Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

«Per novemila euro ti faccio riavere la patente», condannato per estorsione

Tre anni e 8 mesi, e il risarcimento di 12mila euro, a un uomo di San Rocco. La vittima è un piacentino che si era rivolto a lui dopo la promessa di riuscire a riavere il documento di guida. La vicenda era avvenuta nell’ottobre dello scorso anno

Il tribunale di Piacenza

Tre anni e 8 mesi di reclusione. E’ la pena inflitta a un uomo accusato di estorsione. L’udienza si è svolta questa mattina davanti al giudice per l’udienza preliminare Gianandrea Bussi. La difesa dell’uomo aveva chiesto di patteggiare, il pm Michela Versini ha dato il consenso, ma il giudice ha detto di no perché esisteva una recidiva. Si è così deciso per il rito abbreviato – che prevede lo sconto di un terzo - e la pena è stata della stessa entità di quella che sarebbe stata comminata con il patteggiamento. La vittima, un piacentino, si era costituito parte civile con l’avvocato Riccardo Curtarelli. Il giudice ha disposto un risarcimento danni di 12mila euro.

L’imputato, F. D., di San Rocco, era difeso dall’avvocato Antonino Rossi. Il legale si è riservato di presentare il ricorso in appello, ma ha espresso dubbi sul risarcimento. Ed è probabile che anche la cifra stabilita sarà oggetto di un ricorso.

La vicenda era avvenuta nell’ottobre dello scorso anno. Il piacentino non aveva più la patente, perché si era giocato tutti i punti. Conosce D. – il cui padre aveva avuto anni fa un ruolo di rilievo nella Motorizzazione civile – il quale gli dice che sarebbe riuscito a fargli riavere il documento di guida, anche se non in modo del tutto trasparente. Riottenere la patente, però, aveva un costo: 9mila euro. Il piacentino non si pone molti problemi e paga.

Passa il tempo, ma la patente non arriva e la vittima  chiede la restituzione del denaro. Con metodo decisi riesce a recuperare duemila euro. Non vedendo altro denaro il piacentino denuncia la vicenda alle forze dell’ordine. Nel frattempo, il sanrocchino, secondo la procura, aveva cominciato a fare telefonate minatorie - che sono state registrate dagli investigatori - pretendendo il denaro. Ed è qui che, secondo il giudice, si è consumato il reato di estorsione perché il fine dell’affare era illecito.

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