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Perse una gamba per la droga, prosciolto chi fece l’iniezione

Iniettata all’inguine di una 17enne nel 2007. I giudici riqualificano il reato in lesioni colpose e applicano la prescrizione. Il pm aveva chiesto 7 anni di pena. La difesa: «Accolta la nostra richiesta di considerare il reato colposo»

Prima i giudici hanno riqualificato il reato in colposo, poi hanno disposto il non luogo a procedere per avvenuta prescrizione. E’ la sentenza con cui si è posto fine al processo di primo grado nei confronti di Aldo Carta, che nel 2007 aveva praticato un’iniezione di eroina di una ragazza di 17 anni. In seguito a un’infezione la giovane perse una gamba. Il pm Ornella Chicca aveva chiesto la condanna di Carta a sette anni, con l’accusa di lesioni gravissime, mentre il difensore, l’avvocato Paolo Ferroni, aveva chiesto l’assoluzione o la riqualificazione del reato in colposo.

La Corte, presieduta da Gianandrea Bussi, a latere Laura Pietrasanta e Ivan Borasi, ha riqualificato il reato in lesioni colpose gravissime, accogliendo così una delle richieste della difesa. In questo modo, viene stabilita la colpa cosciente e non il dolo eventuale. Carta, cioè, avrebbe sì praticato l’iniezione, ma non avrebbe mai immaginato di causare la perdita di una gamba. «E’ stata accolta la nostra tesi - ha affermato Ferroni - sostenuta da sempre, da 13 anni. Non c’è mai stata la volontà di provocare danni così gravi». I giudici sono usciti dopo una camera di consiglio di un’ora e mezza. Nella scorsa udienza, il 29 settembre, la pubblica accusa aveva chiesto la condanna sostenendo che Carta aveva fatto l’iniezione di droga pur non essendo medico o infermiere. Di parere contrario la difesa, che ha sostenuto non esserci alcun dolo. Inoltre, la ragazza non avrebbe subito avvisato i medici di che cosa le era successo, portando così fuori strada i sanitari.

La vicenda cominciò nel settembre del 2007. La giovane, nel dicembre 2019, ha raccontato ai giudici di aver conosciuto Carta in stazione e di essere precipitata nell’incubo della droga. Prima il fumo, poi eroina e cocaina. Lui, aveva detto, le avrebbe fatto la prima iniezione nella coscia (non ancora all’inguine), facendola diventare tossicodipendente. Viaggi continui a Rogoredo, per acquistare droga dai pusher. La donna, che oggi ha 29 anni, una nuova vita e tre figli, aveva spiegato ai giudici che nel dicembre era andata a Milano a comprare droga insieme a Carta. Lui, secondo il racconto della vittima, le avrebbe iniettato l’eroina all’inguine in un parcheggio. Tornata a Piacenza, dopo alcuni giorni era andata al Sert, ma qui aveva con terrore scoperto di non sentire più le gambe. Ricoverata in ospedale, venne operata e le fu amputata la gamba. Sempre assistita dal padre, il quale poi denunciò il fatto alla polizia che avviò le indagini, la giovane superò quel momento e si riprese, lasciandosi alle spalle la droga. Carta, nell’autunno 2010, fu condannato a sette anni, per i reati di lesioni come conseguenza di altro reato (2 anni) e spaccio (5 anni). La difesa ricorse in Appello e i giudici di secondo grado lo assolsero dal reato di spaccio, riqualificando l’altro reato in lesioni gravissime. Gli atti tornarono alla procura di Piacenza che formulò un nuovo capo di imputazione, per lesioni gravissime, che riportò Carta davanti ai giudici per un altro processo.

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