Ospedale militare, così si curano e si guariscono i contagiati

Medici e infermieri con le stellette assistono 38 persone. Le cure con antibiotici, farmaci antiretrovirali e per l’artrite reumatoide. La solidarietà dei piacentini colpisce i sanitari in divisa

Foto GisImage

La notizia è positiva: sulla base delle terapie «riscontriamo un miglioramento clinico dei pazienti e alcuni sono prossimi alla dimissione». Il capitano medico Marco Zuccaro è un cardiologo dell’Esercito. Guidati dal colonnello Gennaro Palermo (chirurgia d’urgenza), Zuccaro e altri colleghi, tra cui il capitano Paolo Restaino (otorinolaringoiatra) e l’anestesista, il tenente colonnello Paolo Pagliaro, sono alcuni dei sanitari - ci sono anche 14 infermieri militari - che operano nell’ospedale campale sistemato all’interno del Polo di mantenimento. Medici e infermieri provengono tutti dall’ospedale militare del Celio, a Roma, e da altri reparti di tutta Italia.

LA VITA AL CAMPO L’attività ferve. Di prima mattina la struttura brulica di personale: da chi gestisce la struttura, ai clinici, alla farmacia. Un mezzo speciale attraversa il piazzale e provvede alla disinfezione di diverso materiale. Due soldati con tute speciali puliscono tutti gli ambienti, ma anche bombole di ossigeno e altre attrezzature utilizzate. Oltre al funzionamento della struttura, però, i soldati si occupano soprattutto dei pazienti, stanno loro vicini e cercano di ricreare piccoli spazi di normalità per chi è ricoverato e lontano dai famigliari: «Il rapporto è buono, forniamo loro i giornali e l’altro giorno abbiamo addirittura festeggiato il compleanno di uno di loro» spiega il tenente colonnello Donatello Scarano, comandante del 1° Reparto sanità “Torino”. Per un comandante è importante il benessere della truppa «ma oggi riversiamo queste attenzioni ai pazienti, anche perché non è facile per un civile vedersi ricoverato sotto la tenda di un ospedale militare».

LE CURE Attualmente sono ricoverati 28 uomini e 10 donne, persone che hanno contratto il terribile coronavirus Covid-19. Per fortuna, non si tratta di malati gravi da trattare in terapia intensiva. «Gli ammalati - continua Zuccaro - hanno polmoniti interstiziali e vengono curati con antibiotico terapia e ossigeno terapia, poi c’è il controllo clinico strumentale e quello giornaliero dei parametri vitali». Solo un paio di persone hanno avuto bisogno di ricorrere alla tre stanze di terapia sub-intensiva di cui è dotato l’ospedale e che hanno visto anche l’intervento dell’anestesista. Naturalmente la relazione con l’ospedale civile è stretta, grazie anche al collegamento informatico, e la disponibilità dei colleghi sanitari civili è massima, sottolinea il medico militare. L’apertura del posto militare ha permesso di far allentare un po’ la pressione sull’ospedale Guglielmo da Saliceto che per settimane ha dovuto fronteggiare centinaia di contagiati portando le strutture al limite.

GLI AMMALATI «L’età media - afferma il capitano Zuccaro - è quella riportata da altre esperienze in Italia, intorno ai 65 anni. Ma abbiamo anche quarantenni». Il cardiologo spiega alla stampa che il rapporto con i pazienti è buono: «Qui attuiamo cure inferiori a quelle di una terapia intensiva e parliamo con loro tutti i giorni perché è importantissimo verificare lo stato emotivo e psicologico dei ricoverati. Oltre alla paura per la malattia a pesare è anche la lontananza dalla famiglia, perché qui i parenti e i visitatori non sono ammessi».

I MIGLIORAMENTI Sul piano clinico, i pazienti «portano con loro, oltre alla polmonite, altre patologie come ipertensione, diabete, fibrillazione atriale, la comorbilità. Purtroppo, il coronavirus, però, ha aggredito anche qualcuno che era in ottimo stato di salute». Il capitano Zuccaro racconta che i farmaci somministrati per le terapie «sulla base degli studi derivanti dell’esperienza cinese, sono gli antiretrovirali, usati per l’Hiv, e quelli per l’artrite reumatoide. Seguiamo gli schemi stabiliti dall’Asl di Piacenza». Questi primi dieci giorni hanno portato i sanitari con le stellette a notare i miglioramenti, dovuti alle terapie anche se «il decorso della malattia è lungo e può generare complicanze». In prima linea, come ormai siamo abituati a vedere in tv ci sono gli infermieri, professionisti che non si risparmiano e che spesso son un’ancora di salvezza per tanti ricoverati.

GLI INFERMIERI L’Esercito ne ha schierati 14 a Piacenza. Il primo luogotenente Carmine Busiello è uno di loro ed operativo H24. «Lavorare in un ospedale da campo - dice - per noi non è una novità, ma lo è lavorare indossando uno scafandro e svolgere tutte attività. È impegnativo, non è semplice. E’ un’esperienza forte». Oltre l’ospedale c’è l’area che accoglie i soldati che fanno funzionare l’ospedale. Tanti i reparti coinvolti, dal reparto Sanità, al reggimento Gestione aree di transito di Bellinzago Novarese, al 7° reggimento Trasmissioni di Sacile (Pordenone), senza dimenticare i “piacentini”: il Polo di mantenimento e i genieri del 2° regimento Pontieri. I militari dormono in tenda e mangiano in una mensa, sempre sotto una tenda. Per chi non è in servizio, è stata allestita un’area per la convivialità a cui, pochi giorni fa, il Lions Piacenza Ducale ha donato una televisione e alcuni giochi di società. Alcune ragazze con la mimetica scaricano alimentari da un furgone e poi allestiscono la mensa.

E la solidarietà dei piacentini (ma non solo) non si ferma qui. A cominciare dallo striscione comparso fin dal primo giorno su un balcone: “Grazie ragazzi"». Diverse le aziende che sono scese nella trincea della solidarietà: la Eos ha installato un distributore di bevande calde rendendo gratuiti caffè e cappuccini: Musetti ha portato in omaggio del caffè. Da Cremona, invece, la fornitura di salumi del Salumificio Castelleonese. Gesti che dimostrano l’affetto della città - come i disegni realizzati dagli studenti della 3ª elementare di Quarto - verso gli “angeli con le stellette”. Un affetto che fa piacere e che, nonostante siano uomini abituati a operare in ogni parte del mondo, colpisce sempre.

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