Arrestato trans ventenne: Non vi seguo in Questura per nessun motivo

Prima semplici minacce, ripetendo continuamente di essere malato di Hiv per scoraggiare gli agenti ad avvicinarsi. Poi, calci e pugni all'auto di servizio e ai poliziotti. Ma il peggio è avvenuto in Questura: il ragazzo si è denudato ferendosi le braccia con un bracciale di metallo. E si è scagliato di nuovo sugli agenti. Arrestato

Una notte di fuoco in Questura, per gli agenti in servizio. Tutto inizia con una chiamata al 113 da parte di un uomo – rimasto anonimo – che richiedeva alla polizia l'intervento per un presunto furto di portafogli, indicando in tre transessuali gli autori della rapina.

La volante parte, rintraccia i tre in via Colombo, all'altezza del Casinò Royale. Sono a piedi, si stanno dirigendo verso piazzale Roma. Non sono risultate segnalazioni di furto, comunque gli agenti fermano i tre viados e li identificano. Si tratta di due brasiliani di 44 e 25 anni, senza fissa dimora e di un ventenne portoghese. Uno solo dei due sudamericani ha i documenti.

Vengono tutti invitati in Questura per l'identificazione completa. I due connazionali salgono in auto senza fiatare, ma il ventenne dà in escandescenze. Per nessun motivo vi seguo in Questura – avrebbe detto – nonostante il tentativo conciliante dell'amico. Sono da poco uscito di galera, vado subito a casa - avrebbe aggiunto prima di scagliarsi contro gli agenti in atteggiamento difensivo, ripetendo continuamente di essere sieropositivo, forse per convincere i poliziotti a lasciarlo andare.
  P.G. le iniziali del ragazzo, pluripregiudicato e con diversi alias  

Gli agenti tentano di persuaderlo con le buone a seguirli. Senza successo. Il ragazzo sbraita, si leva i tacchi a spillo, li punta contro gli agenti. Poi, quando questi si avvicinano per caricarlo in auto, sono calci e pugni. L'ispettore capo della pattuglia rimedia un paio di pedate, un agente è raggiunto al braccio sinistro, un terzo al polso destro.

Una volta in macchina, disteso sul sedile posteriore, il viado se la prende con i finestrini, ma senza arrecare danni evidenti. Una volta in Questura, però, inizia il suo teatro disperato.

Prima si calma quel tanto che basta agli agenti per levargli subito le manette dai polsi. Poi, si scaglia ripetutamente contro le finestre, colpendole con la testa, i pugni, i calci. Infine dice di sentirsi male e al medico del 118 intervenuto chiede di somministragli il farmaco che prende contro l'Hiv.

Farmaco che il medico non ha con sè e che non avrebbe comunque potuto dargli. Alla notizia, riprendono le escandescenze: il ragazzo si leva i vestiti, sputa sui vetri, si masturba, si ferisce alle braccia usando come lama un braccialetto di metallo che aveva appositamente deformato. Poi, per non fare avvicinare gli agenti, deforma anche un orecchino in metallo, sfilandolo dall'orecchio e minacciando i poliziotti con la punta ad uncino.

Alla fine, viene immobilizzato con la forza: il farmaco che aveva scatenato la sua ira, viene fatto portare da un amico. È stato arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. In questo momento si trova in carcere, in attesa del processo per direttissima nel quale si deciderà sulla convalida del fermo.
 
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