Partita da Piacenza l’indagine su due magistrati del Consiglio di Stato

Un contratto, fatto firmare a uomini e donne, prevedeva minigonne e il racconto della vita intima per partecipare al corso di formazione per entrare in magistratura. Il padre di una giovane piacentina ha scritto al Consiglio di stato. Per uno dei due l’organo di autogoverno ha chiesto la rimozione. Primi contatti a Piacenza, che ha fatto partire le verifiche

E’ partita da Piacenza l’inchiesta che - pubblicata per primi da Il Fatto quotidiano e il Mattino - vede due magistrati nel mirino e per uno dei due è stata chiesta la rimozione. Alla base i rapporti - perlomeno strani - tra chi teneva i corsi di formazione per entrare in magistratura e chi li frequentava. Gli allievi, uomini e donne, avevano l’obbligo di firmare un protocollo, un contratto, che regolava la loro vita privata. Una ragazza avrebbe dovuto indossare la minigonna o truccarsi in un certo modo, raccontare la propria vita intima con il fidanzato e con gli ex che aveva avuto. Inoltre, una clausola che - se violata avrebbe comportato il pagamento di 100 mila euro - condizionava il matrimonio o il fidanzamento al livello intellettivo del partner. Una ragazza piacentina, che in passato aveva avuto una relazione con il magistrato, aveva vinto una borsa di studio per partecipare ai corsi, che si tenevano in diverse città italiane. E i colloqui per l’ottenimento della borsa di studio erano tenuti da Bellomo, il quale avrebbe poi proposto la firma del “contratto”.

Stressata, vessata e incapace di reggere a quelle sollecitazioni la giovane ha deciso di rivolgersi alla procura della Repubblica, che ha ritenuto attendibile il racconto e ha iniziato a investigare. Il Corriere.it riporta l’intervista al padre: «È alta 1,72 era arrivata a 41 chili. Un giorno, all’arrivo dei carabinieri, è svenuta. L’abbiamo dovuta ricoverare. A quel punto ho cominciato a investigare». Secondo il Fatto Quotidiano, l’uomo «ha tentato di sfruttare la sua posizione di magistrato per ottenere l’accompagnamento coattivo dai carabinieri dell’ex allieva e fidanzata per una “conciliazione” in caserma». Elementi che emergono dal lavoro di indagine dell’organo di autogoverno del Consiglio di Stato, il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa.

Per il magistrato Francesco Bellomo, un 40enne di Bari, è stata proposta la rimozione (dovrà decidere l’adunanza dei consiglieri), mentre per il suo assistente, un altro magistrato, è stata chiesta la sospensione. Sarò il Csm a valutare la condotta  del collaboratore del responsabile della rivista Diritto e scienza. Il padre della giovane aveva scritto al Consiglio di Stato lamentandosi di cosa avvenisse ai corsi di formazioni in diritto amministrativo tenuti da Bellomo, per la società “Diritto e scienza”. «Non posso raccontare i fatti, perché sono tenuto al silenzio, ma non sono come li hanno descritti. Anche se lo fossero però sarebbe solo una vicenda di costume», spiega al Corriere Bellomo. «Datemi la possibilità di contro-esaminare chi mi accusa - ha affermato il magistrato - e usciranno dall’aula piangendo per le menzogne che hanno detto». La vicenda - che tocca varie città d’Italia - potrebbe riservare presto altre sorprese e le persone coinvolte, a vario titolo, potrebbero aumentare.

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