acido muriatico) o quando ha negato di aver colpito il corpo della madre per smembrarlo, nel podere dove poi l’anziana è stata lasciata. Ma è stata smentita dalle testimonianze. L’altro pilastro della requisitoria è stato il figlio (il quale con il rito abbreviato è stato condannato a 9 anni). «Gino è credibile. Ha ammesso subito il proprio ruolo - ha affermato Fontana - e si è detto pronto a pagare per ciò che aveva fatto. Ha dato una versione coerente e stabile dei fatti. E le sue dichiarazioni non sono state smentite». Il racconto dell’avvelenamento della nonna, della morte, del trasporto del corpo e del tentativo di distruggerlo è vero, ha detto il pm, è pieno di dettagli mai smentiti. Senza le dichiarazioni di Gino, «questa storia sarebbe rimasta sepolta in un ufficio della procura, in un fascicolo sulla scomparsa di un’anziana». Dopo aver sostenuto che «mi pesa chiedere questa pena, che non è nelle mie corde» Fontana ha chiesto l’ergastolo.

LA DIFESA - La difesa di Guidoni ha invece chiesto l'assoluzione perché non ci sono prove. Roberta Sofia, che ha assistito Guidoni con l'avvocato Gianpaolo Ronsisvalle (i legali sono del Foro di Modena), ha anche chiesto di togliere le aggravanti della premeditazione e dei motivi abbietti che avrebbero spinto al matricidio: non perdere la pensione dell'anziana madre. Secondo Fontana, Laurini è credibile, mentre Guidoni ha raccontato tante bugie, comprovate dalle indagini e dalle sue stesse dichiarazioni. La difesa, invece, ha puntato sulla difesa dei figli da parte della Guidoni in particolare di quello più fragile, Gino. «Maria Grazia è una donna razionale - ha scandito Sofia - quando descrive cosa ha fatto il figlio. E’ vero ha sbagliato ad aiutare il figlio a portare il corpo della madre in Toscana, ma lei voleva difenderlo. E in una intercettazione, la donna dice di dover scegliere se mandare il figlio di 18 anni in carcere. Di dover scegliere “tra mia madre e mio figlio”. Anche la relazione della psichiatra Isabella Merzagora parla di “istinto di protezione”. Gino era il figlio più fragile, più vulnerabile». Maria Grazia ha sempre negato l’omicidio «e non è vero che il viaggio del 2 luglio fosse un sopralluogo. Non ci sono contraddizioni né menzogne, come sostiene l’accusa. Al telefono, intercettata, lei dice che il 2012 è l’anno della terza media e che non ha potuto portarli al mare alla metà di giugno come faceva sempre». Per Sofia, inoltre, tutti i figli avevano accesso al profilo Facebook del gruppo. La sera, il 2 luglio, in cui venne intercettato il cellulare della donna, a Pisa, nello stesso momento il profilo Facebook era attivo». Oltre ad alcuni testimoni reputati inattendibili, e al compagno che voleva solo fuggire da quella storia, Sofia ha affermato: «Non so perché, ma tutti i figli erano mossi da rancore verso la madre. In una intercettazione Gino dice che “non voglio infangare nessuno, ma la mamma è interessata solo al sesso”. Così parla il figlio. Io non so se sia la verità o solo desiderio di vendetta». Al termine, Sofia ha detto che la condanna di Maria Grazia sarà «un atto di fede verso le dichiarazioni di Gino. In questo processo non ci sono prove che vanno al di là di ogni ragionevole dubbio».

LA STORIA - Il corpo di Pierini venne ritrovato la sera del 12 novembre 2015 nel podere di Massa Marittima (Grosseto). Accusati dell'omicidio - avvenuto secondo la procura il 3 luglio 2012 a Pontenure - dell'allora 63enne sono la figlia Maria Grazia Guidoni, e il nipote (figlio di Maria Grazia) Gino Laurini. Le accuse sono di omicidio volontario premeditato, con le aggravanti di averlo commesso su una persona, un familiare, con minorata difesa (un'anziana malata), per motivi futili e abbietti. Entrambi sono anche stati accusati di distruzione di cadavere. La donna, inoltre, doveva rispondere di falso, per aver denunciato la scomparsa della madre.

Tutte le fotografie sono Gisimage

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