Pelizzeni nel cuore della Foresta Amazzonica per navigare il Rio

Nuovo appuntamento con Claudio Pelizzeni, il piacentino che gira il mondo senza aerei. La sosta argentina per conoscere parenti emigrati tanti anni fa, poi Uruguay e Brasile

Vivere la mia avventura, il mio sogno, significa rimettersi in cammino anche quando si vorrebbe fermarsi. Nello stesso tempo alcune pause sono quasi obbligate, non fosse altro per ricaricare energie e poter vivere a fondo determinati luoghi. Questo è quello che mi è successo a Buenos Aires, la capitale argentina.

Dopo quasi tre mesi a girovagare dalla fine del mondo, Ushuaia, fino al nord del paese, dal Paraguay fino al ritorno in  Argentina attraverso la più spettacolare frontiera al mondo, ovvero le cascate di Iguazu. In questa seconda parte di viaggio ho visitato prima Cordoba e la sua suggestiva sierra e poi le città di Rosario e Santa Fe dove, tra l'altro, ho potuto incontrare per la prima volta e conoscere, una parte della mia famiglia emigrata tantissimi anni fa e che era a me sconosciuta. Storie di emigranti, di viaggiatori veri, che mi hanno aperto gli occhi, tanto, sulla situazione politica di questi tempi. Una volta noi stessi siamo stati emigranti e dovremmo non dimenticarlo mai. Tante le emozioni, tantissime le storie da raccontare, ma ancora più forte è stata l'esperienza a Buenos Aires. Volevo vivere la città non come un turista pertanto ho deciso di fermarmi un mese e lavorare. Ho trovato un impiego temporaneo in un ostello dove facevo il receptionist e il barista. Vivevo nel cuore della città e questo mi ha permesso di approfondirla molto bene.

Buenos Aires è la città più europea vista finora al di fuori dei nostri confini comunitari. È meravigliosa, con architetture imponenti e grandi viali. Ogni quartiere fa quasi storia a sé: dai coloratissimi edifici della Boca, quartiere fondato, tra l'altro, dai genovesi, fino alle atmosfere bohémienne di Sant'Elmo. Passando per il centro, la Recoleta e Puerto Madero, dove oggi si respira il futuro e installazioni artistiche all'avanguardia. La sera la capitale è ricca di offerte, da concerti a eventi fino al tango.

Una città viva, emozionante, che mi ha stregato. Ma il mio viaggio doveva andare avanti, ho obiettivi ben più grandi, prima di tutto terminare questo giro del mondo in 1000 giorni senza aerei.  È così, in un uggioso lunedì mattina me ne sono andato in Uruguay. Un'altra capitale, Montevideo è un'altra città che sembra proprio una piccola Buenos Aires. I costi in Uruguay sono tuttavia altissimi e in più il clima non è stato clemente, quindi dopo pochi giorni mi sono subito diretto a nord, verso la costa di Cabo Polonio e Punta del Diablo.  Qui l'atmosfera era ben più rilassata e le spiagge stupende anche se, in questo inverno sudamericano non ho potuto goderle fino in fondo.

L'Uruguay è forse il paese sudamericano dove, ad oggi, ho trovato il sistema più efficiente e un tenore di vita ben più alto. Mi ha ricordato la Svizzera sotto certi aspetti. Dati i costi, tuttavia sono presto entrato in Brasile, a Florianopolis. Finalmente, dopo quattro mesi al freddo della Patagonia prima, e dell'inverno argentino poi, ho ritrovato il sole e il caldo.

La regione sud del Brasile è incantevole con spiagge lunghissime, dove praticare surf. Non avevo fatto i conti tuttavia con la lingua, il portoghese, di cui pensavo fosse facile apprendere e comunicare anche solo visitando il paese. Mi sbagliavo, ha accenti e pronunce che non sono a noi naturali e così ho realizzato che la prima priorità della mia esperienza brasiliana fosse impararne la lingua.  Mi sono spostato nella città di São Paulo e, grazie a un lavoro in ostello dove ho fatto il muratore, ho potuto frequentare un corso e iniziare a praticare il portoghese. Mi sono fermato quasi tre settimane e ho iniziato ad apprezzare molto questo paese. L'allegria, innanzitutto, e poi lo spirito con cui hanno vissuto le vicine Olimpiadi di Rio.

Purtroppo i costi non mi hanno permesso di assistere a nessuna gara e mi sono accontentato di vederle in televisione insieme ai miei nuovi amici brasiliani. Ho potuto anche, grazie al lavoro in ostello, conoscere tante persone provenienti da tutto il paese e quindi scoprire posti non segnati nelle guide turistiche.

Questo il piano dei prossimi mesi: andrò nel cuore della Foresta amazzonica e proverò a navigare il Rio delle Amazzoni fino alla costa nord. Da lì scenderò fino a Rio de Janeiro attraverso alcune delle spiagge più belle del mondo. Mi aspetta una nave cargo che salperà dalla capitale brasiliana la prima settimana di novembre. 

Arriverò in Africa, prima di tornare nella mia Piacenza tra circa sei mesi.

LE IMMAGINI:

Iguazu frontiera argentina

Codoba

La famiglia di Santa Fe

Per le vie di Buenos Aires

Bevendo Mate a Buenos Aires

Buenos Aires

Brasile Florianopolis

San Paulo 1 e 2

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