Pendolari, Tav anche per il trasporto interregionale

E' stata portata sul tavolo del Festival del Diritto, la questione dei pendolari piacentini. Dopo un inverno di disservizi e di esasperazione, in primavera la sentenza del Giudice di Pace a tutela di chi viaggia ogni giorno con il treno. E adesso i pendolari chiedono di poter usare la Tav

Tav anche per i pendolari. È questa la richiesta di chi fa la spola quotidianamente con il treno, presentata sabato scorso al Festival del Diritto di Piacenza dall'avvocato Umberto Fantigrossi. Un nome che non è nuovo alla cronaca: era stato proprio l'avvocato, lo scorso gennaio, ad aver ricevuto dal Giudice di Pace il primo riconoscimento di “danno esistenziale” prodotto dalla pessima condizione di viaggio (ritardi cronici, pulizia, gestione delle emergenze, ecc.) sul treno. Una notizia che aveva fatto letteralmente il giro d'Europa, approdando anche sulla BBC.

Adesso la questione dei pendolari, all'alba di un nuovo inverno, è aarrivata anche al Festival del Diritto, appena conclusosi a Piacenza. “Oggi i pendolari rinnovano la richiesta di utilizzare la nuova linea (inutilizzata al 90% della sua capacità) anche per i servizi interregionali” ha detto l'avvocato Fantigrossi, nell'ambito del convegno “Disservizi cronici e tutela degli utenti” promosso dall'Associazione Pendolari di Piacenza.
  La nuova linea è inutilizzata per il 90% delle sue capacità  

“Occorre  considerare che  il nodo di Piacenza, nel quale si trova un punto di interconnessione tra la Stazione ferroviaria, la vecchia linea e la nuova, si presta perfettamente ad assicurare un utilizzo dell’A.V. al servizio di una pluralità di aree e zone (direttrici Torino-Bologna, Genova-Bologna, ecc,) oltre a quell’unica attualmente servita (Milano-Bologna-Roma) con caratteristiche quindi del tutto eccedenti l’ambito del “trasporto pubblico locale”, di cui al trasferimento di competenze alle Regioni.

A giustificazione di tale richiesta sta anche un altro motivo “giuridico”:  la linea ad Alta Velocità e la sua capacità devono conformarsi ai principi posti dalle Direttive comunitarie in materia, che prescrivono espressamente una ripartizione equa, non discriminatoria e tale da consentire un utilizzo efficace e ottimale dell’infrastruttura ferroviaria, principi che non trovano certo attuazione ove la linea in questione sia mantenuta al solo servizio di qualche migliaio di viaggiatori/giorno. Va da sé che il rispetto delle disposizioni dell’Ordinamento comunitario vada anch’esso assicurato in via primaria dallo Stato italiano, cui le direttive dell’UE sono principalmente dirette”.


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