Buscarini, un talento piacentino al prestigioso "The Place Prize"

Dopo la borsa di studio internazionale "dance WEB", Riccardo Buscarini, giovane danz'autore piacentino annuncia che Cameo, il suo ultimo lavoro in collaborazione con Antonio de la Fe, parteciperà alle finali di The Place Prize. In esclusiva rilascia un'intervista al Piacenza.it

Riccardo Buscarini, il giovane danz'autore piacentino annuncia un altro successo: Cameo, il suo ultimo lavoro in collaborazione con Antoniode la Fe, parteciperà alle finali di The Place Prize, il premio coreografico più prestigioso del Regno Unito.

La direzione di The Place Prize aveva deciso in maggio di conferire al progetto di Buscarini e ad altri quindici coreografi un finanziamento di 7000 sterline per la creazione di una coreografia inedita. Presentato alle semifinali il 16 e il 25 settembre scorsi, Cameo è stato selezionato da una giuria di esperti per partecipare con altri tre gruppi alle finali del premio che si terranno nell'aprile 2011. I quattro finalisti concorreranno per un premio di 25.000 sterline.

In esclusiva rilascia un'intervista al Piacenza.it.

Qualche giorno fa ho letto che il tuo nuovo lavoro Cameo è arrivato alle finali di The Place Prize che si svolgeranno ad aprile, soddisfatto?

E' un grandissimo onore sapere che siamo in finale. Sono davvero contento. The Place Prize è il premio coreografico più ambito del Regno Unito.  Io e I miei collaboratori Antonio e Mariana siamo I contendenti più giovani del concorso, e non ce l'aspettavamo che saremmo arrivati così in alto. La semifinale è stata molto emozionante:  abbiamo avuto un'ovazione eccezionale dal pubblico. Anche i critici presenti e la giuria si sono complimentati con noi.  Le finali saranno dal 6 al 16 aprile 2011.

Un gran tour de force, parlami dello spettacolo.

Già, un tour de force di 10 spettacoli di fila, saremo stravolti, già lo so. Ma non vedo l'ora. Cameo si ispira alla produzione cinematografica di Alfred Hitchcock. Attraverso la rottura delle convenzioni narrative e della corrispondenza immagine/suono/linguaggio non verbale, la performance si pone come un dinamico, surreale e misterioso "thriller" che ha come fine ultimo una riflessione sulla percezione dello spettatore contemporaneo.

Quando ti sei avvicinato alla danza?

Mi è sempre piaciuto muovermi e una mia compagna di classe del liceo che lo sapeva bene mi invitò a seguire un corso amatoriale di danza moderna nella sua palestra. Dopo qualche mese, iniziai a sentire il bisogno di studiare danza in maniera più "seria" per diventare più bravo. Sapevo che la cosiddetta “base classica” era importante, ma sapevo di essere grande (avevo già 17 anni): avevo bisogno di una scuola che mi potesse dare il massimo in poco tempo. Al liceo mi era capitato di conoscere alcune ragazze che frequentavano l'Accademia Domenichino da Piacenza, la scuola più importante e riconosciuta della città. Chiesi a loro informazioni sui corsi, e iniziai subito a prendere classi. Il mio sogno era ormai quello di diventare un danzatore professionista.  

Come è stato l'approccio alla disciplina della danza classica?

All'inizio è stata dura, specialmente per il mio corpo, non abituato alla preparazione fisica che la danza richiede. Comunque mi ritengo fortunatissimo: ho avuto un'impostazione eccellente da insegnanti davvero competenti che hanno capito da subito il mio desiderio di imparare. Ancora oggi ringrazio la signore Campolonghi, Arcelli e Rossi per avermi insegnato che cos'è la danza.

E cos'è per te la danza?

In quanto arte, credo che la danza sia un potentissimo mezzo di comunicazione, senz'altro quello a cui do completa fiducia. La danza è un'arte essenziale e totalizzante che spesso e volentieri coincide con la vita, come in molti altri ambiti artistici. La cosa particolare della danza è che la tua persona, corpo/mente/anima, ciò che sei, è in gioco e discussione in maniera costante.  

Per quanti anni hai studiato all'Accademia?

A 21 anni ho lasciato Piacenza per andare a vivere a Londra per studiare alla London Contemporary Dance School, dove mi sono laureato l'anno scorso. La scuola è una tra le accademie più importanti del mondo. Sono stati tre anni intensissimi e davvero utili, ho imparato e scoperto un sacco di cose, soprattutto su di me a livello artistico e personale. A Londra ho visto - e tutt'ora vedo - spettacoli di compagnie da tutto il mondo. Vedere mi ha aiutato a capire quello a cui sono veramente interessato e a formare il mio gusto personale. Mi sono anche avvicinato alla coreografia, che è quello di cui mi sto occupando maggiormente al momento.  

E' stato difficile partire?

Sì, molto, specialmente per la famiglia e i miei amici, che sono importantissimi. Ma è stata la scelta giusta: in Italia purtroppo non ci sono accademie di danza contemporanea che rilascino un diploma di laurea. Molti danzatori italiani che vogliono fare carriera si spostano all'estero. In generale, fuori dall'Italia, non solo nel Regno Unito, trovo ci sia molto più interesse verso la danza e il teatro.  

Perchè si deve per forza "emigrare"?  

Credo sia un problema economico, stipendi e fondi statali sempre insufficienti e anche di pigrizia culturale. Lo spettatore italiano medio preferisce starsene a casa a guardare la tv. E la tv propone programmi di basso livello culturale che abituano il pubblico alla spazzatura. Credo che se i nostri canali mandassero in onda trasmissioni culturali in prima serata, il mondo della danza e del teatro sarebbero un pò più agevolati. Era così quando negli anni '60 e '70 Carla Fracci portava il balletto sulla Rai, per esempio.  

Torni volentieri in Italia?

Sì, decisamente. Torno volentieri a visitare amici e parenti e anche a portare spettacoli. Ultimamente sono stato a Piacenza, Ravenna e Cagliari. Nel 2011 avrò qualche data in l'Italia: Bari, Bassano del Grappa e Taranto per ora, ma tutto è in via di definizione. Incrociamo le dita! Anche se la mia base rimane a Londra, per ora.

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Per saperne di più: www.riccardobuscarini.com

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