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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

"Operazione Magica", cocaina purissima a centinaia di piacentini facoltosi: otto arresti

Spaccio di cocaina pura al 70% a centinaia di clienti facoltosi per un giro d'affari, solo per il capo dell'organizzazione, di circa 30mila euro al mese per centinaia di migliaia di euro complessivi. Maxi operazione antidroga della Squadra Mobile. Otto ordinanze e quattro denunce

Spaccio di cocaina pura al 70% a centinaia di clienti facoltosi per un giro d'affari, solo per il capo dell'organizzazione, di circa 30mila euro al mese per centinaia di migliaia di euro complessivi. La maxi operazione antidroga della Squadra Mobile guidata da Serena Pieri e coordinata dal sostituto procuratore Matteo Centini, chiamata "Magica" è sfociata in otto misure cautelari spiccate dal gip Adele Savastano con l'accusa di traffico di droga in concorso e favoreggiamento. Si tratta di due coppie Giulia Albanese e Francesco Albanese, sottoufficiali dell'Esercito in forza al Genio Pontieri di Piacenza per i queli il gip ha deciso rispettivamente per l'obbligo di firma e per i domiciliari, di Giulia Ratti e Fabrizio Musciaglia (domiciliari e carcere), dell'albanese Vatnikaj Blerim di Brescia fornitore della polvere bianca (carcere) di Maurizio Dagliano, colui che avrebbe procurato i clienti (domiciliari), Berenato Alessandro come socio prima e concorrente poi del Musciaglia (domiciliari) e Paolo Granata accusato solo di favoreggiamento (obbligo di firma). I dettagli sono stati forniti durante una conferenza stampa dal procuratore capo Salvatore Cappelleri, dal sostituto procuratore Matteo Centini, dal questore Pietro Ostuni e dal commissario capo Serena Pieri con la dirigente della divisione anticrimine, Maria Pia Romita.

IMG_1382-2Le indagini, molto complesse, sono iniziate nel febbraio 2017 e si dividono sostanzialmente in due fasi: quella prima dell'arresto in flagranza dei soldati e del Musciaglia, ritenuto e chiamato "boss", e quella post arresti (maggio 2017) quando si è alzato il velo sulla vera e propria compagine criminale e sui centinaia di clienti che arrivavano ad acquistare un grammo di cocaina anche tre o quattro volte alla settimana per cento euro a dose. Musciaglia, descritto dal pm Matteo Centini, come una figura criminale di un certo spessore, scaltro, intelligente e pieno di risorse, godeva di un'ottima considerazione negli ambienti criminali di un certo livello, per questo motivo si riforniva di droga purissima dall'albanese a Brescia. I due, fanno sapere dalla Procura, si incontravano spesso in un ristorante: parlavano, concordavano la quantità e il prezzo. In un caso l'albanese aveva scortato il prezioso cliente fino a Piacenza, in un altro Musciaglia e la Ratti avevano acquistato cocaina portandola in città su un auto a bordo della quale era presente anche il figlio piccolo. La Ratti, sostengono gli inquirenti, riforniva urina "pulita" a persone che dovevano sottoporsi, ciclicamente a controlli. 

Le indagini sono state molto difficili perché il Musciaglia cambiava continuamente utenza telefonica fino a quando è arrivato ad averne una anche inglese, ogni due mesi cambiava l'auto che prendeva a noleggio, chattava con i clienti solo su WhatsApp, sapeva come muoversi, con chi parlare e come spacciare senza mai dare nell'occhio. I clienti, dal canto loro, tutti facoltosi e insospettabili, tenevano alla propria privacy. Gli scambi avvenivano a domicilio e in alcuni locali del centro storico, in pochi secondi e in maniera non sospetta. I soldi, provento di spaccio venivano investiti dall'uomo, compagno della Ratti, in immobili, motocicli e in droga, ma anche in viaggi di lusso e ristoranti alla moda: nel cellulare dell'uomo sono state trovate fotografie che lo ritraevano mentre contava il denaro, banconote da 500 euro su letti d'albergo.

In un'occasione l'uomo avrebbe portato la cocaina ad un suo cliente momentanemente in vacanza a Montecarlo. Il ruolo del soldato Francesco Albanese era quello della spalla fidata al quale il Musciaglia lasciava il comando quando capiva che per qualche giorno doveva cambiare aria (andava in Puglia). All'Albanese, dicono gli inquirenti, veniva corrisposto un compenso mensile di poco più di mille euro ("Ci hai pagato il mutuo della casa a Pontenure", si ascolta in un'intercettazione). I due soldati, insieme al Musciaglia chiamato "Boss", erano stati arrestati il 18 maggio 2017. Nell'abitazione della coppia di Genieri a Pontenure i poliziotti della Mobile, allora guidati da Salvatore Blasco, avevano trovato, ben nascosti dietro alle piastrelle del bagno, quattro etti di cocaina: un quantitativo che avrebbe potuto fruttare circa 32 mila euro alla vendita al dettaglio, bilancini di precisione, materiale per il confezionamento.

Il "Boss" invece era stato trovato in possesso di decine di scatole di Kamagra (vietato in Italia, acquistabile on line), IMG_8909-2-2-2-2-2Sildenafil e e Cialis, medicinali per ottenere prestazioni sessuali eccellenti. Parlando di Giulia Albanese in un'intereccettazione il fidanzato si lamentava con il Musciaglia dicendo "questa vuole fare il concorso per entrare in polizia e non sa nemmeno sistemare bene la mattonella dietro la quale mettiamo la droga". Il "Boss" che era nullafacente di fatto ma che conduceva una vita al di sopra delle proprie possibilità, come fanno i criminali di un certo spessore - ha detto il sostituto procuratore Matteo Centini - si era premurato di farsi assumere fittiaziamente da un imprenditore edile, in modo tale da poter dimostrare che lo stile di vita corrispondeva al guadagno. Per contro una coppia di soldati, per di più fidanzati, non destavano alcun sospetto e avevano la possibilità di spacciare, senza mai essere nel mirino delle forze dell'ordine, fanno sapere dalla Procura.

Accanto alle due coppie e al grossista albanese gravitavano anche le figure di Maurizio Dagliano colui che avrebbe procurato anche i clienti e di Paolo Granata l'unico accusato solo di favoreggimento. Ascoltato dai poliziotti per una cessione di cocaina era andato a spifferare tutto al Musciaglia che capendo di essere tenuto d'occhio aveva iniziato ad operare in modo ancor più sicuro. La "soffiata" di Granata aveva reso le indagini ancora più complesse, per questo il gip ha optato per la misura cautelare. Quattro per ora le denunce per favoreggiamento, tra i quali c'è anche Nicola Berti, ex calciatore nerazzurro. 

Cocaina in bagno, arrestati due soldati ©ilPiacenza

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